I calendari per Grazia Neri
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I CALENDARI
Grazia Neri, direttrice dell’agenzia fotografica omonima
Il primo calendario che ricordo era un calendario con disegni di animali del sottobosco.
I disegni erano in bianco e nero e cercavano di riprodurre al meglio gli animali.
Mi ero innamorata della lepre e mio padre sosteneva che essa era mal riprodotta e che sembrava un coniglio.
Era il 1940. Ricordo poi i calendari dell’Avvento, ma fermo nella mia mente è il calendario olandese da noi chiamato calendario da cucina, usato da mia madre e che poi ha imperato in tutte le mie abitazioni e al quale rivolgo uno sguardo praticamente ogni prima colazione.
Ma quanti altri calendari hanno affollato la mia mente nel corso della mia vita lavorativa!
Nei primi anni dell’agenzia si vendevano i panorami delle città stile cartolina, i fiori e gli animali.
Foto iperrealiste, forse noiose, ma la gente sognava di vedere il mondo e fiori e animali allietavano cucine semplici.
A seguire, attori celebri (fotografie che le agenzie non potevano distribuire perché occorreva pagare i diritti agli attori fotografati: John Travolta in Saturday Night Fever era il più richiesto insieme a Marilyn Monroe). Nasceva il calendario Pirelli.
La conoscenza di Robert Kirschenbaum, creatore e direttore dell’agenzia Pacific Press a Tokyo, mi svelò negli anni 60 un nuovo panorama, inedito per me, nel mondo dei calendari.
I giapponesi acquistavano almeno 5 o 6 calendari ogni anno e in ogni stanza c’erano almeno 3 calendari appesi. (Ho potuto vedere nelle fotografie di alcune abitazioni dell’epoca come la cosa corrispondesse a verità), ma soprattutto i giapponesi volevano fotografie artistiche e i prezzi pagati ai fotografi celebri dell’epoca, da Ernst Haas ai fotografi della Magnum, erano considerevoli.
Quando Robert mi mostrò i calendari che produceva e che portava a Francoforte alla Buchmesse compresi quali potenzialità un calendario poteva offrire alla carriera di un fotografo. Erano oggetti
meravigliosi da tenere per sempre alle pareti.
A New York vidi poi in vendita all’ICP e in altre sedi della fotografia calendari mitici.
Tra questi ricordo un calendario di Lee Friedlander su New York che mi incantò e che non comperai dato le misure troppo grandi per non sciuparlo nel viaggio.
Dagli anni 80 i calendari diventarono popolari, oggetto di regalo per le industrie, allegati ai giornali, venduti nelle edicole e i contenuti sempre più stupefacenti (dalle attrici nude ai calciatori, dal calendario del Grande Fratello a quello sui tatuaggi).
Accanto ai calendari popolari crescevano i calendari artistici che valorizzavano i fotografi e creavano lavoro per i fotografi stessi.
Calendari prodotti per le grandi industrie come oggetto di regalo.
Calendari sofisticati venduti in particolari punti vendita con fotografie di artisti celebri.
Insieme si è sviluppato il piccolo collezionismo di calendari celebri e con questo la parola “calendario fotografico” ha perso un po’ il significato originario per diventare in realtà una raccolta di belle fotografie o in certi casi una raccolta di soggetti più o meno ambiti dal fruitore del calendario.
Quindi un oggetto da tenere, da conservare, da appendere, da mostrare, da incorniciare.
Oggetto di collezionismo per gli appassionati di fotografia.
E un oggetto così prezioso deve avere alcune caratteristiche essenziali: un contenuto importante, un editing scrupoloso e creativo insieme e una confezione perfetta.
Intesa come carta, stampa, grafica.
Tutto questo è nell’ormai celebre calendario Epson.
L’idea concepita da Epson 10 anni fa di presentare autori italiani, celebri in tutto il mondo, con una selezione rappresentativa del loro lavoro ha reso il calendario Epson quell’”oggetto del desiderio” di cui parlavo prima.
E’ bello per me vedere la “coda” dei presenti per la firma del fotografo sul calendario durante la bella e sofisticata serata alla Triennale quando il catalogo viene distribuito, alla presenza dei miti della fotografia italiana, e mi rallegra il cuore che in questa travagliata epoca di cambiamenti radicali nella
fotografia professionale ci siano ancora occasioni per i fotografi e per il pubblico di valutare un oggetto prezioso e di assistere ancora una volta a quello che Stephen Shore definisce il miracolo dell’immagine fotografica “che trasforma un pezzo di carta in un’illusione seducente o in un momento di verità e bellezza”.
Nello scorrere i nomi dei 10 fotografi scelti da Epson è rassicurante e sorprendente vedere quanti talenti ci accompagnano con le loro fotografie e quanti tesori nascosti giacciono sicuramente nei loro archivi.
Molti di questi fotografi sono carissimi amici e le loro scelte sono legate al nostro mondo, ai nostri sogni. Non posso che augurarmi che l’iniziativa Epson continui e che i tesori dei nostri fotografi siano sempre vivi e disponibili per essere mostrati al pubblico.
Mostra fotografica a cura di Epson
Catalogo: Epson con testi critici di Roberta Valtorta (Direttore Scientifico del Museo di Fotografia Contemporanea) e Grazia Neri (fondatrice Agenzia Grazia Neri), con profilo, intervento e riproduzione delle 12 immagini per ogni autore. Catalogo non in vendita ma distribuito in modo esclusivo da Epson.
2001 - Giorgio Lotti con "Luce, colore, emozioni"
2002 - Franco Fontana con il suo "Paesaggio Immaginario"
2003 - Mario de Biasi con "Immagini che contano"
2004 - Giovanni Gastel con "La realta` immaginata"
2005 - Mimmo Jodice, "Mare"
2006 - Ferdinando Scianna, "Allo specchio"
2007 - Gian Paolo Barbieri, "Eleganza naturale"
2008 - Gianni Berengo Gardin, "Poesie italiane"
2009 - Massimo Vitali, "Paesaggi umani".
2010 - tre volte premio Oscar per la fotografia, Vittorio Storaro con "Scrivere con la luce"
Quando: dal 24 Novembre al 6 Dicembre 2009
Orari: 10.30-20.30 (Giovedì 10:30 - 23:00)
Biglietti: ingresso libero
Per informazioni: tel. 02 724341
di Gianni E. A. Marussi per tgcom.mediaset.it| < Prec. | Succ. > |
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