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Piccoli autori crescono

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“La fiducia ha bisogno di presente ma anche di memoria, di passato come di futuro. La fiducia ha bisogno di esempi nei quali riconoscersi”. Così Corrado Passera, A.D. di Banca Intesa Sanpaolo ha introdotto ieri a Roma la nuova fase del progetto Per fiducia, partito lo scorso marzo per dare un segnale contro la crisi. Per creare esempi nei quali riconoscersi è perfetto il cinema. Così, dopo i cortometraggi girati da Olmi, Salvatores e Sorrentino, il testimone è passato a tre autori emergenti scelti proprio dai maestri: Massimiliano Camaiti, Pippo Mezzapesa e Alessandro Celli. In questo modo la fiducia non rimane una parola, ma diventa concreta, una possibilità data a dei giovani artisti. Così i nostri piccoli autori crescono.
Ognuno dei tre maestri ha scelto un pupillo, un delfino a cui passare il testimone. Anche questo è un grande gesto di fiducia. Olmi ha scelto Alessandro Celli, che ha girato il corto La pagella. “Il mio ruolo nel rapporto con Celli è stato un po’ quello del rompiscatole” ha dichiarato Ermanno Olmi, in videoconferenza dal Teatro La Fenice di Venezia. “Celli ha la capacità di entrare nella realtà e capirla. Che poi è la funzione dei poeti. Quando ha ricevuto questo incarico ha ricevuto un peso, ha sentito la responsabilità”. Celli ha girato La pagella, un corto dove si sente il suo senso per la realtà: girato nel vero carcere di Rebibbia, con veri detenuti, è la storia di un bambino che porta la pagella al padre che si trova in carcere. Lui è stato promosso, e ha mantenuto la promessa. Il padre no, è rimasto in carcere, e non può portarlo al mare. “Volevo fare un film attorno a un tavolo” racconta Celli. “Era un mio sogno. Volevo creare una tensione tra un padre e un figlio. Abbiamo trovato il giovane Andrea Calligari tra cento bambini”.
Pippo Mezzapesa ha raccolto il testimone da Paolo Sorrentino. “Ho conosciuto Mezzapesa molti anni fa a Bra, a un concorso di corti” racconta con la sua proverbiale ironia l’autore de Il divo. “Il suo era il film più sgangherato, il più lontano dalla parola professionalità. Ma era il più bello, e ha vinto. Uno che si chiama Pippo Mezzapesa non è lontano dal fare questo lavoro. Ma tutti e tre questi ragazzi possiedono una cosa ormai in disuso: una poetica. Una parola che sembra fuori moda, mentre continuiamo a recuperare le cretinate dei B movie di quaranta anni fa. Tutti e tre hanno una poetica di spietata tenerezza”. Due parole che calzano a pennello per il film di Mezzapesa, L’altra metà, storia di una donna che scappa da un ospizio per andare al matrimonio della nipote, che le è stato negato per la sua condizione. Strada facendo farà un incontro speciale. Il mondo di Jimmy Fontana fa da colonna sonora all’incontro. “Fontana mi ha chiamato e mi ha promesso un cestino per Natale” scherza Mezzapesa, confermando di persona l’ironia che c’è nei suoi film. “Avevo in mente Julio Iglesias, ma la sua canzone costava troppo. Il mondo è perfetta per raccontare la vita di queste persone anziane”. “Ho visto Mezzapesa molto concentrato sugli oggetti, con una fissazione da orefice” ha raccontato Piera Degli Esposti, protagonista del suo corto. “È una persona che sente l’anima degli oggetti”.
Mi manda Salvatores è invece la frase di Camaiti. “Dei corti di Massimiliano Camaiti mi piaceva quell’aura surreale. È importante che un giovane oggi abbia la possibilità materiale di realizzare una sua idea” racconta il regista premio Oscar per Mediterraneo. “Io non ho avuto tutori. La mia generazione ha dovuto fare le cose sulla propria pelle”. Salvatores ricorda un’altra cosa importante, che troppo spesso il cinema si scorda, producendo sempre più spesso prodotti dalle risposte preconfezionate. “Il film deve lasciare uno spazio vuoto, lasciare allo spettatore lo spazio per riflettere. Questa è la fiducia”. È quello che riesce a fare L’ape e il vento, il corto di Camaiti, dove si incontrano un ragazzo e un anziano contadino, dopo che il primo è rimasto con la macchina in panne. Solo alla fine capiremo che in quell’incontro c’è stato qualcosa di magico, di surreale. Il corto è girato nella Val Maira, già teatro de Il tempo fa il suo giro. “La Val Maira è un posto strano” racconta Camaiti. “È una delle poche valli dove non ci sono impianti sciistici. Volevo dare al film un’atmosfera sospesa, e credo che ci siamo riusciti”.
Ma un grande vecchio come Olmi non si limita a introdurre il suo regista. Punta l’attenzione sulla “predisposizione alla tristezza” della nostra generazione. E chiede ai tre autori come si sentono. “Abbiamo cercato di non fare film buonisti, ma io sono ottimista” è la risposta di Celli. “È difficile essere ottimisti” interviene Mezzapesa. “È uno sforzo grande per noi quello di avere fiducia in un paese dove non si dà fiducia ai giovani. Tocca a noi rimboccarci le maniche, ma è difficile. “Penso quello che ha detto Pippo” gli fa eco Camaiti. “La fiducia non la vediamo, ma ci crediamo”. Per ora è una bella iniezione di fiducia questa serie di corti. Una fiducia che sembra avere Olmi, che conclude: “quando ci sono gli autori il cinema c’è”.
di Maurizio Ermisino
da www.moviesushi.it
 
 
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