Questi fantasmi 2 a Venezia
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Vecchi film che sorpresa: la mostra
di Venezia riscopre le opere dimenticate
di Fabio Ferzetti
ROMA (10 luglio) - A volte ritornano. Specie se sono fantasmi. Così la cavalcata fra i titoli dimenticati del cinema italiano proposta lo scorso anno alla Mostra di Venezia fa il bis. Il titolo, ovviamente, è “Questi fantasmi 2”. Curatore sempre Sergio Toffetti, direttore (uscente) della Cineteca Nazionale, che annuncia con una punta di orgoglio sorprese e riscoperte disseminate fra i circa trenta titoli scelti dagli anni 40 agli anni 80 (non tutti sconosciuti: apre in pompa magna il restauro de La grande guerra di Monicelli). La rassegna poggia infatti su una premessa solo in apparenza paradossale: e se la storia del cinema italiano fosse ancora in buona parte da raccontare? Se ne discuterà con autorevoli testimoni d’epoca, chiamati a presentare i film con critici come Goffredo Fofi e Paolo Mereghetti. Può sembrare strano che un cinema esplorato in lungo e in largo da generazioni di appassionati abbia ancora qualcosa da rivelare, ma anche nella storia della cultura ci sono le maggioranze e le minoranze; e i film minoritari spesso vengono trascurati, incompresi o addirittura rimossi.
È il caso, racconta Toffetti, «di lavori eccentrici che contengono in sé la loro parodia, come Temporale Rosy di Monicelli (1980)», protagonista una lottatrice di catch, o Cenerentola e il Signor Bonaventura di Sergio Tofano (1941), con Paolo Stoppa, «forse uno dei migliori omaggi che si potessero fare al centenario del Futurismo».
Ma ci sono anche i film “per il popolo”, da non confondere con quelli neorealisti “sul popolo”. «Farse o melodrammi sociali che raccontano in diretta il pianto e il riso quotidiani», spiega Toffetti. «Cronache senza ambizione di passare alla storia, dunque capaci talvolta di guardare le contraddizioni senza il filtro dell’ideologia». Con vere riscoperte come Uno tra la folla (1946), «eroicomica ricostruzione del passaggio tra la Repubblica di Salò e la Liberazione, con Eduardo De Filippo e Carlo Campanini, diretta da Ennio Cerlesi e Piero Tellini (il grande sceneggiatore di Quattro passi tra le nuvole o Cronaca di un amore)». Oppure Accidenti alla guerra di Carlo Simonelli con Nino Taranto (1948), «che inizia come una parodia di Roma città aperta e va avanti con Taranto prigioniero in un lager, dove alcuni professori di eugenetica scoprono che è il tipo del purissimo ariano e gli affidano una legione di vichinghe con cui dar vita alla razza eletta...».
Ne vedremo delle belle insomma, anche in senso divistico, perché lo star system italiano è stato uno dei più vivaci del panorama internazionale. Così accanto a classici come Margherita fra i tre di Ivo Perilli (1942), un gioiello dei telefoni bianchi con Assia Noris in un quadruplo ruolo, si vedranno Claudia Cardinale ne La viaccia di Bolognini (1961), Rossana Podestà in Le ore nude di Marco Vicario (1964), Silvana Pampanini in Noi cannibali di Antonio Leonviola. Il divertimento è assicurato. Le polemiche pure, c’è da sperare.
Magari “Questi fantasmi 2” non capovolgerà la storia del nostro cinema. Però scavando a 360 gradi promette omaggi doverosi (il Mario Schifano di Umano non umano, «forse la miglior prova cinematografica del grande pittore». E autentiche rarità come Il tramontana (1965), «unico lungometraggio del documentarista Adriano Barbano, che ambienta nel Salento una storia a cavallo tra i "buoni ragazzi cattivi" come nei Quatrocento colpi di Truffaut e i documentari etnografici di Ernesto De Martino».
È presto per parlare di un eventuale “Questi fantasmi 3”, ma Toffetti promette di continuare le ricerche. E per il prossimo inverno ha già in serbo due rassegne che debutteranno a Parigi. Una sull’influenza senza fine dei Vitelloni (dai Basilischi della Wertmuller a Ecce Bombo di Nanni Moretti). Un’altra sulla “nouvelle vague” all’italiana «con titoli bizzarri o atipici per i loro autori come La cuccagna di Luciano Salce, Smog di Franco Rosi, Un mondo nuovo di De Sica». Forse le storie del cinema sono come le sceneggiature. Non si scrivono, si riscrivono.
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