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Ci vorrebbero gli eroi Sordi e Gassman

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EVENTI E NOTIZIE - NOTIZIE
A settembre, alla vigilia della
Mostra di Venezia, verrà
presentata la copia restaurata
della Grande guerra, il film di
Mario Monicelli che vinse 50
anni fa il Leone d’oro ex-aequo con “Il
generale Della Rovere” di Roberto
Rossellini. Ottima scelta. La migliore
risposta alla polemica più scema degli
ultimi vent’anni, quella lanciata pochi
giorni fa dai leghisti Bossi & Castelli in
occasione della presentazione del
cosiddetto “polo cinematografico
lombardo”. Riassunta in poche battute (di
più, non ne merita): secondo Castelli “è una
cosa insopportabile” che in tv e nei film si
parli solo romanesco, secondo Bossi la
“Hollywood di Milano” permetterà alla
Padania di raccontare finalmente la propria
storia.
Barbarossa e gli altri
Sui film “padani” già tremiamo,
soprattutto se li dirigerà tutti Renzo
Martinelli del quale la Padania attende
trepidante il Barbarossa, nei cinema il
prossimo 9 ottobre (magari
nell’occasione Martinelli spiegherà ai
suoi sponsor leghisti perché abbia fatto
interpretare il loro eroe Alberto da
Giussano all’israeliano Raz Degan, che
non crediamo parli in milanese). Sul
romanesco, hanno già risposto al Castelli
artisti come Carlo Verdone, Ricky
Tognazzi e Luca Barbareschi, che da
deputato del Pdl (oltre che da attore) ha
invitato i governanti a occuparsi della
riforma dello spettacolo e a reintegrare i
tagli del Fus, altrimenti il cinema “non
parlerà né romanesco né lombardo, e
nemmeno italiano, perché molto
semplicemente non si farà”. Detto questo,
il cinema italiano si è sempre fatto per lo
più a Roma perché Cinecittà, le tv e le
strutture di produzione sono a Roma, ma
non è mai stato, il grande cinema, solo
“romano”: è stata proprio la varietà e la
ricchezza espressiva dei dialetti e degli
accenti a fare la forza del cinema, e a
renderlo davvero italiano. Richiamate alla memoria “La
grande guerra”, il film da cui
siamo partiti. I protagonisti,
Sordi e Gassman, sono un
romano e un milanese.
Cialtroni a pari merito e a pari merito, nel
finale, eroi. Chi scrive vide “La grande
guerra” da bambino. Da milanese, rise come
un pazzo alla scena in cui Sordi, sentendosi
intimare “alto là chi va là?”, esclama “semo
l’anima de li mortacci tua!”. Quel film, nel
’59, sdoganò la parola “mortacci” per tutti
coloro che non erano romani. Ma proviamo
a rovesciare la situazione. Immaginiamo il
film visto, in quello stesso ’59, a Roma: gli
spettatori romani morti dal ridere quando,
nel finale, Gassman guarda brutto l’ufficiale
austriaco che sta per fucilarlo e gli dice “mi
te disi un bel nient, facia de merda!”. Così,
grazie a un meraviglioso film diretto da un
toscano (Monicelli) e interpretato da un
romano (Sordi) e da un genovese
cosmopolita (Gassman) i romani
impararono a dire “facia de merda” e i
milanesi a dire “li mortacci tua”. Così si fa
l’unità d’Italia! E così sarebbero arrivati i
cinepanettoni con il romano De Sica e il
milanese Boldi, i successi del napoletano
Troisi, dei toscani Nuti Benigni &
Pieraccioni, dei milanesi Aldo Giovanni &
G i a c o m o…se c’è una cosa nazionale e
popolare è il cinema. Salviamolo dai padani!

da DNEWS.it di AL B E RT O CRESPI
GI O R N A L I S TA
E CRITICO C I N E M AT O G R A F I C O

Ultimo aggiornamento (Domenica 09 Agosto 2009 08:54)

 
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