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O Banda larga o il Ponte...

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Banda larga, dai sindacati a Confindustria
tutti contro lo stop del governo ai fondi

ROMA (6 novembre) - Lo stop del governo ai finanziamenti della banda larga continua a provocare critiche. Protesta anche la Confindustria e Gabriele Galateri di Ginola, presidente di Telecom lo definisce «un fatto molto grave per lo sviluppo della competitività del Paese» e si augura. che «sia veramente solo un ritardo».

«Come Confindustria - ha aggiunto - abbiamo illustrato in tutte le sedi l'essenzialità di questi investimenti per eliminare il digital-divide del Paese. Continueremo a sostenere la priorità di questo intervento verso lo Stato e verso le regioni, anche per l'importante impatto anticiclico che può avere nel breve periodo». Secondo il delegato del Presidente di Confindustria allo sviluppo della banda larga, infatti, «in due anni potrebbero essere investiti 1,5 miliardi di euro in infrastrutture per ridurre il digital divide che riattiverebbero la filiera dell'Ict e gli investimenti in innovazione digitale delle imprese. Sappiamo - ha concluso - che ogni euro investito nella banda larga ne produce almeno due di aumento di attività economica e di Pil. Il Paese non può rimandare questi interventi».

Le ragioni del governo. Lo stanziamento del governo previsto dal piano del vice ministro Paolo Romani per estendere le reti ad alta velocità era di 1,4 miliardi di cui 800 milioni da reperire dai fondi europei Fas 2007-2013. Mercoledì, annunciando il blocco a data da destinarsi, Gianni Letta aveva detto: «Lo stanziamento era stato deciso prima della crisi, ora dobbiamo dare la priorità a questioni come gli ammortizzatori sociali». Immediate le proteste di Cgil, Cisl e Uil secondo le quali in questo modo si «pregiudica la competività del sistema produttivo». Sulla stessa linea il Consiglio nazionale degli utenti e l'Agcom, il cui presidente Corrado Calabrò ha detto: «purtroppo lo prevedevo».

Di Pietro: Intenet fa paura a certi politici. Polemici anche i partiti d'opposizione. Oggi il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, sul suo blog rileva come ci troviamo di fronte all' «ennesima legge dell'età della pietra». «Il governo Berlusconi - scrive Di Pietro - ha congelato sine die 800 milioni di euro destinati allo sviluppo della banda larga, divenuto bene di primaria importanza per la vita quotidiana di 60 milioni di cittadini». Si tratta, osserva il deputato, di «una cifra poco più alta di quella di un pilastro del ponte di Messina, opera che servirà a meno di un decimo della popolazione, ma avviata in tempi record dal governo». Secondo Di Pietro «l'obiettivo della decisione di oggi, come allora, in materia di Internet - afferma - è arginare il tracollo del sistema televisivo e dell'editoria, strumenti senza i quali la classe politica attuale invecchierebbe di 100 anni in un sol colpo». «Se internet entrasse nelle case, con la diffusione del tubo catodico - assicura l'ex ministro - questo Parlamento durerebbe da Natale e Santo Stefano. E quelli che fanno le leggi per l' Italia, lo sanno benissimo. Sarebbe come dire - prosegue - che entrerebbero nelle case Travaglio o Grillo e verrebbe messo fuori Emilio Fede; dentro Amazon fuori la Mondadori». Di Pietro contesta anche le ragioni enunciate da Gianni Letta: «questo governo ha bruciato miliardi fregandosene dei cancelli chiusi della fabbriche. I politicanti mangiano ogni giorno in doppiopetto blu, hanno una macchina con il lampeggiante sempre acceso, un aereo di Stato per le villeggiature, un panfilo a Portofino e ce l'hanno anche perché internet non c'è. Figuriamoci promuovere la diffusione della Rete! Meglio rinnovare 140 milioni di euro in due anni all'editoria e stampare il libro di Bruno Vespa. Dopotutto gli italiani stanno così bene con la decima edizione del Grande Fratello...».

 da www.ilmessaggero.it

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Dure critiche dagli operatori del settore. Presa di posizione della Federazione concessionarie pubblicitarie-Assointernet: "Grave errore. Era una strada per uscire dalla crisi" di ALESSANDRO LONGO

 ROMA - Contro lo stop ai finanziamenti per la banda larga protesta anche la Confindustria."Un danno al Paese. Il Piano anti digital divide è strategico. Come Confindustria - afferma il delegato del presidente della confederazione allo Sviluppo della Banda Larga, Gabriele Galateri - continueremo a sostenere la priorità di questo intervento. In due anni potrebbero essere investiti 1,5 miliardi di euro in infrastrutture per ridurre il digital divide, che riattiverebbero la filiera dell'ICT e gli investimenti in innovazione digitale delle imprese. Ogni euro investito nella banda larga ne produce almeno due di aumento di attività economica e di Pil. Il Paese non può rimandare questi interventi".

Le proteste dal mondo web.
"Siamo stupefatti dalla decisione del governo di rinviare i fondi per il piano banda larga di Paolo Romani (vice ministro allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni). Significa rallentare la ripresa economica". Carlo Poss, presidente dell'osservatorio Fcp (Federazione concessionarie pubblicitarie)-Assointernet non ha dubbi: "Il governo non ha capito, a differenza delle aziende, che la banda larga serve per uscire dalla crisi, creare posti di lavoro, aumentare il prodotto interno lordo".

Secondo uno studio dell'Unione Europea, la banda larga porterà un milione di posti di lavoro fino al 2015 e una crescita dell'economia europea di 850 miliardi di euro. "Tutti i paesi europei l'hanno capito e infatti stanno investendo tantissimo contro il digital divide. Eppure non sono più o meno in crisi di noi", dice.


"Ma abbiamo deciso di andare a fondo a questa cosa. Metteremo insieme le associazioni di categoria, gli editori, per far capire al governo che sta sbagliando valutazione e che deve cambiare idea sui fondi banda larga", aggiunge Poss, che ha anche una serie di proposte "pratiche e concrete" per sostenere internet in Italia. "Il governo dovrebbe sostenere l'e-commerce con campagne istituzionali per l'utilizzo della carta di credito", dice per esempio. Secondo Eurostat, l'Italia è in fondo alla classifica dei principali Paesi europei per l'uso dell'e-commerce: lo fa l'11 per cento della popolazione (contro il 20 della Spagna e il 55 del Regno Unito).

Una famiglia su due non ha il pc: un altro record negativo dell'Italia. "Il governo dovrebbe incentivare l'uso di internet e l'acquisto di pc da parte delle famiglie disagiate", dice Poss.

Del resto, "misure concrete per stimolare la domanda informatica delle famiglie italiane risalgono a due legislazioni fa, con le iniziative del Ministro Stanca", conferma Maurizio Decina, ordinario di Reti e Comunicazioni del Politecnico di Milano e uno dei massimi conoscitori del settore, "mentre ora- continua Decina - l'attenzione del governo è rivolta soprattutto al passaggio al digitale terrestre". La tv, non internet, è nei pensieri del governo, conferma Poss: "bisognerebbe rivedere la legge Mammì, che stabilisce gli investimenti pubblicitari della pubblica amministrazione e mette internet in una quota di investimenti dove c'è anche la tv, a cui va quindi tutto, lasciando a internet le briciole".

Fcp-Assointernet è in buona compagnia. C'è stato un vero e proprio coro di proteste, da tutti gli schieramenti, contro il rinvio dei fondi banda larga deciso dal governo. Una scelta che, secondo Anie (federazione di Confindustria di imprese elettrotecniche ed elettroniche) e Cgil rischia di ritardare la ripresa dell'economia. Proteste anche da Assintel-Confcommercio e da Fimi (Federazione industria musicale italiana), mentre Corrado Calabrò (presidente dell'Authority tlc) non trattiene la delusione: "purtroppo lo prevedevo", ha dichiarato. Il rischio è di ritardare l'ammodernamento complessivo del sistema Italia. Il piano Romani infatti doveva servire anche per sostenere, con una rete più efficiente, gli imminenti servizi per comunicare via internet con la pubblica amministrazione (sanità, scuole, uffici), come previsto dal piano Brunetta, eGovernment 2012.

Lo stesso Renato Brunetta (ministro per la pubblica amministrazione) pochi giorni fa ha affermato che il suo piano e quello di Romani sono strettamente legati. Si rischia di piombare in un circolo vizioso. Dall'arrivo di questi servizi eGovernment, l'industria si aspetta infatti uno sprone della domanda di banda larga (come stima Confindustria). E risolvere così un problema tutto italiano: solo il 20 per cento della popolazione infatti ha la banda larga, molto meno che negli altri principali Paesi europei.

© Riproduzione riservata (6 novembre 2009) da www.repubblica.it

 

 

Ultimo aggiornamento (Venerdì 06 Novembre 2009 17:06)

 
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