Giorgio Lotti e i calendari Epson
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UN ABBECEDARIO DELLA FOTOGRAFIA
Roberta Valtorta, direttrice del Museo della Fotografia di Cinisello Balsamo
Epson ha dato avvio alla collana dei suoi calendari nel 2001, esattamente all’inizio del terzo millennio.
Ha inaugurato e sta percorrendo un tempo nuovo, tempo che procede con ritmo accelerato insieme alla tecnologia della quale l’azienda è produttrice viva e attenta. E lo dimostra scegliendo lo strumento solido e antico del calendario con figure: fogli di carta sui quali l’abituale ripetersi dei giorni, delle settimane, dei mesi, si offre attraverso immagini meravigliose affinché il tempo sia misurato nel suo trascorrere, certo, ma anche offerto ai nostri occhi mitigato dalla consolazione della bellezza. Ciò che il calendario va infatti cercando spesso è proprio la bellezza. E nella congiunzione tempo-bellezza si gioca quel qualcosa di ormai mitico che il calendario possiede. Il calendario inizia e finisce, alla fine dell’anno la sua funzione ha termine: ma la bellezza e la straordinarietà delle sue immagini combattono con questa fine e mirano a fare di esso un oggetto di culto, da conservare oltre il tempo stabilito.
Nati per mostrare giorno per giorno la qualità tecnica della visione tecnologica (“exceed your vision” è la frase che accompagna il marchio dell’azienda), i calendari Epson, uno dopo l’altro, compongono una sorta di abbecedario dei codici fondamentali della fotografia che si sono con certezza definiti e consolidati nell’ultimo quarto del Novecento. E che Epson sembra voler consegnare al Duemila.
Questo libro, che ne riunisce dieci, assume dunque oggi la funzione quasi didattica di un variopinto sussidiario da consultare per imparare molti tipi di fotografia sorretti da alcune idee fondamentali, che spesso sono evidenziate nei titoli stessi che i diversi autori hanno voluto dare ai loro lavori fotografici.
Giorgio Lotti, nel calendario 2001, compone due parole tipiche della fotografia – luce, colore – con una parola della sensibilità umana – emozioni. Interpreta un traguardo al quale la fotografia ha a lungo puntato nel tentativo di non essere più, e non essere soltanto, registrazione delle figure del mondo: quello di offrire percorsi immaginari a partire dal reale visibile. La luce, elemento generatore dell’immagine fotografica, e il colore, sogno della fotografia dell’Ottocento e conquista del Novecento modernista, possono agire plasmando porzioni di paesaggio naturale fortemente ritagliate dalla scena
reale.
In una direzione vicina al sogno di Lotti si muove Franco Fontana con il calendario 2002, che propone Paesaggi immaginari tra terra e cielo: sono le astrazioni per le quali la fotografia di Fontana è diventata
assai popolare a livello internazionale, rafforzate in senso visionario da marcati interventi digitali. Si ripropone dunque la classica bipolarità realtà-finzione, documento-immaginazione che ha segnato la fotografia fin dalle sue origini e che solo di recente si è serenamente ricomposta. Il meccanismo di astrazione dalla realtà reale assume per Fontana un aspetto ludico che ci piace pensare generi sorpresa nell’autore prima ancora che nell’osservatore.
Anche Mario De Biasi, maestro del reportage italiano, sceglie la chiave del gioco congegnando il calendario Epson 2003 intorno al titolo ironico Immagini che contano e costruendo un insieme di situazioni aritmetico-visive perfette per il sussidiario che si diceva. Ricordo infantile, gioco di parole, raccolta di figurine, il suo calendario potrebbe spingersi oltre i dodici mesi, in una infinita elencazione e misurazione del mondo che, sappiamo, è tutto governato dai numeri.
Ancora su un piano ludico si muove Giovanni Gastel, da molti anni noto per aver utilizzato in senso creativo la figura retorica della personificazione per animare oggetti e parti del corpo umano secondo un gusto surreale-pop. Il suo calendario, quello del 2004, composto di figure nettamente delineate e riportate a forti sintesi formali, ha un aspetto colorato e divertente, e anche in questo caso l’autore ricorre all’espressione Realtà immaginata, ancora una volta a sottolineare una presa di distanza dalla quotidianità e dalla fotografia intesa come documento.
Mimmo Jodice sceglie di presentare alcune fotografie dedicate al Mare, uno dei temi più intensamente frequentati all’interno della sua opera. Gli spazi del cielo e delle acque, affrontati con il suo tipico bianco e nero carico di bagliori metafisici e scure profondità, sintetizzano simbolicamente il paesaggio stesso, la natura essenziale alla quale fare ritorno per trovare il silenzio e il vuoto. Sparsi oggetti indicano la presenza dell’uomo.
Ferdinando Scianna costruisce racconti e letture attraverso la presenza di specchi e tipi diversi di rispecchiamenti nelle immagini, inquadrature dentro l’inquadratura che ripetutamente gettano una realtà dentro l’altra. Il meccanismo è quello del disvelamento della complessità del reale, tipico del surrealismo che costituisce il sostrato culturale del reportage storico stesso, corrente della fotografia della quale il fotografo siciliano è un raffinato esponente.
Un calendario invece diverso è quello del 2007 realizzato da Gian Paolo Barbieri e intitolato Eleganza naturale. La bellezza degli elementi della natura, soprattutto fiori, ma anche animali del mare, viene riletta e riproposta attraverso una sorta di pittoricismo fotografico: natura ed eleganza sono esaltate e tenute unite dalla fotografia, strumento qui dichiaratamente “creativo”.
Le Poesie italiane che compongono il calendario realizzato nel 2008 da Gianni Berengo Gardin sono delicati paesaggi geometrizzati, con presenza di piccole figure umane. Le immagini seguono le stagioni e restituiscono un clima di semplicità e familiarità che rimanda a un paese che non c’è più, un paese delicato e poetico, a tratti malinconico, che Berengo preleva dal suo archivio e offre in dono.
Al contrario, i Paesaggi umani di Massimo Vitali ci mettono immediatamente a contatto con la società di massa di cui facciamo parte. Spiagge, campi da sci, piazze, giardini invasi da quantità di persone
che diventano figurine colorate che non solo abitano il paesaggio ma lo costituiscono. Un calendario della contemporaneità che non ricerca, diversamente dagli altri, immaginari diversi dal reale quotidiano, ma assume questo come soggetto della ricerca artistica stessa.
E infine nuovamente un tuffo nell’immaginario è l’ultimo calendario, quello del 2010 realizzato da Vittorio Storaro. Il fotografo fa ricorso all’etimologia stessa della parola fotografia, Scrivere con la luce, e costruisce dodici immagini complesse, prelevate da altrettanti film destinati all’utilizzo televisivo e concepite in doppia impressione. Doppie visioni, figure e architetture, volti, spazi, dimensioni diverse si sovrappongono con evidenti effetti di tipo onirico.
Tutti questi diversi tipi di fotografia che la collana dei dieci calendari presenta sono accomunati da un motivo molto forte e preciso: essi non puntano a indagini sulla realtà (fatta eccezione per il lavoro di Massimo Vitali, allineato a uno stile “documentarista” e tuttavia riferito a scenari in qualche modo a loro volta straordinari), ma alla rappresentazione di mondi altri, che si legano a possibili immaginari, al gioco, a una certa leggerezza, al colore, all’astrazione, e assumono spesso i codici della poesia, della pittura, dell’illustrazione o della grafica: nella migliore e più consolidata tradizione del calendario. Il tempo di Epson dunque è il tempo del sogno, il tempo della pura immagine, della visione stessa.
Il prossimo decennio attende ora Epson. Il tempo sarà sempre più accelerato, l’immagine in continua trasformazione, sempre più profondamente plasmata dalla tecnologia. Epson è un’azienda in movimento, attendiamo impazienti di scoprire quali inediti immaginari artistici saprà proporci per misurare il tempo futuro.
Mostra fotografica a cura di Epson
Catalogo: Epson con testi critici di Roberta Valtorta (Direttore Scientifico del Museo di Fotografia Contemporanea) e Grazia Neri (fondatrice Agenzia Grazia Neri), con profilo, intervento e riproduzione delle 12 immagini per ogni autore. Catalogo non in vendita ma distribuito in modo esclusivo da Epson.
2001 - Giorgio Lotti con "Luce, colore, emozioni"
2002 - Franco Fontana con il suo "Paesaggio Immaginario"
2003 - Mario de Biasi con "Immagini che contano"
2004 - Giovanni Gastel con "La realta` immaginata"
2005 - Mimmo Jodice, "Mare"
2006 - Ferdinando Scianna, "Allo specchio"
2007 - Gian Paolo Barbieri, "Eleganza naturale"
2008 - Gianni Berengo Gardin, "Poesie italiane"
2009 - Massimo Vitali, "Paesaggi umani".
2010 - tre volte premio Oscar per la fotografia, Vittorio Storaro con "Scrivere con la luce"
Quando: dal 24 Novembre al 6 Dicembre 2009
Orari: 10.30-20.30 (Giovedì 10:30 - 23:00)
Biglietti: ingresso libero
Per informazioni: tel. 02 724341
di Gianni E. A. Marussi per tgcom.mediaset.it| < Prec. | Succ. > |
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