- Home
- Il Corto
- Sceneggiature
- Cast e Troupe
- Tecnica
- Concorsi Cortometraggi
- I Corti
- Archivio Nazionale Cortometraggi
- I grandi film
- Le Tesi
- Eventi e Notizie
- Le origini del Cinema
- Interviste
- Collaborazioni
- I corsi
- i Libri di Cinema
- Tutto sulla SIAE
- Tutto il resto
- Ancora Link di Cinema ed altro
- Altre Arti culturali
- Mappa del sito
Contenuti : 2533
Indirizzi internet : 1
Hits visite contenuti : 2630402
I grandi film
Film di oggi
BAARIA di Giuseppe Tornatore
BAARIA di Giuseppe Tornatore
| I GRANDI FILM - FILM DI OGGI |
Baaria non ha riscosso premi a Venezia, ma è stato scelto per rappresentare l'Italia agli Oscar 2010.
Baaria ( Bagheria, città natale di Giuseppe Tornatore ) racconta un secolo, dagli anni Venti fino agli anni Ottanta: Fascismo, mafia, guerra mondiale, Comunismo, Democrazia Cristiana, attraverso le vicende di tre generazioni di una famiglia siciliana, i Torrenova. Il protagonista è Peppino (Francesco Scianna), che da bambino, costretto a lavorare, abbandona la scuola, fa il bracciante e poi il pastore. In mezzo ai disordini della fine della guerra, ruba da una banca assaltata un bel po’ di denaro, che dà nuove possibilità alla famiglia: possono allevare mucche e vendere latte. Si sposa con Mannina (Margareth Madè ), in quanto riescono ad aggirare con uno stratagemma le opposizioni della famiglia di lei, e da questo momento Peppino ha una famiglia che cresce continuamente, mentre, già iscritto al Partito Comunista, vi lavora a tempo pieno e ne diviene un esponente di spicco.
Il film appartiene a quella categoria di opere cinematografiche che ti entusiasmano o ti esauriscono a seconda dell’umore, della capacità di attenzione, della resistenza a… stare seduti. Voglio dire che, a parte questo cenno alla lunghezza ( che potrebbe essere lentezza ), è difficile valutare un film che vuole essere un’epopea di un popolo: raccontare cioè eventi semplici e grandi alla stessa stregua, personaggi comuni e guerre o fatti sociali che hanno lasciato il segno, equiparandoli con la forza della luce magica del ricordo, della risonanza nell’individuo, dei turbamenti. La voglia di epopea al cinema corre un rischio, non certamente quello di enfatizzare il piccolo, il povero, il semplice, rendendoli simbolo; il rischio è di raccontare troppo, troppo di tutto: personaggi, situazioni, immagini, musica. Rischio è soprattutto l’uso banale, ovvio, di tutto ciò. Solo per intenderci, in questo film di Tornatore un esempio di uso banale è l’ovvietà di una colonna sonora ( anche se di Morricone ) che sottolinea con suoni e toni tutte le sequenze più o meno drammatiche. Scontato, voglio dire. Dal regista di Nuovo cinema Paradiso non ci si aspetta tali cadute di stile. Pensiamo alla fuga di qualcuno, che viene inseguito: quanto sarebbe più originale, angosciante, se si svolgesse in silenzio!
In un’epopea si mette molto, molto di tutto, ma non deve apparire troppo; il film può durare ore, può essere a puntate, allora non è un film da sala. Può accadere tuttavia che si proietti in sala e che le tre, o quattro o cinque ore volino e lo spettatore non si accorga di quanto tempo è stato seduto. Questo spettatore non dirà che nel film ci sono troppe cose.
Comunque l’ho scritto in premessa: dipende dall’umore. Quindi non mi stupirei se più d’uno che ha visto Baaria si rivelasse entusiasta del film.
L’inizio: un bambino corre lungo una strada deserta e polverosa finché non si alza in volo a sorvolare il suo paese. La fine: il bambino riappare allo stesso modo e corre, ma la strada non è deserta e polverosa, è asfaltata e ci sono palazzi a non finire e trabocca di automobili e motocicli, e il bambino non si alza in volo, ma trova tra le macerie della sua casa l’orecchino di…sua figlia: la bambina l’ha perduto quando lui, ormai padre, le ha dato uno schiaffo.
Inizio e fine: linguaggio filmico, molto bello, metaforico, denso di significati, tutti da scoprire. Pongono un interrogativo: riuscirà l’uomo, alla soglia della vecchiaia, a ridare l’orecchino alla figlia, che ha punito con uno schiaffo - di cui a dire la verità si era subito pentito - perché non si era piegata all’imperativo di lui padre? La figlia che in fondo aveva preso il suo carattere.
Se vuole rispondere a questa domanda Tornatore deve fare un film diametralmente opposto. Ma Tornatore può dire che la risposta è proprio l’orecchino trovato. Questo è il bello del finale e del film.
Sì, certamente, sto esagerando. Tra l’inizio e la fine ci sono circa sessant’anni. Tra le due sequenze ci sono le storie grandi e piccole della sua infanzia e della sua giovinezza, volti ed oggetti, suoni, colori, atmosfere, drammi e commedie. Tra le due sequenze Tornatore ha cercato la sua memoria, ha trovato le sue radici.
Il silenzio della giuria veneziana si comprende: Baaria non è il miglior film di Giuseppe Tornatore; è però un film importante, ovviamente non lo è perché è lungo e costoso, ma perché convince: convincono in gran parte le ricostruzioni sceniche, i personaggi, gli avvenimenti, le azioni; non tutto certo. Soprattutto è un film importante perché ha momenti di poesia condivisa da chi vede e ascolta.
di Maurizio Mazzotta - www.essereuomo.it
| < Prec. |
|---|



