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Direttore della Fotografia secondo Encarta

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CAST E TROUPE - BASE

Direzione della fotografia Attività professionale dell’ambito cinematografico che sovrintende alla disposizione e all'organizzazione delle fonti luminose presenti sulla scena, al fine di ottenere gli effetti espressivi desiderati.

 

Un’arte e una tecnica

Nel cinema, la direzione della fotografia deve tener conto di diversi fattori, sia tecnici sia creativi, che entrano in gioco nella determinazione del risultato finale: le caratteristiche degli strumenti di ripresa (sensibilità della pellicola, diaframmi, obiettivi) e i loro eventuali spostamenti, i movimenti di persone e di oggetti nello spazio dell'inquadratura e il variare delle condizioni ambientali. Il compito del direttore della fotografia è quindi quello di fornire, in stretta collaborazione con il regista, sostanza visiva alle idee previste nel progetto e nella sceneggiatura originaria, partecipando pertanto a pieno titolo al processo creativo e imprimendo talvolta il proprio stile e il proprio marchio 'autoriale' al film. La fotografia cinematografica è il prodotto dunque delle competenze, della padronanza dei mezzi tecnologici a disposizione, della sensibilità e del bagaglio iconografico che ciascun professionista matura nel tempo, sulla base di personali inclinazioni e ispirandosi anche ad altri mezzi espressivi, quali ad esempio la pittura.

 

L’utilizzo delle fonti luminose

La derivazione etimologica del termine 'fotografia' ('scrivere con la luce') suggerisce l'importanza fondamentale che assume nel cinema la gestione e la manipolazione delle fonti luminose. Una loro suddivisione primaria le distingue in 'naturali' e 'artificiali': oltre a quella solare, che ovviamente rappresenta la sorgente di luce naturale per eccellenza, esistono un certo numero di apparecchi illuminanti (lampade ad arco, lampade a incandescenza, lenti di Fresnel, photo-flood, quarzi, tubi ai vapori di mercurio e di sodio, neon, xenon, proiettori a scarica ecc.), la cui funzione è quella di correggere, integrare o sostituire completamente la luce solare stessa. Quest'ultima è soggetta a variazioni dipendenti dalle condizioni meteorologiche e dai diversi momenti della giornata in cui si effettuano le riprese; l’utilizzo della luce artificiale rende invece possibile il dosaggio di luci e ombre attraverso la regolazione di intensità, la composizione cromatica, la direzione e la collocazione degli apparecchi illuminanti (luci diffuse, di taglio, controluci ecc.) secondo le esigenze che via via si presentano sul set.

 

I maestri della luce

Il direttore della fotografia ha il compito di tradurre in immagini le emozioni, le sensazioni e gli stati d'animo che ogni singola scena e il film nel suo complesso intendono comunicare. Per questa ragione si sono spesso creati lunghi sodalizi, fondati sulla fiducia e sulla stima reciproca, tra registi e 'maestri della luce': ne sono testimonianza i casi dei pionieri Billy Bitzer (con David Wark Griffith) e Segundo de Chomón (con Giovanni Pastrone), ma anche di Eduard Tissé (con Sergej M. Ejzenštejn), G.R. Aldo (con Luchino Visconti), Sven Nykvist (con Ingmar Bergman) e John Alcott (con Stanley Kubrick), per non citarne che alcuni, mentre in altre situazioni il rapporto tra queste due figure ha persino dato origine a innovazioni tecnologiche e linguistiche che hanno mutato il corso della storia del cinema (valga per tutte l'esplorazione degli obiettivi a profondità di campo condotta dalla coppia Orson Welles - Gregg Toland).

L'apporto di alcuni direttori della fotografia appare inoltre in tutta la sua rilevanza allorché si considera l'unità stilistica che lega trasversalmente film anche assai differenti tra loro (come quelli accomunati dal riconoscibilissimo bianco e nero, fortemente contrastato, adottato negli anni Trenta da Lee Garmes), oppure il 'metafisico' conflitto tra zone luminose e zone oscure che caratterizza la scuola dell'espressionismo tedesco. L’eredità di tale scuola è stata raccolta – grazie alla mediazione di cineasti emigrati negli Stati Uniti all'avvento del nazismo – da professionisti quali John Alton e Nicholas Musuraca, che hanno contribuito profondamente all'impronta visiva del noir americano degli anni Quaranta e Cinquanta.
 

Professionismo italiano

L'Italia vanta un'importante tradizione nell'ambito della direzione della fotografia, grazie a professionisti di fama internazionale come Carlo Di Palma, abituale collaboratore di Michelangelo Antonioni e Woody Allen, e Vittorio Storaro, pluripremiato con l'Oscar per film quali Apocalypse Now (1979) di Francis Ford Coppola e L'ultimo imperatore (1987) di Bernardo Bertolucci.

da: "Direzione della fotografia," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2008
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