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Ben Hur dal vivo

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ALTRE ARTI - Teatro

Ben Hur, debutta la "cosa" dal vivo Londra cavalli, battaglie e kitsch

LONDRA - Altro che extravaganza, come dicono gli anglosassoni. «Ben Hur», che ha debuttato l'altra sera qui all'Arena 02 - e ci ha storditi con il finale di un'avvincente corsa di 5 vere quadrighe con veri stupendi cavalli bianchi, neri, fulvi, con le urla e la polvere e il sangue finto - è un'autentica follia. Un sogno di grandezza made in Germany uscito dalla mente di Franz Abraham: impresario che ha fatto i soldi con il rock, per poter poi riuscire a spendere 10 milioni di euro nella produzione di questo show che non è musical perché non si canta, non è circo (anche se un po' di Soleil non manca), non è teatro perché non c'è recitazione, non è balletto anche se si balla, non è zoo anche se c'è pure un'aquila (i falconi, annunciati, non si sono visti), non è cinema e non è History Channel: ma è comunque tutto ciò messo insieme. Più il kitsch, ovviamente, in dosi abbondanti. Una «cosa» dell'èra ormai post-televisiva, che mette un punto di non ritorno sui kolossal dal vivo, in tempi di opere popolari per ampi spazi, e per tutta la gente che fugge dalla tv. Qualcosa di simile fece del resto, nel cinema, il «Ben Hur» di Wyler nel 1959 (tratto come questo suo nipotone ipercinetico dal romanzo di Lew Wallace del 1880) rimasto campione di premi con i suoi 11 Oscar, culla della gloria di Charlton Heston.

La storia è quella. Di un'amicizia tradita dal romano Messala, e del principe Giuda Ben Hur ridotto a schiavitù, poi liberato e adottato da un romano cui ha salvato la vita. Sullo sfondo dei conflitti fra ebrei e romani in Galilea (con orde di soldati, scudi, elmi, manovre) ci sono lebbra, amore ed affetti familiari; e c'è Gesù che tocca il cuore di Ben Hur, inducendolo al perdono dell'avversario odioso, dopo la folle e celeberrima gara in quadriga.

Tutte le assurdità del progetto - così fisico, animale ed orgogliosamente meccanico in un mondo sempre più virtuale - sono destinate a far scuola. Poiché il kolossal viaggerà in 7-8 paesi, e per non disperdere le energie nella ricerca di talenti locali, i protagonisti fissi Giuda (Sebastian Thrun, tedesco) e Messala (Michael Knse, yankee) parlicchiano in latino ed aramaico, come tutti gli altri: ma niente paura, perché c'è un narratore ufficiale della vicenda. Un narratore che attraversa la polverosa arena o si arrampica nei vari scenari, e qui a Londra è Stewart Copeland, già tonico batterista dei Police, che ora firma la colonna sonora della pièce: tutta trombe e tamburi, dimenticabile quanto la simpatia dell'autore. A Milano, dove «Ben Hur» sbarcherà al Forum, il 6 e 7 novembre, ci sarà la voce di Luca Ward, già doppiatore del «Gladiatore» e dunque esperto in antica Romanità. Ma Abraham e soci contano di portare il kolossal a Roma nel luglio 2010: il sogno è il Circo Massimo, spettacolare per la corsa dei cavalli; però prudentemente è stata opzionata Piazza Di Siena.

Ci sono 400 fra attori e comparse, nei bei costumi colorati e vitali di Ann Hould-Ward (un Tony per «La bella e la bestia»). Ma fra i crediti svetta l'addestratore dei cavalli prussiani Pfeifer, che per due anni ha lavorato a Lipsia e fa quasi recitare i magnifici esemplari.

L'operazione è tutta puntellata da giganti della costruzione degli imperi rock, come Mark Fisher che disegnò le nostre Olimpiadi Invernali e quelle di Pechino. Tante firme, molta inventiva: per le corse delle quadrighe, l'arena è cosparsa di sabbia e ghiaia, ma un fumo fitto e bianco scende poi a disegnare il mare dove avviene una tumultuosa battaglia navale, con combattimenti, navi stilizzate ma realistiche che si sfaldano e si incendiano, naufragi. E per non far mancare un po' di sesso che è tanto up-to-date, c'è la tipica orgia da antica Roma intrecciata fra le fontane, con pittoriche ammucchiate di corpi: commentata dal mangiatore di fuoco, da torri umane, da fuochi d'artificio che esplodono spesso colorati, tanto per non farci dimenticare che prima o poi lo show andrà in America. E poi, la figura di Gesù assediato dai seguaci, uno squarcio di Vangelo con la scena della lapidazione dell'adultera, una solare festa delle Palme in Gerusalemme, fino alla crocefissione.

Portare a spasso per l'Europa e oltre tanto ben di dio non sarà facile, ma se kolossal dev'essere, Abraham si è attrezzato con 50 camion, per oltre 800 tonnellate di materiale. A Londra in 5 date vedono «Ben Hur» in 60 mila; ovunque in Germania e Francia è già esaurito. Il bellò è che solo l'Italia sonnecchia: i biglietti, da noi, vanno dai 40 ai 126 euro.

 da http://www.lastampa.it

 
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