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L'HORROR

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IL CORTO - AVANZATO

 

HORROR 01Gli spettatori assistono ad un horror per provare l'emozione della paura e/o del ribrezzo. Il termine orrore in effetti riassume le due emozioni e si differenzia dall'ansia, che è una emozione più tenue, tipica di altri generi, come il thriller. Vi sono molti film che in determinati momenti della narrazione puntano a suscitare paura e/o ribrezzo, ma ciò non fa di essi degli horror. Un film può essere considerato horror quando l'emozione prevalente e continuativa che intende suscitare nel pubblico è quella dell'orrore, dunque una miscela variabile di paura e ribrezzo.

La funzione svolta oggi dall'horror in passato è stata ricoperta da varie forme di spettacolo (il teatro popolare dell'800, ad esempio, era pieno da lupi mannari e streghe), dalla letteratura (quella gotica dell'800...), dalla figurazione (gli affreschi medievali che riproducevano l'immagine del demonio e dell'inferno) e, soprattutto, dal racconto orale. In ogni cultura di ogni tempo esistono aneddoti che suscitano paura, con il segreto intento, in realtà, di esorcizzarla. Ad esempio non vi è popolazione che non possegga un vasto repertorio di usanze tese a "non far arrabbiare i morti" e di storie che le giustificano, magari illustrando cosa potrebbe accadere se quelle regole venissero infrante.
Può sembrare bizzarro che il vasto pubblico investa risorse per vivere emozioni che nella realtà quotidiana cerca di evitare. Il fatto però di provare sensazioni di paura insieme alla contemporanea coscienza di stare al sicuro dentro una sala cinematografica, o nel salotto di casa, costituisce un elemento di attrazione. Si tratta della stessa attrazione che si prova con quei giochi che promettono brividi e terrore nei parchi divertimento: ci si spaventa, ma allo stesso tempo ci si diverte, consapevoli che la paura non ha vero fondamento. I film horror consentono dunque di vivere, o rivivere, emozioni forti, ma rimanendo protetti e immuni da qualsiasi conseguenza pratica. La visione di un horror dunque attrae non solo per il suo valore esperienziale (la possibilità cioé di vivere qualcosa che altrimenti non sarebbe concesso, o sarebbe troppo pericoloso concedersi), ma anche per il suo potere rassicurante. La potenza del linguaggio delle immagini in movimento è tale che in qualche modo il pubblico ha la possibilità, almeno in parte, di astrarsi dalla realtà ed entrare in un'altra dimensione, simile a quella di un sogno (o di un incubo), provando un'illusione di "controllo" nei riguardi di fenomeni che altrimenti gli provocherebbero panico. In altri termini vivere in sicurezza la paura, consente, o dà l'illusione, di poterla controllare meglio. Questa è la ragione per cui molti spettatori che si ritengono "paurosi" nella vita reale, sono degli appassionati di film horror.

satanic-film-horrorLe paure infantili possono aiutare a comprendere il meccanismo spiegato più sopra. Le favole moderatamente "paurose" rivolte ai bambini sortiscono l'effetto di dar forma a paure che comunque albergano nella loro mente (la paura di essere abbandonati, la paura dell'ignoto, ecc.). Se una paura è "nominabile", se acquisisce la forma di un "mostro", è più controllabile. Si può, ad esempio, immaginare di sconfiggerlo, il mostro. E' una maniera per estromettere una paura astratta, che, presa forma, anche se una forma mitologica, è "davanti" e non "dentro", visibile, e in questo modo evita di pervadere in maniera inquietante e non definibile la mente bambina. I bambini vivono continuamente piccoli eventi "traumatici" che servono loro a crescere e che sono conseguenza della loro progressiva autonomizzazione dalla figura materna. Se imparando a camminare sperimentano l'allontanamento fisico dal genitore, dovranno necessariamente vivere anche l'emozione della caduta e il senso di vuoto che l'accompagna, sentiranno dolore, proveranno l'ansia di non ritrovare, anche se solo per un secondo, il volto conosciuto e rassicurante dell'adulto. Queste esperienze generano un sostrato di paure astratte, non definite, che i racconti aiutano a "formalizzare", anche se in maniera fantastica. E il fatto che siano raccontate nella forma di "favola" da persone amate, permette ai bambini l'esperienza del "controllo" sulla loro stessa paura. Se però il racconto "pauroso" eccede certi limiti, diventa esso stesso evento traumatico, non il piccolo trauma utile alla crescita, ma un trauma maggiore, che aumenta l'insicurezza esistenziale, come se si fosse vissuto un trauma "vero", un incidente, ad esempio. Per i bambini distinguere il piano della realtà da quello della finzione è più arduo che per gli adulti. E' la ragione per cui non è opportuno mostrare ai bambini film horror pensati per un pubblico adulto.

Gli horror dunque, come qualsiasi racconto dell'orrore, serve a esorcizzare la paura e illudersi di controllarla. Ma: qual è l'origine di quella paura? E' importante comprenderlo perché il cinema si serve proprio di quelle paure per costruire le proprie narrazioni. Dato che il cinema è rivolto alle larghe masse, le paure che cerca di cogliere devono forzatamente avere a che fare con paure collettive, paure diffuse, comuni.

la-casa-delle-bamboleQualsiasi paura è generata dall'insicurezza. A sua volta l'insicurezza può avere varie cause, ma che se è comune a molti individui ha a che fare con le caratteristiche di una certa organizzazione sociale, oppure sono profondamente connaturate alla natura umana.

Nel mondo dell'immaginario cinematografico la complessità delle paure che attraversano una società in un determinato momento storico si coagulano ad un certo punto in una determinata tipologia di mostro. Il mostro è inseparabile dal film horror. Non esiste horror senza mostro (anche se non è vero l'inverso, può esserci un film non horror dove è presente un mostro). Solo destrutturando il mostro, cioé comprendendo di che paure esso è composto, potremo risalire alle paure prevalenti in una determinata fase di sviluppo di una certa società.

Nel racconto cinematografico dunque le varie paure prendono "forme" semplificate, omogenee, si antropomorfizzano. Come Frankenstein è costituito di vari pezzi di cadaveri, così i mostri sono composti di tutte le paure, quelle attuali e quelle residue del passato. Quando il cinema sforna un mostro che non incontra le paure collettive della sua epoca (ad esempio la famiglia cannibale di "Non aprite quella porta" del 1974 o "La notte dei morti viventi" del 1968), esso sparisce e torna nel buio (per poi essere, magari, recuperato più tardi, quando risponde meglio alle mutate condizioni storiche). Quando invece la coincidenza si verifica, il mostro prolifica rapidamente in una serie di personaggi del tutto simili (ad esempio i serial killer degli anni 2000) o in vere e proprie icone, ad esempio Frankenstein, che generano interi filoni.

Per comprendere cosa si intende per paure legate ad una certa organizzazione sociale basti pensare alla location preferita dei vecchi racconti popolari di paura: il bosco. In effetti sino a un paio di secoli fa, per gran parte della popolazione, il bosco era il confine vicino, non controllabile e pericoloso che si ergeva fuori dal perimetro rassicurante del villaggio e dei campi. E, al pari, è abbastanza ovvio che il castello fosse spesso identificato come il luogo del male, in società dove le classi sociali più basse erano vessate e oppresse da feudatari con diritto di vita e di morte sui propri sudditi. Modernamente è l'insicurezza suscitata dalla vastità e dai pericoli della metropoli ad alimentare le paure sociali. Dagli anni Settanta il cinema ha abbandonato l'immaginario gotico (il castello, il bosco, il lupo mannaro...), ed ha abbracciato quello non meno pauroso scaturito dalla cronaca nera: il serial killer, il rito satanico... Non più il bosco, ma le strade scarsamente illuminate. E i vampiri, sempre emblema delle classi più alte, non abitano più in alti castelli, ma in sontuose ville isolate dalla città.
Vi sono poi paure abbastanza separate dal loro contesto storico-sociale poiché sono connaturate alla natura umana. Ad esempio la paura dei morti. Non la paura della morte, di se stessi o dei propri cari, ma dei morti, dei cadaveri. In ogni cultura umana può essere rintracciato, decodificando le paure che la pervadono, il sospetto che essi non siano completamente morti. Per questo i loro corpi devono essere rispettati. Tuttora, suscita sempre molto sconcerto sociale la notizia che delle tombe siano state violate. Ma la forma che prende questa paura ha comunque connotati storico-sociali. Gli zombie ad esempio, pur essendo apparsi in vari momenti nella storia del genere, sono divenuti realmente popolari solo con gli anni 2000 grazie al filone apocalittico. Gli zombie, proprio perché spersonalizzati e numerosi, si adattano meglio di altri mostri ad un decennio caratterizzato da guerre sanguinose, incertezze e paura del terrorismo, rappresentano meglio cioé la paura di ciò che l'umanità potrebbe diventare e forse sta già diventando.

HORROR 02I mostri costituiscono straordinarie e complesse stratificazioni di paure individuali e collettive. Così come nell'individuo le paure infantili non spariscono mai del tutto, ma si depositano in uno strato al quale se ne aggiungono vari altri, allo stesso modo le paure sociali si sovrappongono le une alle altre, trasformandosi e influenzandosi reciprocamente, senza sparire mai del tutto.

I mostri per essere "costruiti" dal cinema, devono prendere pezzi di "forme" che in qualche modo risultino familiari e riconoscibili al largo pubblico. Non esistono mostri assolutamente originali. Gli zombie di Romero degli anni '70 hanno movenze del tutto simili a quelle del Frankenstein degli anni '30. L'immaginario si evolve con maggiore lentezza dei cambiamenti sociali. Così, per dar voce all'inquietudine sociale degli anni '60 che ancora non aveva trovato la "forma" pubblica della constestazione, i film horror della Hammer o di Roger Corman hanno dovuto far ricorso al vecchio materiale del gotico ottocentesco già saccheggiato dalla Universal negli anni '30.

E' a causa di questo "ritardo dell'immaginario" che l'icona, quando è sufficientemente forte, rimane nominalmente la stessa, ma la sua sostanza muta. Ad esempio i vampiri crudeli degli anni '30 non hanno nulla a che vedere con quelli romantici degli anni 2000, pur essendo gli uni e gli altri visivamente assai simili.

Il mostro dunque è nella sua sostanza, cioé nella sua espressione sociale, una sintesi stratificata e contraddittoria di paure passate e presenti, e nella sua forma visiva la composizione amalgamata delle forme passate che le paure collettive hanno acquisito nel corso del tempo.


HORROR-01L'attrazione del grande pubblico nei confronti dell'horror, comunque, ha implicazioni sottili che sfuggono all'analisi storico-sociale e che vanno cercate invece nelle pieghe nascoste dell'inconscio magari non di tanti, ma di molti. Vi è una componente di piacere nella visione dell'horror, variabile ad a persona a persona, che ha a che vedere col desiderio in parte onnipotente e in parte sadico di "essere" il mostro. Freddy Krueger è "anche" ironico, e la sua ironia sadica lo avvicina ad una parte del pubblico, lo rende perversamente "simpatico". Dracula può essere visto anche come un seduttore, dato che la sua sete di sangue è una metafora del suo appetito sessuale, e ciò affascina una parte del pubblico sia femminile che maschile (su questa metafora, in effetti, gioca l'intero filone del gothic horror). Diversi film horror mostrano una spiccata consapevolezza di questa attrazione obliqua, stimolando l'identificazione sadica dello spettatore nei confronti del mostro. Mettere in scena una ragazza seminuda inseguita da un serial killer, suscita ansia, paura, ma sotterraneamente, in una parte del pubblico maschile, una momentanea e piacevole identificazione macabra con l'assassino. Lo strapotere di un sadico che per tutto il film infligge tormenti ai protagonisti dei torture porn, può favorire in una parte del pubblico una identificazione sadica anche grazie all'invisibilità del mostro: la sua assenza visiva può essere scambiata a livello inconscio con la manipolazione dei corpi da parte dello stesso spettatore, come accade nei videogiochi first person.

 

di Michele Corsi da cinescuola.it

 

 

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