Le fatiche di Ercole, il film che "salvò il cinema italiano" dallo strapotere di Hollywood

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I GRANDI FILM - ANALISI dei FILM

 

le-fatiche-di-ercole-year-1958-director-pietro-francisci-... poi venne la crisi del 1956 in quanto gli americani cercavano di soffocarci e per un anno non si batteva un chiodo. Fino a che Pietro Francisci salvò il cinema italiano (non è mai stato riconosciuto da nessuno) con "Le fatiche di Ercole". La moda della barba che in fondo è venuta da Ercole, è dovuta ad una pochade di Labiche del 1880 che io vidi alla televisione. C'era un bell'uomo con la barba (era Nino Pavese). Pensai che con la barba e baffi erano tutti più belli. La mattina dopo vado da Francisci in produzione a guardare le fotografie dei culturisti. Steve Reeves era il meglio di tutti... gli telegrafammo di farsi crescere la barba. Lui arrivò e ci fu il boom del cinema italiano.

di Mario Bava
Testo tratto da La città del cinema, Edizioni Napoleone 1983 (ora in «Dizionario del Cinema Italiano», Edizioni Gremese). 

Il filone degli Ercoli e Maciste l'ha inventato De Concini.

Lui ebbe l'idea del primo Ercole, e così nacque il genere. Gli nacque con Francisci. Francisci aveva fatto dei filmetti, negli anni `50, tipo "La regina di Saba", che già avevano molte di queste cose fantastiche. E alle spalle c'erano sempre "La corona di ferro", Ulisse... Credo che il boom di questi film sia dovuto anche a com'era l'Italia di quegli anni, con tutti questi cambiamenti, e questi contadini inurbati, disorientati... Erano film che andavano molto bene anche nel Terzo Mondo.
Francisci aveva avuto la pensata di sfruttare un Mister Muscolo, però come un Ercole ancora dentro imprese realistiche. De Concini invece ebbe la botta di genio di farne un Ercole tutto sopra le righe, un Ercole che, se lanciava un disco, questo disco diventava veramente un disco volante, non si fermava più. Con la partecipazione straordinaria di Castore e Polluce sul modello delle gemelle Kessler, ossia vestiti uguali e uguali nei movimenti.

di Duccio Tessari

Sì, in un momento di crisi cinematografica ho inventato i cosiddetti "sandaloni", gli Ercole.
Era un periodo in cui Il cinema italiano sembrava morto. E allora dissi: «Ma perché non facciamo una favola con un personaggio da favola?». A pensarli e scriverli mi divertii moltissimo, tanto che poi diventai una specie di firmatore ad onorem di questi film, perché tutti quelli che facevano pellicole di “sandaloni” venivano a farmi firmare i copioni, anche se non li avevo scritti mi pagavano soltanto perché li firmassi, dato che in un certo senso ero stato il padre di questo tipo di film.
Mi era venuto in testa di farli semplicemente perché l'idea di travisare Ercole in chiave ironica mi divertiva molto. E difatti questi film erano molto ironici, c'erano battute tipo: «Esculapio, muoviti, traversa il fiume e vieni qua!» con Esculapio che rispondeva: «Non posso, non ho ancora inventato niente contro i reumatismi!». Oppure: «Ehi, tu, bel giovane dallo sguardo furbo, come ti chiami?», «Ulisse!», «Ah, da grande ti chiameranno l'astuto Ulisse».
Insomma erano film fatti così, ridendoci 
sopra, con un regista però, che ci credeva molto e che amava queste cose. E fu certamente questo a fare la loro fortuna.
Le fatiche di ErcoleIl regista si chiamava Pietro Francisci, ed era un uomo molto semplice. Il nostro primo film della serie, "Le fatiche di Ercole", interpretato da Steve Reeves, non costò neanche 100 milioni, e in America ha incassato non so quanti milioni di dollari, credo dieci! Comunque, quando mi venne l'idea per questo personaggio buono e forzuto, per Ercole, uno a cui tutti gli uomini in cuor loro sognano di somigliare, nessuno dei produttori nostri era propenso a realizzarla, tutti storcevano il naso. L'unico a coglierla al balzo fu Nello Santi, anche perché Francisci la sostenne molto e loro erano reduci da alcuni film di successo fatti assieme tipo "Orlando e i paladini di Francia". Quelli però erano film più avventurosi mentre qui c'era la favola per bambini proposta nella maniera più elementare e più semplice alla evasione degli adulti. E da Ercole a Maciste il passo fu molto breve. 

di Ennio De Concini


Reeves era un culturista.
Deve tutto a un signore che si chiama Giovanni Cianfriglia, uno stuntman, che da vicino gli somigliava abbastanza e da lontano era un suo sosia. Era Cianfriglia a fare qualsiasi cosa forzuta o faticosa nei suoi film. Reeves, prima di cominciare una scena, si limitava a gonfiare i muscoli uno per uno con dei movimenti di ginnastica. Erano però muscoli turgidi di proteine, burro e miele, che non avevano nessuna forza. Difatti, non ce la faceva neppure a sollevare tra le braccia una attrice. Era sempre Cianfriglia di spalle che la tirava su, poi, in campo ravvici
nato, Reeves lo sostituiva mentre però fuori campo la ragazza era puntellata da sotto da un macchinista rannicchiato a mo' di cariatide. Inoltre, non aveva assolutamente il senso dell'equilibrio e alla minima richiesta di una corsa sbatteva delle terribili culate a terra. Sul set era seguito come un'ombra da una ragazza polacca che poi divenne sua moglie, la quale lo curava attentamente, credo lo limitasse anche sessualmente per non affaticarlo. Era comunque consapevole in pieno di vivere un fenomeno momentaneo di cui doveva profittare al massimo badando a risparmiare per l'avvenire. Difatti era di una tircheria sordida.
di Duccio Tessari

Testi tratti da: L'avventurosa storia del cinema italiano raccontata dai suoi protagonisti 1935-1959, a cura di Franca Faldini e Goffredo Fofi, Feltrinelli, 1979.


IL GLADIATORE di Ridley Scott
Sceneggiatura: David H. Franzoni, John Logan, William Nicholson; musiche: Klaus Badelt. Lisa Gerrard, Hans Zimmer; fotografia: John Mathieson; montaggio: Pietro Scalia; scenografia: Arthur Max; architetto-sceno-grafo: Keith Pain: arredatori: Jille Azis, Elli Griff, Sonja Klaus, Crispian Sallis; costumi: JantyYates. Interpreti: Russell Crowejoaquin Phoenix. Connie Nielsen, Oliver Reed, Richard Harris. Derek Jacobi, Djimon Hounsou, David Schofield, John Shrapnel. Tomas Arana, David Hemmings. Gianina Facio. Giorgio Cantarini. Colore (Technicolor). UK/USA, I 999/2000.

LE FATICHE DI ERCOLE di Pietro Francisci
Dal poema Le Argonautiche di Apollonio Rodio. Adattamennto di Pietro Francisci; sceneggiatura: Ennio De Concini, Pietro Francisci, Gaio Frattini: musiche: Enzo Masetti, dirette da Carlo Savina; fotografia ed effetti speciali: Mario Bava; montaggio: Mario Serandrei; architetto-scenografo: Flavio Mogherini; arredatore: Flavio Mogherini; costumi: Giulio Coltellacci. Interpreti: Steve Reeves. Sylva Koscina, Fabrizio Mioni, Ivo Garrani, Arturo Dominici, Mimmo Palmara, Lidia Alfonsi, Gina Rovere, Luciana Paluzzi, Lily Granado. Gianna Maria Canale. Afro Poli, Aldo Fiorelli, Gino Mattera, Andrea Fantasia, Gian Paolo Rosmino, Gabriele Antonini. Prodotto da Federico Teti per la Oscar Film, Galatea. Colore (Eastmancolor). Italia, 1957.

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COLOSSEO - PEPLUM

Passeggiate Romane partecipa ad uno dei grandi eventi dell'estate in città: l'istituzione dell'isola pedonale dei Fori, suggestiva indicazione a tutti i romani (siano essi i cittadini stanziali che i turisti sempre più rapiti dalla città) di come può essere vissuta una delle aree più spettacolari di Roma. Ed è certo una suggestione antica e attualissima allo stesso tempo, quella che ha provato chi si è trovato a passeggiare per quest'area in queste settimane. Così sarà anche per chi vorrà seguirci in questa macchina del tempo del cinema peplum, mitologico o dei "sandaIoni" che dir si voglia. A "II gladiatore", recente reincarnazione planetaria-hollywoodiana del genere abbiamo affiancato il mitico (è veramente il caso di dirlo!) "Le fatiche di Ercole", il vero e primo capofila, il film che "salvò il cinema italiano" (proprio dallo strapotere di Hollywood), in una copia recentemente ristampata dalla Cineteca Nazionale in occasione di una importante retrospettiva tenutasi all'ultimo Festiva! di Locarno.

Testi da LA CITTA' SU GRANDE SCHERMO  del Comune di Roma e Associazione Roma Città di Cinema - 2001