Essete o Recitare: questo è il problema
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L'OPERA - Gary Cooper, mentre giravano Marocco, per non guardare in faccia il regista Josef von Sternberg, che l’intimidiva, fissava le grosse lampade - chiamate “bruti” - buscandosi una grave congiuntivite. La stessa luce che rese cieco Totò. Ed è da questa parte del set, nella vivezza
e nel “pericolo” emotivo, psicofisico, del lavoro dell’attore, che Acting racconta momenti fondamentali dell’avventura del cinema. Dal primo sviluppo, in Russia, del metodo dell’immedesimazione di Stanislavskij – osteggiato peraltro da concezioni opposte, eccentriche ed estranianti – ai tipi di attore che si impongono in America, nella Hollywood classica e in quella nuova; e qui c’è ancora di mezzo un’applicazione di quel metodo, da parte dell’Actors Studio. Si va dai divi e mattatori del cinema italiano alle grandi tradizioni francese e inglese, alla performance di recitazione come esperienza intima e sostanziale degli interpreti di Ingmar Bergman. Acting è un ampio affresco delle grandi scuole recitative e dei più significativi attori del cinema mondiale: da Bette Davis a Marlon Brando, da Marcello Mastroianni ad Alberto Sordi, da Jean Gabin a Laurence Olivier.
CON LE LUCI NEGLI OCCHI - Di qua della cinepresa, con le luci negli occhi, in rapporto e magari in contrasto col regista che li “dirige”. È da
questo insolito e originale punto di vista che Maurizio De Benedictis racconta, con un criterio che è al contempo cronologico e geografico, il cinema e le sue evoluzioni. Insomma, il duro mestiere degli attori, del loro costruire una persona e il suo mondo. Partendo dalla Russia di Stanislavskij sino ad arrivare all’America odierna di divi come Tom Hanks o Julia Roberts, l’Autore fa sfilare una lunga carrellata di protagonisti del grande schermo, caratterizzando ciascuno in rapporto alla propria formazione, alla moda cinematografica del tempo e ai vari registi con cui ha lavorato. Sono emblematiche vicende come quelle di Alberto Sordi, che esordì nel ‘51 “dopo un tirocinio di sketches radiofonici, di doppiaggi di film di Stanlio e Ollio ma anche drammatici”, impersonando “un adolescente ipertrofico, bloccato grassocciamente nella crescita, con la voce che al cambio della pubertà è diventata un incrocio mezzo romanesco-mezzo burino di stridulo infantilismo e adulta petulanza. […] La cosa fondamentale è che, come Gassmann, Sordi non aveva pensato all’inizio a un futuro di comico. Con quella voce, che poi egli parodizzerà, pensava da ragazzo di fare almeno il cantante lirico. […] Sordi incontra subito lo sceneggiatore e l’aiuto di Rossellini, Federico Fellini” che “gli fa interpretare nel 1952 Lo sceicco bianco, disegnandolo come un grosso pupazzo sensuale e vigliacco, sotto la scorza di attore di romantici fotoromanzi che ammaliano incolti provinciali. Il regista dichiarava che il pubblico, a quel tempo, non voleva Sordi, lo rigettava. Lui dovette imporlo ai produttori de I vitelloni (1953), dove gli accentua la natura di parassita e vile, mammista e ipocrita, legandolo quasi fisicamente all’idea di maschera”.
PUBBLICO E PRIVATO - Passando in rassegna la storia del cinema del ’900, spuntano qua e là vizi e virtù dello star system di ieri e di oggi: episodi non sempre noti, che tuttavia svelano particolari curiosi, spiegando il successo – o l’insuccesso – di certe interpretazioni. E’ il caso di Vivien Leigh, la bella inglesina dagli occhi verdi prescelta fra mille per il ruolo di Rossella O’Hara: a scoprirla è il regista George Cukor, che poi però “viene licenziato, perché l’altro protagonista, Clark Gable, vede la sua direzione privilegiare appunto lei e, maschione com’è, non vuole fare la ‘spalla’. La Leigh, in lacrime, va a trovare nella sua villa Cukor – omosessuale di raffinate letture, effettivamente ‘regista di donne’ – che lavora gratis a sentirle la parte e aiutarla a impostarla (poi Vivien scopre che, in altri giorni, ci va anche l’altra attrice del film, Olivia De Havilland)”. O si veda, ancora, un episodio dal set di Roma città aperta di Roberto Rossellini, con protagonista la Magnani: “il regista sta girando la perquisizione nazi-fascista in un caseggiato; in una pausa, vede Anna uscire dal portone come una furia, disperata di gelosia, dietro la macchina del suo amante, l’attore Massimo Serato, che la manda a quel paese. Rossellini la prende per un braccio; le ordina di fare la stessa cosa dietro il camion tedesco. Anche lì il destino le sta portando via l’uomo che – nel film – ama”.
L’AUTORE - Maurizio DE BENEDICTIS insegna Storia del Cinema a Lettere e Filosofia (“La Sapienza” di Roma). Ha scritto numerosi saggi di cinema e letteratura, apparsi in volumi e riviste (tra gli altri, Linguaggi dell’aldilà. Fellini e Pasolini e Il cinema americano. Dalle origini ai giorni nostri. È autore di programmi e documentari televisivi.
Il più difficile e nevrotizzante dei mestieri nell’analisi di Maurizio De Benedictis
ESSERE O RECITARE: QUESTO È IL PROBLEMA
Da Mosca a Hollywood, da Cinecittà alla Svezia, l’abbaglio delle luci del cinema
Maurizio De Benedicts insegna Storia del Cinema all'università " La Sapienza " di Roma. Cura per la nostra casa editrice la collana Panfocus, e la rivista Cinema. L'idea di questo libro è sondare l'esperienza espressiva di coppie di uomini di cinema - o in qualche modo passati per il cinema - cogliendoli nel punto di contatto di un film e in particolare di una sua immagine."
da avaglianoeditore.it
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