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Lo stato fa CIAK...

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I GRANDI FILM - ALTRE INFO
  LO STATO FA CIAK ...

DAL 1994 AL 2005, ASSEGNATI 102 MLN PER 67 FILM CHE NON SONO ANCORA USCITI
CONTRIBUTO DI 3,718 MLN PER LA WERTMÜLLER PER INCASSSARE 6 MILA E 567 EURO
L’ETA’ MEDIA DEI PRIMI CINQUE REGISTI NELLA HIT PARADE DEI BENEFICIATI E’ DI 70 ANNI

Emilio Marrese per “L’espresso

Ma francamente, come dimenticare gli insegnamenti del mistico indiano Osho, la sua idea di fondere la grande anima del Buddha con la passionalità di Zorba il Greco, che ispirano il dj Loris nel progetto di aprire una discoteca sulla costa turca? Sì, è proprio la trama di 'Zorba il Buddha', il film uscito nel 2004 del regista riminese Lakshen Sucameli, che poi si chiamerebbe Antonino, ma il maestro spirituale Osho così lo ribattezzò. Ve lo siete perso? Succede: praticamente quattro titoli su cinque di quelli finanziati dallo Stato (che nel 2000 per Zorba deliberò un aiuto di quasi 2 miliardi di lire) nessuno li ha mai sentiti nominare. Figuriamoci vederli.

C'è di peggio: ad esempio, l'ultimo film di Lina Wertmüller ferita nell'onore, 'Peperoni ripieni e pesci in faccia' con Sophia Loren, ha ottenuto un contributo record di 3 milioni e 718 mila per incassare, la scorsa estate, 6 mila e 567 euro lordi al botteghino: un'uscita clandestina, senza promozione, in meno di 20 copie. Non ha staccato nemmeno mille biglietti: la critica ha steso un velo pietoso, il pubblico non se n'è nemmeno accorto e col box office, praticamente, ci hanno pagato un giorno di catering.

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(Linuccia Wertmuller e Giancarlo Giannini - U.Pizzi)

La stessa cifra - cioè, bada bene, la più alta da quando lo Stato sovvenziona i film di interesse culturale nazionale - è stata deliberata per il semi-kolossal 'Masaniello-Amore e libertà' del 37enne regista casertano Angelo Antonucci. Un filmone con Franco Nero, Gabriele Lavia e Anna Galiena, 2 mila comparse e otto settimane di riprese, che è pronto da un anno, ha girato 11 festival e non è ancora approdato nelle sale: la casa di distribuzione Revolver sostiene che i soldi promessi dallo Stato (delibera del 22/5/2003) non si sono ancora visti e finché non arriveranno nessuno vedrà Masaniello. Due film dei primi dieci più aiutati nella storia del cinema italiano non sono ancora arrivati al pubblico. L'altro è 'La storia di Leo' di Mario Cambi.

Sono vicende, e numeri, molto comuni in quel Titanic che è il cinema italiano: nel salone si balla, facendo a gara a chi allestisce il festival più rutilante, mentre la nave va a picco. Lo Stato dall'85 a oggi ha perso qualcosa come 2 miliardi e 170 milioni di euro nel settore. Alla produzione ha stanziato a fondo perduto circa 870 milioni: sarebbero prestiti, cioè soldi da restituire almeno in parte quando l'incasso pareggia l'investimento per poi essere rimessi in circolo, ma nei fatti solo un film su cento salda il debito. I produttori denunciano che quei denari promessi spesso non arrivano mai. Tra l'approvazione e la riscossione passano comunque due anni e mezzo.

La selezione dei film da sostenere ha risposto per anni a criteri discutibili quando non indecifrabili: è stato ritenuto, per dirne una, di interesse culturale nazionale anche 'Senso' di Tinto Brass, il sommo teorico e cantore dell'italico deretano. "Il culo", è il suo manifesto di pensiero, "è lo specchio dell'anima. I miei film non danno solo erezioni ma anche emozioni". Come non firmargli un assegno? E avanti il prossimo.

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(Anna Galiena nel film 'Senso 45' di Tinto Brass)

Fare un film in Italia costa in media un paio di milioni e il ministero dei Beni Culturali copre circa tre quarti della somma per i film che valuta di interesse culturale: la legge 153 del '94 stabiliva che il finanziamento potesse arrivare al 90 per cento del budget e al 70 di garanzia statale (il 90 in caso di opere prime e seconde). Il contributo medio elargito è di un milione e mezzo per un ritorno al botteghino di 20 mila euro a pellicola.

Dal '94 fino alla metà del 2005 sono stati assegnati 102,6 milioni per 67 film che non sono ancora usciti e, per lo più, non usciranno mai. Più di uno su dieci non arriva al cinema. Ma è un calcolo generoso, perché tra quelli che si considerano usciti si contano anche i film che hanno fatto una sola apparizione a una rassegna di quartiere o nella sala parrocchiale a Ferragosto. E quindi gli autori dicono: non è colpa nostra se poi le opere non vengono immesse nel circuito. Nel caveau della Bnl e nelle cantine del Centro sperimentale di cinematografia giacciono decine e decine di pizze che non hanno mai conosciuto un proiettore. Facciamo un festival pure con quelle? Sì, c'è già anche quello.

Nell'ambiente gira questa battuta: se l'Istituto Luce distribuisse droga invece che film, il problema della tossicodipendenza sarebbe risolto. "Il nuovo indirizzo", dice Sandro Battisti presidente di Cinecittà Holding, che controlla anche il Luce, "prevede che il Luce si occupi solo di produzione e distribuzione di opere prime o seconde e di grandi film d'autore. Vendendo le multisale e incrementando la partecipazione statale nel circuito delle sale di qualità, la distribuzione di buon cinema italiano dovrebbe essere rafforzata".

La pacchia dei finanziamenti ai registi è finita nel 2003, dopo due stagioni in cui lo Stato, avendo Veltroni raddoppiato a 8 miliardi di lire il tetto per ogni film, aveva scucito totali 220 milioni. La cassa si è prosciugata e ora siamo a 21 film approvati per 37 milioni nel 2006. D'altra parte il fondo di credito della Bnl è passato dai 700 miliardi di lire del '94 ai 78 miliardi (sempre in lire) nel 2004. Così nel 2004 si sono un po' regolati i rubinetti: massimo 70 per cento di copertura (5 milioni di euro) e 50 per cento di garanzia.

L'assistenzialismo scriteriato è una delle ragioni del collasso economico (non creativo) del cinema italiano, sebbene le cose siano migliorate da quando la legge Urbani nel 2004 ha introdotto il reference system limitando al 60 per cento la discrezionalità delle commissioni e legando il restante a una graduatoria stilata su parametri fissi: un punteggio che viene assegnato principalmente in base alla carriera del regista e alla solidità della casa di produzione. Per troppi anni si sono gettati soldi a pioggia, quasi alla cieca, o in qualche caso vedendo benissimo chi era il destinatario amico. Per troppo tempo lo Stato non s'è preoccupato di verificare le referenze dei produttori: gente che, è successo, intascava i soldi gonfiando il preventivo, poi tagliava le spese all'osso e si teneva il resto. Michele Placido ha raccontato di essere stato inserito a sua totale insaputa in cast di film portati all'esame delle commissioni.

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(Roberto Faenza)

Sono pochi i registi, tra quelli sovvenzionati, che giustificano la fiducia: Roberto Faenza è il più finanziato, ma ha incassato anche 14,4 milioni con un attivo di circa 600 mila euro rispetto al contributo statale. In pari è andato Pupi Avati, mentre il risultato più eclatante di sempre è stato quello di 'Notte prima degli esami': 12,463 milioni al botteghino con 800 mila euro di finanziamento. Un caso più unico che raro. Ottimo l'esito dei 'Cento passi' di Giordana, uno dei cinque o sei film che ha anche restituito il prestito. Soldini, Bellocchio, Cristina Comencini, Piccioni e Olmi sono tra i direttori che, in linea di massima, portano a casa il risultato.

In netto rosso il patriarca 92enne del cinema italiano Mario Monicelli, con 2,2 milioni di botteghino (contro i 9,5 deliberati) e un film come 'L'omo nero' mai realizzato. Stupisce al quarto posto di questa hit parade la presenza di Pasquale Scimeca, 51enne siciliano, che ha avuto 9 milioni e incassato briciole: il suo 'La passione di Giosuè l'ebreo' ha fatto 64 mila euro al box office contro i 3,5 milioni concessi. Ma a Venezia due anni fa s'è lamentato del boicottaggio ("Pochi potenti decidono i film da fare, distribuire e forse anche portare ai festival. Stiamo entrando in un incubo orwelliano"). Se era raccomandato, quanto gli davano?

Un difetto ulteriore del metodo di finanziamento è quello di premiare soprattutto le vecchie glorie della cinepresa: l'età media dei primi cinque registi nella hit parade dei più beneficiati è di 70 anni. Certo che poi si pigliano belle cantonate anche quando si punta forte su un giovane: un'altra perla nera è 'My father-Rua Alguem 555' di tal Egidio Eronico, 3,5 milioni per 13.722 euro di sbigliettamento. Mah.

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(Mario Monicelli - U.Pizzi)

Davanti a questo scenario che sia indispensabile una nuova legge di sistema è opinione condivisa ormai da tutte le componenti. A parte la recente provocazione di Rifondazione (quote obbligatorie di film italiani in sala: un protezionismo inapplicabile), il disegno di legge dell'Unione ha iniziato il suo lungo iter nell'aprile 2006 con l'obiettivo di diventare norma entro quest'anno. Il progetto è stato curato da Andrea Colasio della Margherita: "Bisogna che i costi", spiega, "poggino su tutta la
filiera, tenendo presenti tutte le piattaforme mediatiche: web, telefoni, eccetera. Le tv devono dare un contributo molto più cospicuo".

La prospettiva non piacerà all'opposizione. Nel mirino c'è soprattutto Sky. La legge prevederebbe un prelievo del 5 per cento del fatturato lordo delle pay tv e del 3,5 per i gestori di telefonia e di streaming via Internet, ma anche per i noleggiatori di home video. Tutti i poteri verrebbero decentrati a un'Agenzia per il cinema, creando un soggetto unico per competenze ora suddivise tra Direzione generale per il cinema e Cinecittà Holding. "L'Italia", prosegue Colasio, "destina al cinema 90 milioni contro i 515 della Francia, il cui sistema va preso a modello. Un film francese viene realizzato con 5-6 milioni, un italiano con due e di conseguenza si risparmia sulla promozione. Il risultato è che il cinema nazionale da noi ha una quota mercato del 25 per cento e in Francia del 45. Il vero problema è che non abbiamo produttori indipendenti: ora tutto è nelle mani di Raicinema e Medusa. Chi ha le frequenze tv decide anche i contenuti , e ciò crea una situazione ambigua. Bisogna tornare all'età d'oro dei Ponti e dei De Laurentiis, rilanciando contemporaneamente il Centro sperimentale di cinematografia oggi in stato comatoso. Un dato che dà speranza sono quei 20 film italiani che nel 2006 hanno superato il milione di incassi".

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(Aurelio De Laurentiis - U.Pizzi)

La legge dovrebbe essere accompagnata da un decreto per la defiscalizzazione: in fatto di tasse l'Italia è il paese più svantaggiato rispetto alla concorrenza e per questo anche le produzioni internazionali, salvo rare eccezioni, girano alla larga dai nostri studios.

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2 - LA TOP TEN DEGLI AUTORI
Regista, totale finanziamenti (in milioni di euro) - numero film

Roberto Faenza 13,789 - 6

Pupi Avati 9,743 - 5

Mario Monicelli 9,490 - 4

Pasquale Scimeca 9,005 - 4

Lina Wertmüller 8,856 - 3

Renzo Martinelli 7,561 - 3

Ettore Scola 6,515 - 4

Roberta Torre 5,797 - 3

Maurizio Nichetti 5,720 - 3

Giuseppe Piccioni 5,606 - 4

3 - LA TOP TEN DELLE PELLICOLE

Film regista e anno di uscita - finanziamento - incasso

Peperoni ripieni e pesci in faccia - L. Wertmüller, 2004 - 3.718.490 - 6.567 €

Masaniello - Amore e libertà - A. Antonucci, 2003 - 3.718.490 - 0 €

La passione di Giosuè l'ebreo - P. Scimeca, 2003 - 3.551.157 - 64.120 €

Totò Sapore - M. Forestieri, 2003 - 3.532.565 - 873. 526 €

Così Ridevano - G. Amelio, 1998 - 3.532.565 - 1.103.294 €

I piccoli maestri - D. Lucchetti, 1998 - 3.532.565 - 1.315.320 €

La storia di Leo - M. Cambi, 2003 - 3.520.194 - 0 €

Rua Alguem 5555 - E. Eronico, 2001 - 3.501.577 - 13.722 €

Io no - S. Izzo, R. Tognazzi, 2003 - 3.468.300 - 398.078 €

Pontormo - G. Fago, 2002 - 3.410.407 - 150.31 €

da Dagospia 06 Febbraio 2007


.... eppoi dicono che i soldi per la cultura non ci sono....
NON ci sono per noi che cerchiamo DAVVERO di fare CULTURA CINEMATOGRAFICA !!!