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I grandi film
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Cinema piratato
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Medusa non mostra più neanche ai giornalisti i film doppiati. Troppa la paura di copie illegali
ROMA
La pirateria è «il vero cancro che sta uccidendo il cinema». Il grido di dolore, lanciato ieri dal presidente dell’Anica Paolo Ferrari, è ormai un coro unanime che riguarda l’intera industria cinematografica. Si calcola che, per colpa dei pirati, il settore perda 500 milioni di euro all’anno: «Se andiamo avanti così - osserva Giampaolo Letta, amministratore delegato di Medusa - non avremo più risorse per produrre, il che vuol dire che la pirateria finirà perché non ci saranno più film da scaricare». Un paradosso che rischia di diventare realtà. Proprio Medusa, qualche giorno fa, ha diffuso un comunicato in cui si avvertono i giornalisti invitati alle proiezioni stampa che, d’ora in poi, i film verranno presentati solo in versione originale. Qualcuno si è risentito, c’è stata perfino qualche firma del settore che ha telefonato all’ufficio stampa dichiarandosi offesa. Ma come, pensate che proprio critici e cronisti specializzati contribuiscano alla morte del cinema? La triste verità è che sì, è successo anche questo. A mezza bocca si racconta che casi di film piratati duranti le anteprime si sono verificati eccome, e allora bisogna correre ai ripari.
La tecnica utilizzata per il furto è semplice: alle immagini del film già illegalmente scaricato basta accoppiare il dialogo italiano raccolto grazie a piccoli registratori digitali. «Con Benjamin Button - racconta Ferrari - è successo l’incredibile. Il film è uscito di venerdì, il martedì dopo era già in giro la copia piratata, le immagini venivano dagli Stati Uniti e i sottotitoli erano stati fatti in Malesia». Così il cinema muore. Il colpo di grazia, spiegano gli esperti, l’ha dato Internet: «Fino a qualche tempo fa - dice Letta - il fenomeno era limitato alla pirateria fisica, bisognava combattere con chi vendeva dvd agli angoli delle strada, attività che comunque è controllata dalle organizzazioni criminali e contribuisce a finanziare altri traffici illeciti. Oggi, grazie a Internet, la circolazione di contenuti protetti dalle norme sul diritto d’autore è esplosa e i film ne fanno le spese. Il mondo discografico è già stato travolto, adesso tocca a noi. Se le pellicole non sono più viste né al cinema né in dvd, il danno diventa enorme».
Tra una settimana la Fapav (Federazione Antipirateria) presenterà una radiografia della situazione. Numeri allarmanti, annuncia il presidente Filippo Roviglioni, che impongono decisioni immediate: «A piratare sono soprattutto i giovani, e il 73% lo fa sapendo che l’operazione costituisce reato». Allora perché continuano? «Perché si sentono immuni e non identificabili». Prima, aggiunge Roviglioni, «combattevamo i vucumprà che il sabato mattima vendevano film usciti in sala il venerdì sera. Adesso che il traffico è passato in rete, la battaglia è diventata mille volte più difficile». I vecchi accorgimenti non bastano: «Le copie vengono sigillate e spedite all’ultimo momento - commenta Ferrari -, ma non serve». Naturalmente le prede del grande furto sono i film più popolari: «Non si scaricano opere di nicchia - spiega Letta -, gli attacchi maggiori sono rivolti ai titoli più attesi dal grande pubblico». Dai film di Natale a quelli con le star più amate, per non parlare delle saghe tipo Harry Potter o X-Men.
Non è un caso se il divo Hugh Jackman, a pochi giorni dall’anteprima mondiale del film dedicato al suo personaggio, Wolverine, abbia deciso di dichiarare al mondo tutto che la diffusione illegale della pellicola su Internet gli ha «spezzato il cuore». Spiega Roviglioni: «L’utente che sta piratando un film viene avvisato, per due volte gli si ricorda che sta commettendo un reato, alla terza parte il distacco dell’utenza». Sembra che il metodo funzioni: «Negli Stati Uniti - dice Ferrari - si è verificato un calo del 70% dell’attività di pirataggio, insomma il preavviso è utile». Letta aggiunge che il metodo ha dato buoni risultati anche in Olanda e in Nuova Zelanda. Insomma, ritrovarsi scollegati fa paura. In Francia, però, una proposta analoga, sostenuta dal presidente Sarkozy, è stata bocciata ieri dall’Assemblea nazionale. Il problema è aperto anche in Italia perché «i server fanno resistenza sostenendo di non poter essere investiti del ruolo di guardiani». Intanto la Sony è in trattativa per mandare 60 vecchi film su Youtube, per cercare di soddisfare la domanda degli spettatori, senza le entrate provenienti dai tagli sui dvd e della pay-tv.
Ma in Italia che si fa? Presso la Presidenza del consiglio è stato istituito un Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale: «L’obiettivo è arrivare in tempi brevi a formulare un testo che potrebbe diventare legge». Una legge che si faccia rispettare: «Ne esiste già una che vieta la pirateria a scopo di lucro - osserva ancora Letta - ma se la sanzione non è forte, la norma rimane lettera morta». Il mercato illecito italiano incide per il 13% sul totale mondiale dei download. Un dato drammatico «se paragonato con quello relativo all’incidenza dell’Italia sul mercato legale, pari solo al 5%». Insomma, se ci facciamo notare, è ancora una volta per un primato negativo.
di FULVIA CAPRARA
10/4/2009 - DOPO I DISCHI LA TECNOLOGIA METTE IN CRISI I FILM
da: LASTAMPA.IT
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