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I grandi film
Film di oggi
QUESTIONE DI PUNTI DI VISTA di Jacques Rivette
QUESTIONE DI PUNTI DI VISTA di Jacques Rivette
| I GRANDI FILM - FILM DI OGGI |
Il film è di Jacques Rivette, tra gli interpreti Jane Birkin e Sergio Castellitto; produzione Francia-Italia 2009.
E’ uno spaccato di vita nella storia di un circo, dei suoi artisti, clown e acrobati, e dei suoi proprietari e direttori di scena.
Dopo la morte del proprietario, gli artisti chiedono alla figlia maggiore, Kate, che aveva abbandonato la vita girovaga da quindici anni, di tornare e dirigere la compagnia. Kate inspiegabilmente accetta, lascia il suo lavoro almeno momentaneamente, e si unisce a loro.
Accade contemporaneamente che conosce un uomo, Vittorio, proprio sulla strada che la conduce al circo. Quest’uomo si interessa a lei, per lei resta intanto la sera a vedere lo spettacolo, forse la prima serata della stagione. In tutto gli spettatori non superano la mezza dozzina. E Vittorio si appassiona allo spettacolo e resta ancora e li segue nel loro passare da una piazza all’altra di piccoli centri. Finisce per inserirsi nella vita della compagnia e addirittura a partecipare allo spettacolo. La sua presenza smuove qualcosa, così Kate svela il segreto della sua fuga, del suo ritorno, forse della decisione di restare.
La prima cosa che colpisce, e che rimane nella testa degli spettatori, è l’assenza di emozioni, il rimandare le decisioni e quindi lasciare che le cose accadano, soprattutto nel personaggio Vittorio, che applaude, unico ad applaudire, con un entusiasmo così tenue che non spiega il suo rimanere; che li segue senza averlo veramente deciso. E proprio di questo personaggio sappiamo meno: cosa fa, da dove viene e dove va, ma comprendiamo che per quel gruppo di gente che si sta sbandando ha una funzione, quella di catalizzatore.
Anche gli altri personaggi sembrano muoversi senza scopi, in scena e fuori scena, entrano in campo, escono, agiscono, non agiscono, senza un senso. Come se apparissero sempre da dietro le quinte sia se le azioni che compiono sono per la scena sia se stanno vivendo la loro vita tra uno spettacolo e l’altro.
E allora viene da pensare che il regista ci parla per metafore.
Lo spazio-tempo è quello del circo, del teatro, dove la vita non si vive, ma viene rappresentata, e gli incontri sono certo anche qui, come nella vita, fortuiti, ma particolari, specie quando accade che la vita reale, cioè un personaggio come Vittorio, concreto, che fa funzionare un'automobile ( l'incontro tra lui e Kate avviene per strada, lei con l'automobile in panne ), incroci Kate e la vita rappresentata, quindi una vita più fragile, a rischio di estinzione, e la salvi, la rimetta in sesto. Rimetta in sesto la donna, la sua storia, tutti gli artisti del circo.
E’ un film completamente diverso da quelli cui siamo abituati, per questo è bene dire due parole sul regista.
Rivette si forma a Parigi nei primi anni Cinquanta, conosce François Truffaut, Jean-Luc Godard, Eric Rohmer, Claude Chabrol; è considerato tra i registi della Nouvelle vague; scrive come critico cinematografico, ama il teatro, inizia a realizzare film come montatore e poi aiuto regista. Tra il 1958 e il 1960 firma Parigi ci appartiene, film di riflessione esistenziale e di viaggio nella Parigi di quegli anni; e diventa uno di quegli autori lodato dai critici e visto da poco pubblico. Trae un film Susanna Simonin, la religiosa da una sua messa in scena teatrale; ha successo ma è molto criticato e anche censurato. Nel 1970 realizza Out one, il tema è il teatro e i rapporti con la vita, dura 12 ore, viene proiettato integralmente una sola volta, lo riduce a 4 ore.
Quanto detto è sufficiente per dire che Rivette è un autore particolare, comunque un autore che ha qualcosa da dire, che non si accontenta di narrare storie e intrecci di storie. Per questo è difficile. Ciò che stupisce - ancora di più, perché Rivette si è occupato di montaggio, e il montaggio contribuisce non poco alla formazione del linguaggio cinematografico - è che il linguaggio di Questione di punti di vista è poco filmico, molto probabilmente è voluto, ma al termine ci chiediamo, colpiti dalla fissità della macchina da presa, se siamo stati al cinema o al teatro.
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