Chiuse 750 sale
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Chiusi 750 schermi italiani - Salviamo le sale di città -il cinema rischia il flop - L'Anec in allarme: dal 2000 al 2009 centinaia di sale italiane hanno fallito nei centri urbani. Roma dal 2003 ne ha perse 22.
Circa 750 schermi cinematografici hanno chiuso in Italia dal 2000 al 2009. Le regioni più colpite dalle chiusure sono Emilia Romagna, 126 schermi, Lombardia,117, Toscana, 78, Piemonte, 56, Veneto, 54, Sicilia e Campania, 52, Liguria, 41, Marche, 33, Lazio, 31. Questi i dati Anec, l'associazione esercenti cinema, presieduta da Paolo Protti, che ha organizzato ieri a Roma un Focus, coordinato dall'esercente e produttore Lionello Cerri.
Operatori professionali e rappresentanti delle istituzioni hanno partecipato all'evento dedicato ai «Cinema di città», sulle sale dei centri urbani, per lo più monoschermo o fino a 4/5 schermi, che rappresentano il 60% degli schermi operanti in Italia (2.361 su un totale di 4.016), e che vivono una situazione di particolare difficoltà. A questo tipo di cinema - ha sottolineato il vicepresidente vicario dell'Anec Luigi Grispello - appartiene la quasi totalità delle sale caratterizzate da una programmazione di film italiani ed europei di eccellenza e fa riferimento ad un pubblico di spettatori adulti e attrezzati culturalmente. Nel quinquennio tra il 2003 e il 2008, i cinema di città hanno perso spettatori, scendendo dal 55 al 40% del pubblico complessivo.
Inoltre, hanno subìto la diminuzione dell'incasso medio, l'aggravio dei costi fissi, la scomparsa dei proventi pubblicitari e l'esaurimento dei fondi ministeriali per le agevolazioni fiscali sugli investimenti. Malgrado questa tendenza negativa, i cinema di città continuano a rappresentare una componente indispensabile per la vitalità del cinema italiano e di qualità, come testimoniano gli stessi produttori e distributori. Sono elementi di coesione sociale, la cui perdita impoverisce sensibilmente il territorio. L'Anec chiede perciò interventi di sostegno a tutte le parti in causa: alle associazioni di esercenti, produttori e distributori, affinchè, con l'introduzione del digitale, individuino nuovi modelli di programmazione e di business, e più efficaci forme di promozione.
Al ministero dei Beni culturali viene chiesto di garantire meccanismi e risorse che accompagnino lo sforzo degli operatori; a Parlamento e governo, di portare avanti la riforma del cinema, prevedendo meccanismi a favore dei cinema di città. Un ruolo determinante per la salvaguardia è affidato alle Regioni e agli enti locali perché adottino misure adeguate: dalla regolamentazione dell'apertura sale, al sostegno economico; dalla riduzione di oneri tributari, a disposizioni su viabilità, illuminazione e arredo urbano. Ma per l'Anec è soprattutto importante l'urgenza di tali interventi.
I cinema di città continuano infatti a rappresentare un punto di forza irrinunciabile per la produzione nazionale. Lo stesso presidente dei produttori, Riccardo Tozzi, il quale ha ipotizzato, entro fine anno, un calo di 4/5 punti percentuali della quota di mercato dei film italiani, ha sostenuto che l'indebolimento delle strutture cinematografiche cittadine provocherebbe danni irreparabili al prodotto nazionale e ha sollecitato le istituzioni fare la loro parte. Chiamate in causa, le Regioni hanno sottolineato gli interventi già posti in atto a favore di queste strutture e i progetti in via di realizzazione.
Anche il mondo della scuola è intervenuto per sottolineare, con Luciana Della Fornace di Agiscuola, l'importanza del cinema al cinema come strumento di formazione e informazione dei giovani. L'impegno per ottenere un migliore e più equilibrato rapporto con la distribuzione, e per non penalizzare i cinema di città nel passaggio alla nuova tecnologia digitale, è stato sollecitato dagli esercenti intervenuti, ed in particolare da Domenico Dinoia per le sale d'essai, da Francesco Giraldo per quelle della comunità. Ma gli stessi cinema di città devono sapersi costantemente rinnovare, per offrire servizi qualificati ad un pubblico sempre più preparato ed esigente, come hanno sostenuto Gianni Celata, dell'Università Sapienza di Roma, e Valter Casini, amministratore unico di Circuito Cinema.
Dina D'Isa
12/11/2009
da http://iltempo.ilsole24ore.com
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