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I grandi film
Film di oggi
L'UOMO NERO di Sergio Rubini
L'UOMO NERO di Sergio Rubini
| I GRANDI FILM - FILM DI OGGI |
L’uomo nero di Sergio Rubini per la sceneggiatura di Carla Cavalluzzi e Domenico Starnone.
Tra gli interpreti Valeria Golino, Margherita Buy, Riccardo Scamarcio, Sergio Rubini, Anna Falchi, Maurizio Micheli. Italia 2009.
Placido racconta i suoi sogni, Tornatore se ne va in Sicilia per rivivere le sue storie, Rubini rivisita la Puglia per riproporre il suo Sud. C’è una tendenza autobiografica, ma perché parlare di retorica delle radici, come scrivono alcuni? Retorica è ciò che non convince, che rimane in superficie, privo di contenuti autentici, affettivi e intellettivi, ciò che viene usato anche senza convinzione ma solo per sfruttare un contenuto che ha dimostrato di essere per qualche motivo ben accetto. Certamente ci sono contenuti che hanno la tendenza ad essere accettati, tra questi tutti i temi che trattano di sentimenti forti come legami di famiglia, tragedie in famiglia, ricerca delle proprio radici; ma questi temi possono essere raccontati senza compiacimenti, senza indulgenze, cioè in modo convincente. Al di là di questa tendenza percorsa senza retorica, il cinema italiano sta vivendo un momento felice. Speriamo che duri un bel po’. E’ in testa, non ho dubbi, per le storie che racconta, se le confrontiamo con la gran parte dei temi della cinematografia americana, che impera e che ( fatta salva la commedia hollywoodiana ) tende, sicuramente per motivi di dollari, al fumetto, all’effetto speciale, alla spettacolarizzazione. Possiamo dire per questo che i produttori italiani sono più coraggiosi, credono nel pubblico (che pure ahimé li delude ); e che invece i produttori americani non hanno fiducia nelle sale cinematografiche, vedono gli spettatori come eterni adolescenti e qualche volta devono ricredersi quando film come Baaria sono accolti alla grande. Certo in questo caso c’è il peso di un regista che ha commosso, ma ciò dimostra pure che anche il pubblico degli States vorrebbe cambiare, è stanco di uomini che si arrampicano sui grattacieli, di gangsters e sparatorie, e forse ( voglio sperare ) si annoia alla retorica ( questa sì ) degli orrori.
Gabriele Rossetti torna a casa alla morte del padre. E in questa tragica occasione scopre che sia il padre sia l’uomo nero che aveva ritenuto cattivi sono invece degli uomini buoni. Gabriele ha una grande fortuna, sin da piccolo: fantastica, sogni a occhi aperti, crea un suo mondo, e questo è stimolo a pensare. L’uomo nero da bambino gli faceva paura e andava a trovarlo - nel suo mondo fantastico - proprio quando più era infelice e terrorizzato da qualcosa. Da adulto comprende chi è quest’uomo e quanto era generoso con i bambini. Così per il padre: quando Gabriele comprende chi era suo padre, lo ama. E anche se è ormai troppo tardi, perché il padre è andato via per sempre, riceve da lui “morto” un grande insegnamento. Il padre in vita avrebbe potuto vendicarsi, distruggere chi gli aveva fatto del male, ma non l’aveva fatto perché era più importante ricostruire se stessi piuttosto che distruggere gli altri, e anche perché gli uomini veri non si vantano, non ne hanno bisogno.
Il film è un lungo flashback. E’ il racconto di Gabriele. Il padre Ernesto faceva il capostazione in una cittadina pugliese dove viveva con la moglie Franca, insegnante, il cognato scapolo Pinuccio e Gabriele appunto. Ernesto era dunque padre, a modo suo, come molti artisti; era pittore, e chi può dire se era ossessione o bisogno autentico di esprimersi con immagini e colori? Di certo Ernesto subiva le frustrazioni del suo ambiente, e tutto di lui veniva osservato dal figlioletto Gabriele, che lo confrontava con la madre amorosa, con lo zio spensierato, affettuoso e simpatico. Agli occhi del figlio il padre risultava sempre perdente. Invece scopre che non lo era affatto.
L’uomo nero è una favola, molto bella. I personaggi e le relazioni tra i personaggi sono convincenti, perché descritti con naturalezza, senza sottolineature, senza insistere, con quella profondità che nasce dalle piccole cose. Gli interpreti sono bravi e qualcuno come Scamarcio inedito, in quanto, almeno ai miei occhi, fa vivere un personaggio nuovo per lui ritagliandoselo addosso perfettamente.
di Maurizio Mazzotta - www.essereuomo.it
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