Mezzapesa, dai corti al lungometraggio
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Buone notizie anche dal cinema italiano. Segnaliamo che "Il paese delle spose infelici", opera prima di Pippo Mezzapesa, tratto dal romanzo omonimo di Mario Desiati, è non solo uno dei migliori film visti in concorso a Roma, ma, assieme a "Scialla", "L'ultimo terrestre" e "Corpo celeste", una delle poche vere buone novità del nostro cinema. Certo, siamo in pieno cinema targato Fandango/Apulia Film Commission (Desiati è anche direttore editoriale della Fandango Libri...), la storia dei ragazzini, uno borghese e l'altro povero che scoprono il mondo negli slums del nostro Sud non è una novità, ma il film ha un impianto visivo molto ricco.
Mezzapesa, regista finora di corti e documentari, ha sia la grazia necessaria per far recitare i bambini protagonisti (pensiamo invece al disastroso "Ruggine"...), da soli e assieme a attori professionisti come Nicola Rignanese, la grande Teresa Saponangelo, Rolando Ravello, sia la forza per costruire, all'interno di un romanzo con una sua struttura ben definita e la sua cifra fortemente realistica, il proprio cinema. Che è totalmente originale, visionario, creativo.
Se c'è un difetto, oltre a quelli di una musica spesso un po' ingombrante e all'altro, imperdonabile, di raccontare di bambini calciatori che dalla Puglia vogliono andare a giocare nella Juventus, è quello semmai di non saper dosare sempre il desiderio di un cinema realistico alla Capuano e quello più surreale e favolistico che Mezzapesa sembra esprimere dalla scelta di set e inquadrature. Però riesce a costruire perfettamente il personaggio della Madonnina suicida, la giovanissima Alyn Prandi, incantevole, la sposa infelice che affoga nel sesso la sua disperazione e con la quale i due ragazzini protagonisti, Veleno e Zazà, entreranno in contatto cambiando la loro stessa vita. (da Marco Giusti per Dagospia)
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Ultimo aggiornamento (Domenica 30 Ottobre 2011 09:13)




