Ben 4 cortometraggi sul tema della legalità
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Il regista Daniele Gaglianone girerà con quaranta ragazzi - gli studenti delle classi V BV e V AV del Dipartimento Audiovisivi dell’Istituto Albe Steiner di Torino - quattro cortometraggi sul tema della legalità che costituisce il fil rouge della prossima edizione di Sottodiciotto Filmfestival (Torino, 8-17 dicembre 2011). L’iniziativa rientra nell’ambito di una nuova sperimentazione attivata quest’anno dal Festival, promossa dall’Assessorato alle Politiche Giovanili della Regione Piemonte, grazie al sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Ministro della Gioventù, che coinvolge professionisti e realtà locali di spicco nell’ambito del cinema, della fotografia e dell’informazione in una serie di workshop specialistici con i ragazzi di diverse scuole superiori.
Gli studenti dello Steiner, con la supervisione di Daniele Gaglianone, saranno parte attiva dell’intero processo di realizzazione cinematografica dall’elaborazione del soggetto, alla regia, al montaggio, e si occuperanno direttamente anche degli aspetti produttivi e organizzativi sotto la guida del producer torinese Ladis Zanini. I ragazzi si sono divisi, d‘accordo tra di loro e senza intervento dei tutor, nei vari ruoli. Le riprese inizieranno il prossimo 14 novembre e dureranno circa una settimana; girati in HDV con materiale tecnico messo a disposizione dallo Steiner, i “film brevi” diretti e interpretati dai ragazzi avranno una durata compresa tra i 5 e i 10 minuti ciascuno e saranno presentati singolarmente nel corso della prossima edizione di Sottodiciotto a partire dalla serata inaugurale del Festival, venerdì 9 dicembre.
Frutto di progressivi ampliamenti, iI workshop prevedeva in origine la realizzazione di un unico cortometraggio; le discussioni preparatorie sul tema della legalità - che si è dimostrato coinvolgente e stimolante oltre ogni aspettativa - sono state, però, così vivaci e partecipate che già al secondo incontro con il regista i ragazzi sono arrivati con ben 15 soggetti abbozzati. A suscitare il maggior interesse e il confronto più acceso è stata la progressiva consapevolezza della differenza, e addirittura della possibile e non infrequente opposizione, tra ciò che è “giusto” (o sbagliato) secondo il senso morale che impronta l’esistenza del singolo e ciò che è “legale” (o illegale) secondo le norme giuridiche volte a regolamentare le condotte sociali. Il regista, che fin dall’inizio ha lasciato i ragazzi liberi di impostare il lavoro sulla base delle loro riflessioni, ha quindi dato la propria disponibilità a estendere il progetto a quattro cortometraggi, che sono stati selezionati tra le diverse proposte secondo i criteri dell’interesse generale della storia e della fattibilità.
Il primo soggetto vedrà protagonisti due fratelli, uno dei quali tossicodipendente. L’altro, nel tentativo di impedirgli di procurarsi la droga e aiutarlo a uscire dalla dipendenza, lo chiude in casa. Per quanto animato dalla volontà di proteggere e salvare il fratello, il suo comportamento configura il reato di sequestro di persona e, alla fine, verrà inevitabilmente sanzionato.
Il secondo soggetto si lega a un problema di incandescente attualità, sempre più diffuso e angosciante -l’indebitamento privato - e vede protagonista un recuperatore di crediti che, di fronte alle condizioni disperate di una famiglia debitrice, si commuove, ripensando alla propria giovinezza di stenti.
Il terzo soggetto, incentrato sui condizionamenti e le prassi sociali che orientano negativamente i comportamenti individuali, vede protagonisti due ragazzi intenti a procurarsi, da un distributore automatico di tabacchi del tipo particolarmente fornito, il kit necessario per confezionare uno spinello. La coppia, però, viene sorpresa da due poliziotti in borghese che requisiscono, a un tempo, corredo di fabbricazione e sostanza prima, procedendo a ‘consumare’ personalmente sul posto il materiale sequestrato.
Il quarto soggetto si focalizza, nuovamente, su una famiglia in grave difficoltà, in particolare su una madre non abbiente, che, rimasta sola, fa una vita d’inferno, si ammazza di lavoro e si priva di tutto per cercare di garantire ai figli un’esistenza dignitosa. Uno dei ragazzi, non sopportando più di vedere la madre in simili condizioni, decide di cambiare le sorti della famiglia procurandosi illegalmente una grossa somma di denaro.
A ideale conclusione dell’iniziativa, è prevista anche la realizzazione di un ulteriore, quinto cortometraggio di backstage, che documenterà tutte le fasi della lavorazione, dalla genesi dei soggetti attraverso le discussioni preliminari dei ragazzi fino alla realizzazione della tetralogia.
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Daniele Gaglianone. Nato nel 1966 ad Ancona, ma torinese d’adozione dall’età di 6 anni, comincia a lavorare nel cinema nel 1989, girando alcuni cortometraggi di fiction e documentari. Tra il 1998 e il 1999 si dedica anche alla sceneggiatura (per Così ridevano di Gianni Amelio) e alla regia teatrale. Nel 2000 realizza il primo lungometraggio, I nostri anni, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes 2001. Il suo secondo lungometraggio, Nemmeno il destino, viene presentato durante alle “Giornate degli autori” della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia nel 2004. Il film riceve diversi premi nello stesso anno, tra cui il Premio Arca Cinema Giovani come miglior film italiano a Venezia, il Premio Lino Miccichè del CSC, e un Tiger Award al Festival Internazionale di Rotterdam. Nel 2008 dirige il documentario Rata nece biti (La guerra non ci sarà), vincitore del David di Donatello per il miglior documentario di lungometraggio nel 2009. Nel 2010 esce il suo terzo lungometraggio di fiction, Pietro, presentato in concorso al Festival di Locarno. Nel mese di luglio 2011 riceve il Cigno d'Oro agli Incontri cinematografici di Stresa. Nello stesso anno esce il suo nuovo lungometraggio, Ruggine tratto dall'omonimo romanzo di Stefano Massaron e interpretato, tra gli altri, da Filippo Timi, Stefano Accorsi, Valerio Mastandrea e Valeria Solarino. Dal 2009 è docente del corso "Il cinema" ad Ingegneria del cinema e dei mezzi di comunicazione presso il Politecnico di Torino.
Ladis Zanini. Nato nel 1951, si avvicina al cinema negli anni 90, grazie alla conoscenza di Roberto Stradella, amministratore delegato del Gruppo Cooper, lavorando nella produzione di alcuni documentari industriali e de La luna incantata, un film sulla danza vincitore del Festival della tv di Cannes nel 1992. Nel 1996 segue per la prima volta un lungometraggio, Cous cous di Umberto Spinazzola. In quello stesso anno lavora come location manager nel film In Love and War di Richard Attenborough, mentre due anni più tardi è impegnato nella produzione di Così ridevano di Gianni Amelio. Nel 2000 è direttore di produzione de L’educazione di Giulio di Claudio Bondì e di Tandem di Lucio Pellegrini. L’anno successivo è la volta di Nonhosonno di Dario Argento, Ogni lasciato è perso di Piero Chiambretti, e Come si fa un Martini di Kiko Stella. La notorietà arriva nel 2004 con il film Dopo Mezzanotte di Davide Ferrario, in cui Ladis Zanini appare anche come attore nel ruolo dello “strizzapalle”. In quello stesso anno lavora anche ad A/R andata + ritorno di Marco Ponti. Sulla scorta dei molti film prodotti, nel 2005 nasce la Fargo Film, in cui Ladis Zanini è socio al fianco di Roberto Stradella. Negli anni successivi le produzioni sono molteplici; tra queste, Sangue, la morte non esiste di Libero De Rienzo, La maschera etrusca di Ted Nicolaou, Da lontano di Adriano Valerio, La strada di Levi, Tutta colpa di Giuda e il recente Piazza Garibaldi di Davide Ferrario.
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