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GIÙ LA TESTA di Sergio Leone

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CANNES CLASSICS giovedì 21/05 ore 15.30 Salle du Soixantième

LA VERSIONE COMPLETA E RESTAURATA DI GIÙ LA TESTA DI SERGIO LEONE

 

Non poteva mancare l’omaggio di Cannes Classics a Sergio Leone nel ventennale della morte: giovedì 21 maggio, ore 15.30, Salle du Soixantième, verrà presentato Giù la testa, nella versione restaurata dal laboratorio L’Immagine Ritrovata per la Cineteca di Bologna.

Alla proiezione saranno presenti i figli del regista Andrea e Raffaella, e la signora Carla Leone.

Per la Cineteca di Bologna L’Immagine Ritrovata è la terza tappa del cammino voluto dalla famiglia del regista verso il restauro dell’intera opera di Sergio Leone, dopo quelle di Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto e il cattivo, già raggiunte assieme a Sky.

 

GIÙ LA TESTA

di Sergio Leone, 1971

Soggetto: Sergio Leone, Sergio Donati. Sceneggiatura: Sergio Leone, Sergio Donati, Luciano Vincenzoni. Direttore della fotografia (Technicolor, Techniscope): Giuseppe Ruzzolini. Scene: Andrea Crisanti. Montaggio: Nino Baragli. Costumi: Franco Carretti. Musica: Ennio Morricone. Con: James Coburn (John H. Mallory), Rod Steiger (Juan Miranda), Romolo Valli (Dr. Villega), Maria Monti (Adelita), Franco Graziosi (Governor Jaime), Antoine Saint-John (Gutierez). Prodotto da: Fulvio Morsella/Rafran Cinematografica.

Durata: 153’. Colore. Lingua: inglese con sottotitoli francesi.

Il restauro di Giù la testa è stato eseguito a partire dal negativo originale e sulla colonna sonora magnetica della Fondazione Sergio Leone. Questa copia corrisponde alla versione completa che Sergio Leone approvò nel 1971.

Il negativo Techniscope è stato scansionato a una risoluzione di 2k e restaurato digitalmente; la color correction è stata eseguita tenendo come riferimento una stampa positiva del 1971.

La versione sonora inglese è stata restaurata dai materiali magnetici originali utilizzati per il missaggio in mono.

Il film è stato restaurato dalla Cineteca di Bologna al laboratorio L’Immagine Ritrovata nel 2009, con l’approvazione della Fondazione Sergio Leone.

«Ho scelto un contesto storico e un genere, il western, come pretesto per parlare di qualcos’altro. I cadaveri nella caverna, la trincea e la fuga del governatore in treno fanno riferimento a episodi ben precisi (che il pubblico italiano conosce) accaduti nella lotta contro il fascismo in Italia, nello specifico, la scoperta di 350 corpi di cittadini ebrei in una cava vicino a Roma e la fuga di Mussolini.

Ancora una volta si rinnova la lezione di Chaplin: con le sue commedie ha detto e fatto molto di più per il socialismo di qualunque politico. La scena della banca con Steiger che guida i prigionieri liberati viene direttamente da Tempi moderni quando Charlie sventola la bandiera rossa tra la folla.

Dato il ruolo centrale che ha la musica di Morricone nei miei film, spesso questi sono stati associati all’opera. Mi sento molto più vicino al grande melodramma e a Omero, o al romanzo picaresco, dove non ci sono eroi, né buoni o cattivi.

Amo i primi piani perché esprimono l’anima. Di solito il cinema li usa per evidenziare un evento particolarmente importante, mentre si tratta della vita stessa: quando parliamo con un’altra persona o la guardiamo, questo è un primo piano. In una diligenza, la camera che si avvicina sempre di più vuole trasformare le facce borghesi in facce da culo. Mentre nel caso del colonnello Gutierez è l’espressione della violenza che monta.

In passato, nessuno è stato capace nel western di afferrare la realtà come John Ford. Ma Ford è un ottimista: nei suoi film, quando un personaggio apre la finestra guarda l’orizzonte con speranza. Io sono un pessimista: è la paura di essere ammazzati che ispira la stessa azione».

Sergio Leone, Maggio 1972 (intervistato da Guy Braucourt).

 

Ufficio Stampa Cineteca di Bologna: Patrizia Minghetti
 
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