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La cultura a Roma

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Edoardo Sassi per il "Corriere della Sera - Roma"

Susanna Fantino, centrosinistra, la presidente del IX Municipio, il territorio che ospiterà l'evento, è furibonda. Ma in giunta devono aver pensato: ma sì, donne, basta... basta con le mimose, basta con le trite simbologie da vetero-femminismo engagé.

E allora? E allora per la vostra festa dell'8 marzo il Campidoglio - Comune di Roma - cosa vi regala? Tatàn: un incontro con il «Califfo »! Sì, lui: il cantautore, maestro, scrittore (Calisutra, titolo dell'autobiografia) uomo in grado di scrivere pezzi come Minuetto ma che sulle donne ha anche le (sue) idee molto chiare.

Idee tipo questa: «Eppoi, diciamolo sinceri, una donna, anche la più raffinata e delicata d'animo, quando è il momento giusto vuole sentirsi presa e ingrop... come un animale».

Ecco, diciamo che la scelta di Franco Califano simbolo dell'8 marzo poteva in effetti suscitare qualche perplessità, a dir poco. E con la Fantino a indignarsi, ieri - nel giorno in cui il Califfo, uomo di comprovata fede di destra e in gran spolvero con Alemanno sindaco, teneva una lezione all'università Roma 3 - sono state anche altre donne del centrosinistra, come Gemma Azuni e Monica Cirinnà, che si sono dette esterrefatte:

Umberto Croppi

«Dopo i tagli che il nuovo bilancio ha riservato alle attività culturali dei Municipi se la cultura è questa andiamo a gambe levate verso il Medio Evo. Con forza affermiamo la distanza siderale da questo evento che non ci appartiene e offende la dignità di tutte le donne».

Annullare la «sgradevole» manifestazione a Villa Lazzaroni del «maestro di vita e poesia» Califano, ha poi tuonato la presidente, che ha anche invitato «tutte le donne a incontrarsi dalle 11 al tramonto al Parco della Caffarella (teatro di un recente e agghiacciante stupro, n.d.r.)".

"Ci domandiamo, è questa la proposta culturale dell'assessore Croppi? Ancora una volta abbiamo appreso di tutto ciò casualmente e ci siamo svegliati con il Municipio tappezzato (non solo negli spazi dedicati all'affissione) di manifesti. Il tutto senza rispettare regolamenti e buone pratiche di reciprocità tra amministrazione centrale e decentrata».

[05-03-2009]

Alessandra Longo per "la Repubblica"

«Hai fatto il tuo tempo, tu zozzone. Mo´ vali meno di un cojone... Io te ammollo, cambio direzione... diventerò omosessuale, almeno so che il culo non tradisce!». Ore 12, aula 9, Facoltà di Giurisprudenza, Università degli Studi di Roma Tre. Il «Maestro di vita e di poesia», Franco Califano, invitato dagli studenti di Azione Universitaria, (tanto per capirci il vecchio Fuan), sta concludendo la sua lezione tra l´entusiasmo generale.

Centinaia di studenti ascoltano la recente fatica creativa, il nuovo monologo. Storia di «una potenza fisica al crepuscolo». Un uomo si apre la vestaglia, guarda in basso e comincia a dialogare con il suo membro: «Ormai con te me devo rassegnare, de usarte solo per pisciare». Aula 9, si ride, altro che diritto penale.

Che forte il Califfo, a settant´anni con il giubbotto di pelle da aviatore, così anticomunista, così anticonformista; che vita, la sua, di «avventure e imprevisti», per la giovane destra è l´eroe positivo, e anche il preside della Facoltà, Paolo Benvenuti, confessa che, per lui, «giovane dei primi anni Settanta in cerca di risposte, è stato un «fratello maggiore»:

«E´ davvero con grande piacere che la ospitiamo qui, maestro, per quest´occasione un po´ diversa. Ci piace sentir raccontare la società attraverso le parole. I suoi testi sono poetici, lei ha contribuito alla cultura del Paese. La sua è una di quelle figure che rimangono nella nostra vita». Introduzione a quella che sarà definita «una splendida mattinata».

Il preside, purtroppo, impegnato altrove, si perderà il monologo verso la fine.
Il Califfo si racconta, stimolato dalle domande dei ragazzi. Domande scritte, estratte a sorte da uno scatolone. Quesiti da facoltà di Giurisprudenza? No, alle esperienze carcerarie del Maestro, coinvolto nei casi Chiari e Tortora, e scagionato dopo tre anni e mezzo di galera, viene dedicato lo stretto indispensabile.

Intriga piuttosto «il protagonista», il personaggio, l´artista, il cavaliere nero solo contro tutti: «Non ho sponsor, sono caduto e risalito con le mie forze. Do fastidio perché non mi piango addosso, perché sono uscito sempre abbronzato dal carcere. Do fastidio perché mi associano a donne e sesso. Capirai! Che fai? Butti?».

Le donne: l´argomento piace, il Califfo conosce i suoi «pischelli». «Le femministe mi danno del maschilista? Cazzi loro. Io vi dico che le donne mi hanno sempre amato, quelle importanti e quelle occasionali. Quante ne ho avute? Calcolando una media di tre al mese, dai 14 anni in poi, direi 1600, 1700, certo più delle 1100 canzoni che ho scritto. L´amore più tenero? Mita Medici: dolce, una Biancaneve».

Dallo scatolone escono gli interessi dei ragazzi convocati: «Scusi, che gliene pare della Zanicchi? Le piace Povia? Il suo peggior nemico? (Lui risponde: Pippo Baudo) Ci può recitare Pasquale l´infermiere?

Università come «palestra di vita e non solo come mero strumento nozionistico», spiega Stefano Pacetti, Azione Universitaria. Un´unica domanda di politica, però esaustiva: Lei è un uomo di destra. E´ stato contento che abbiano mandato a casa gli altri? «Parecchio!, dice il Califfo - Vedete, la sinistra non dà spazio agli artisti. Veltroni, da sindaco, non mi ha mai invitato. Alemanno, invece, mi ha dato piazza Navona per il mio settantesimo compleanno. Lui mi ha restituito quello che gli altri mi hanno tolto».

Applausi dagli spalti. Che forte, che figo, «uno dei nostri». Resta anche il tempo per un supplemento sul tema più caldo: «Preferisco la donna più abbondante che risicata. E un filo di cellulite fa pure libidine». Gli danno una targa ricordo. Lui ringrazia. E´ la prima volta che un´università romana lo invita. Si vede proprio che è cambiata l´aria.

 [04-03-2009]

 

Ultimo aggiornamento (Giovedì 05 Marzo 2009 19:52)

 
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