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I 9 registi per un documentario sulle primarie
I 9 registi per un documentario sulle primarie
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Michele Anselmi per il Riformista
Il titolo non c'è ancora. "Lo stiamo cercando", confessa con una punta d'ironia Maurizio Sciarra, regista, barese, classe 1955. A lui è stato affidato il compito di coordinare il documentario collettivo sulle vicende congressuali del Pd che nove registi stanno finendo di montare in vista delle primarie del 25 ottobre. Magari si chiamerà proprio "25 ottobre 2009". Di sicuro non "La Cosa 2".
E pensare che giusto vent'anni fa, in tutt'altra temperie politica, a pochi giorni dalla caduta del muro di Berlino mentre Occhetto lanciava il Pds, Nanni Moretti realizzò un palpitante film-reportage girando per otto sezioni del Pci. Mario Tronti scrisse: "Sembra una candid camera, tanto i compagni che parlano sono spontanei e senza problemi". Rossana Rossanda: "Una lezione di giornalismo, per aver guardato al corpo dell'esperimento e non ai medici che operavano".
Nanni ora pensa al suo nuovo film "Habemus Papam". Così il testimone è passato a cineasti più interessati alle faccende congressuali del Pd. Non che sia stato facile mettere insieme il gruppetto di inviati speciali - troupe superleggere e telecamere digitali - da spedire in altrettanti circoli del sofferente partito fondato da Veltroni.
Alcuni registi della vecchia guardia si sono defilati, e anche della nuova. Alla fine si sono ritrovati in nove. Alcuni piuttosto noti, come Sciarra appunto, Pardo d'oro a Locarno con "Alla rivoluzione sulla 2 cavalli", Enzo Monteleone, Antonietta De Lillo, Wilma Labate, Marco Amenta; altri meno, come Nene Grignaffini, Ciccio Conversano, Saverio Di Biagio, Vincenzo De Cecco.
L'idea, patrocinata da Matteo Orfini per Redtv, è che ciascuno di essi tornasse nella propria città d'origine, scegliendo un circolo di base. Padova, L'Aquila, Palermo, Roma (Garbatella e Pigneto), Bologna (la mitica Bolognina), Napoli: ecco alcune delle città "fotografate" dal film collettivo. Mancano all'appello realtà sostanziose come Genova, Milano e Torino, ma, ammette Sciarra, "non è stato possibile coprire tutta l'Italia". Un regista di nome si sarebbe negato così: "C'è ben altro da documentare che i congressi del Pd".
Dalla settimana prossima schegge del film andranno in onda sull'emittente tv, in vista di una versione montata di circa novanta minuti pronta per fine mese, a segretario eletto. Alle prese col montaggio del suo episodio, Sciarra, iscritto al Pd romano, sezione Verbano, rivela al "Riformista" l'esperienza barese. Lì nella città dove, era il 1974, fece nascere il Gruppo Audiovisivo Arci Puglia. Altri anni, altra militanza.
"Sono tornato nel circolo di quartiere La Madonnella, che ospitò una gloriosa sezione del Pci. Per lo più intellettuali e professionisti, ma anche una cospicua fascia popolare, molti i lavoratori del teatro Petruzzelli. L'idea del film è semplice: documentare un pre-congresso, dal dibattito alla votazione, cercando ci comporre allo stesso tempo un ritratto umano".
Chiediamo: che ritratto viene fuori? "Di un partito con una zoccolo duro, pronto a discutere anche animatamente, e una parte nuova, che teorizza un'adesione diversa, diciamo più leggera. Persone che non frequentano abitualmente la sezione, ma in queste occasioni vogliono farsi sentire". Età media piuttosto alta: tra i 45 e i 60 anni.
Con una situazione particolare, provocata dalla presenza della lista che fa capo a Michele Emiliano. "Solo contro tutti, il sindaco ha sbaragliato gli avversari sul fronte della segreteria regionale. Un plebiscito", spiega Sciarra. Mentre, sul versante nazionale, il match l'ha vinto Franceschini. Per la cronaca: 220 gli iscritti del circolo, 120 i votanti, solo una quindicina i partecipanti al dibattito seguito per due giorni dalla troupe.
Aggiunge Sciarra, che sostiene Bersani e si augura di essere convocato dal suo circolo a Roma, ma "per ora nessuno s'è fatto vivo": "Abbiamo girato anche domenica alla conferenza nazionale, e seguiremo le primarie. Nella speranza che il risultato non sia schizofrenico". Un iscritto barese, preoccupato del sistema scelto, dice nel film: "Mi auguro che i nostri elettori votino compatti, sarebbe curioso che il segretario venisse eletto dai nostri avversari".
Realizzato in economia, senza compensi per i cineasti, se non un rimborso spese, il film nasce con l'intenzione di essere "una cosa snella, agile, non retorica: poi certo ciascuno di noi ha un linguaggio diverso, monta alla sua maniera". Una elemento comune, però, sembra già emergere. "Rispetto a ‘La Cosa' quasi tutto è cambiato: il partito, la militanza, il linguaggio. La personalizzazione della sfida viene molto sofferta a livello di base, e tuttavia c'è un continuo riferirsi ai dibattiti televisivi.
Moretti raccontava il travaglio all'interno della sezione, lo scontro sul cambio del nome. Oggi si parla di tutt'altro. Certo, resistono i vecchi nostalgici. Poi ci sono quelli che auspicano una forma nuova. Infine quelli che vogliono il leader carismatico".
Le situazioni, nella differenza geografica, coincidono abbastanza. Quasi dappertutto una partecipazione poco fitta, dibattiti ridotti all'osso. Con buona pace della "tappa storica". Riprende Sciarra: "Io sono iscritto al Pd per fatti miei, altri no. Ma ognuno di noi s'è sentito libero di filmare come e cosa voleva. Io mi sono concentrato sulle facce, anche sugli ambienti: quel murale in stile cileno, con un'enorme bandiera rossa al centro, completa di falce e martello".
Chi vincerà? Sciarra ha pochi dubbi: "Bersani. Alla fine il partito liquido è evaporato, ha lasciato solo tanta umidità. Serve un partito vero. Nel circolo barese la mozione Bersani è stata presentata da una ex dirigente democristiana, Rosina Basso. Per dire che c'è un rimescolamento profondo. Forse un titolo ce l'ho". Lo dica: "Solido, liquido o gassoso?"
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