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I grandi film
Analisi dei Film
Fare il Critico Cinematografico
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Fare il Critico Cinematografico
| I GRANDI FILM - ANALISI dei FILM |
Immaginate lo stesso editore fare lo stesso discorso a proposito di un critico letterario, o di teatro, arte, ballo, opera o architettura. Non succederebbe mai. Eppure sembra che il cinema – l’arte più accessibile e popolare di tutte – non sia messa sullo stesso piano delle altre.
Sfortunatamente questo ha portato ad un peggioramento generale della critica cinematografica, che è diventata principalmente descrittiva, aneddotica e soggettiva invece che analitica. La maggior parte delle critici si interessano principalmente al contenuto di un film – chiunque vi può dire cosa racconta un film – piuttosto che al suo stile, perché non hanno conoscenze sufficienti a farlo. Questo mi ha fatto capire che i critici cinematografici dovrebbero avere un’educazione formale alla materia, come ad esempio una laurea in analisi del cinema.

The rules of the game... Paulette Dubost and Nora Gregor in Renoir's La Règle du jeu.
Io insegno storia e teoria del cinema in un’università statunitense, e so che molti dei miei studenti decidono di seguire i miei corsi perché li ritengono facili (e magari pensano persino di poter mangiare pop-corn a lezione). Ci mettono poco, però, a capire che si sbagliavano: imparare a ‘leggere’ un film è una cosa complicata, anche se divertente.
Credo che ogni critico cinematografico dovrebbe conoscere, ad esempio, la differenza tra una panoramica e una carrellata, tra key light e fill light, suono in presa diretta o ridoppiato, significato e significante, musica diegetica ed extra-diegetica. E dovrebbe sapere che l’uso del carrello o della profondità di campo può essere una scelta ideologica.
Deve conoscere i film di samurai come quelli ambientati nel Giappone moderno, deve avere familiarità con l’effetto Kulesov e il saggio di François Truffaut “Una certa tendenza del cinema francese”, deve conoscere la regola dei 180 gradi e sapere cosa vuol dire ‘saturare’.
Deve aver letto Ejzenštejn e Balasz, Bazin, Kracauer, Barthes, Metz e Daney.
Deve aver visto i film di Godard, Dreyer, Bresson, Renoir, Buñuel e Bergman; ma anche quelli di Straub e Huillet, Dulac, L’Herbier, Mrinal Sen, Margerite Duras, Naruse, Eustache e Brakhage. Deve essere ben preparato sul costruttivismo russo, l’espressionismo tedesco, il neorealismo italiano, il Cinema Novo, la Nouvelle Vague e il cinema di Dziga Vertov.
Questi dovrebbero essere i requisiti minimi perché qualcuno possa dire di essere un critico cinematografico. Ma a quel punto, potrebbe sempre non ottenere il lavoro perché “ne sa troppo, di cinema”.
di Ronald Bergan “Guardian Unlimited“, 26 Marzo 2007
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