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MICKEY MOUSE MICKEY MOUSE (2° parte)

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IL CORTO - AVANZATO

MICKEY MOUSE MICKEY MOUSE - Il magico Topolino da Steamboat Willie a The Sorcerer Apprentice (2° parte)

In The Beach Party (1931), diretto da Burt Gillett, entra in azione la banda al completo, costituita in quei tempi lontani, da Mickey, Minnie, Pluto, Clarabella e Orazio. Anche in un cartoon corale come questo le gags non cambiano nella sostanza da quelle dei primissimi cortometraggi, seminai si ripartiscono tra gli interpreti. La vezzosa Clarabella, durante le sue evoluzioni marine, non può fare niente di meglio che smarrire le mutande (un topos del primo Walt Disney, a cominciare da Piane Crazy, dove Minnie usa le sue come paracadute). A ritrovargliele sarà poi Topolino finendoci addirittura dentro. Sul finire del cortometraggio, comunque, quando la trama ha già assunto una piega più drammatica in seguito alla presenza nefasta di una piovra affamata sulla spiaggia, la protagonista femminile "buffa" di The Beach Party viene addirittura impiegata come cannoneggiatrice; gli altri membri della compagnia le infilano in bocca delle bottiglie di vetro, facendogliele poi rigurgitare con violenza contro la piovra a suon di calcioni nel sedere. Dal canto suo, anche Orazio si fa onore nel combattere il nemico con un altro sistema poco ortodosso, sputandogli cioè sulla faccia i semi di un cocomero a mitraglia.

IlCorto.eu MICKEY MOUSE Plane Crazy 1928 di Ub Iwerks e Walt DisneyAnimazione eccellente (per quel periodo), perfetta sincronizzazione della musica con le immagini, design accattivante dei personaggi. Ma ancora niente di più. Il successo superiore di Mickey Mouse era un dato di fatto, ma in qualche modo era inspiegabile. Ancora una volta, paragonati a quelli degli studios concorrenti, i cortometraggi di Topolino si difendono più che bene, ma non se ne distaccano in modo netto. Hugh Har-man, Rudolph Ising, Isadore Freleng detto Friz, gia animatori per Disney, riescono a misurarsi ancora molto bene con lui all'inizio degli anni Trenta, quando si mettono al lavoro con personaggi diversi da Topolino, in particolare col nero Bosko. E vero che, raffrontando i cortometraggi di Mickey Mouse e di Bosko in quel periodo, si nota subito un totale asservimento del secondo alle iniziative del primo, come se gli ordini dall'"alto", alla Warner Bros, fossero stati quelli di avvicinarsi il più possibile, senza cadere nel reato di plagio, a quanto faceva Disney col topo di successo.

Nell'interessante saggio Merry Melodies & Looney Toones (pubblicato nel n. 16-17 di "Griffithiana , nell'84), Barry Putterman ricorda ad esempio come "in Congo Jazz, una Looney Time del 1930, la seconda in ordine di distribuzione, una tigre, agguantato Bosko per la vita, lo allunga e lo deforma come se fosse un pezzo di `mou', poi lui si rimette a posto, ripetendo esattamente una gag di Steamboat Mille. Per di più, nel finale, c'è una lunga sequenza dove gli animali della giungla accompagnano il flauto di Bosko improvvisando la musica su amici e vicini, che è quanto avveniva, nella teoria e nella pratica, nelle Silly Symphonies. (...) E certo non può essere una semplice coincidenza se, non molto dopo Mickey's Nightmare (1932) e Mickey's Mechanical Man (1933), uscirono Bosko's Knight-mare (1933) e Bosko's Mechanical Man (1933)". Stranamente, la più forte nota distintiva tra i cortometraggi di Topolino e quelli degli altri studi, era costituita dalla maggiore pacatezza del comportamento degli altri protagonisti, che pur vivendo esperienze analoghe nella celluloide non eguagliavano mai il carattere ribelle e vagamente perfido del primo Mickey.

IlCorto.eu MICKEY MOUSENei piani di Disney, nel frattempo, erano compresi i due elementi distintivi della sua produzione negli anni immediatamente successivi: la concentrazione sullo studio delle personalità dei characters e l'introduzione del colore. Sin dai primi anni Trenta alcuni studi avevano fatto dei tentativi di produrre i loro disegni animati a colori, servendosi di un procedimento bicolore brevettato dalla Technicolor. Tutte le sfumature presenti sullo schermo erano costituite in quel caso dalla sovrapposizione in percentuali diverse (o dal loro uso schietto) di rossi e di verdi: i risultati però non erano granché, e soprattutto gli alti costi produttivi non giustificavano l'adozione del procedimento. Quando la Technicolor mise finalmente a punto un nuovo sistema di riproduzione del colore su pellicola basato sulla tricromia, Walt Disney si affrettò a sperimentarlo per i suoi cartoons, sfidando tra l'altro l'avviso contrario di suo fratello Roy, amministratore della società. Con la tricromia non c'era più nessuna sfumatura proibitiva da riprodurre e, nonostante gli alti costi, il film ne traeva dei notevoli vantaggi qualitativi. Disney, così, si assicurò un contratto in esclusiva triennale con la Technicolor, precludendo a tutti i suoi concorrenti la possibilità di stargli alla pari, dopo il grosso successo del suo primo short a colori Flowers and Trees (1932), che si era addirittura aggiudicato l'Oscar come miglior cortometraggio animato dell'anno.

Anche il vecchio socio di Disney, Ub Iwerks, che ormai si era messo in proprio da più di un anno, per tentare di stargli al passo cercò di ritagliarsi un autonomo spazio con shorts a colori di soggetto diverso, che ricalcassero le Silly Symphonies disneiane senza personaggio fisso. Nacquero così i Comicolor Shorts girati in Cinecolor, un procedimento bicromatico basato su toni celestini e rossastri che faceva una pallida figura al confronto dello smagliante Technicolor disneiano. Ciononostante, forse involontariamente, Iwerks riuscì a precedere di quattro mesi circa l'ex amico Walt con uno short a colori che avrebbe fatto epoca, e che avrebbe intitolato The Little Red Hen (1934), riduzione di un racconto popolare moralistico ambientato in un cortile di una fattoria. Con grande maestria, gli animatori di Disney ne avrebbero ripreso la trama per modificarla in alcuni punti, costringerla ad una sceneggiatura più serrata (e intrigante) e antropomorfizzare di più i personaggi principali: una gallina, un porcello e un papero. Sarebbe nato così The Wise Little Hen (1934), in cui acquistava la vita per la prima volta il principale rivale di Topolino, quello che dall'interno della stessa Disney gli avrebbe rosicchiato lo spazio e l'audience, relegandolo al semplice ruolo di icona: il papero Donald Duck.

Ma Mickey Mouse (lo dicono tutti i saggi, dai più superficiali ai più approfonditi) aveva sempre un posto d'onore nel cuore di Walt. Anche quando tutti gli eventi sembravano darlo per spacciato, la sua stella calava, gli story men non sapevano più cosa fargli interpretare, gli animatori erano fin troppo consapevoli dei limiti grafici di un topo dagli orecchi disegnati con due monetine, Walt decise per lui un rilancio in grande stile e affinché ciò avvenisse, Topolino aveva bisogno di un pesante restauro. Una decina di anni dopo la sua nascita, così, il fischiettante protagonista di Steamboat Willie sarebbe stato scelto per quella che si presentava come la Silly Symphony definitiva; un eccezionale melange di musica ed immagini in cui il più grande attore disneiano sarebbe stato consacrato da un pezzo classico, L'apprendista Stregone di Paul Dukas. La preferenza accordata a Topolino avrebbe anche mietuto una vittima eccellente, tra l'altro: il tenero nanetto Dopey, Cucciolo, che dopo aver ottenuto un grosso successo in Snow White and the Seven Dwarfs (1937) era stato designato per una serie di interpretazioni come protagonista assoluto, di cui The Sorcerer's Apprentice sarebbe stata appunto la prima.

Com'è noto, visto che la Silly Symphony superava il minutaggio di routine, Walt Disney pensò in seguito di congelare l'episodio di Topolino per costruirgli intorno tutto un film sulla rivisitazione di pezzi classici, quel Fantasia (1940) che, pubblicizzato con lo slogan "vedrete la musica, ascolterete le immagini", rappresenta il progetto culturalmente più ambizioso della Disney.

Nel descrivere lo spinoso rapporto tra l'austero stregone e il suo scanzonato allievo Deems Taylor, nel suo ormai introvabile volume Fantasia (Simon & Shuster, 1940), intuisce la possibile relazione tra Walt Disney e Topolino. E siccome il segmento del film non forniva nessuna indicazione intorno ai nomi dei suoi protagonisti, Taylor battezza Michael l'apprendista e lo stregone Yen Sid, che poi sarebbe "Disney" letto al contrario. Su questa identificazione si potrebbe discutere a lungo (ma forse, togliendo allo stregone la lunga barba bianca potremmo scoprirgli sotto il naso un paio di baffetti neri), ma nessuno può negare che il principale ruolo di Walt, in tutto il terzo decennio del secolo, sia stato quello di instaurare dei rapporti ora paterni, ora paternalistici con tanti apprendisti animatori. Inoltre, l'ambiguo rapporto di odio e di amore per Mickey Mouse è presente in The Sorcerer Apprentice, dove un topo troppo vivace come quello dei primi contestati cortometraggi viene piegato, per contenerne l'esuberanza, a supportare una condizione più domestica, viene relegato a svolgere le faccende di casa.

Ma Topolino non obbedirà agli ordini, e la sua vitalità un po' anarchica risorgerà prepotentemente. Nel suo rilancio del '40 provocherà una serie di guai con le scope animate, che riempiranno di acqua l'antro dello stregone e cattureranno ancora la nostra simpatia per un personaggio tutt'altro che agonizzante. A mezzo secolo di distanza da quella interpretazione superba, però, l'antico guidatore di vaporetti attende ancora che qualche regista e animatore sensibile lo riconduca sullo schermo rendendogli giustizia, smuovendolo dalla iconica immobilità in cui la Disney lo ha tenuto per tanti anni, e riconducendolo ancora una volta tra noi, con la sua antica carica di umanità.

(link alla parte 1)

di Luca Boschi 

da SegnoCinema n.52 Nov/Dic. 1991

Prima immagine: Plane Crazy (1928) di Ub Iwerks e Walt Disney
nella seconda: Steamboat Wilfie (1928) di Ub Iwerks e Walt Disney
nella terza immagine: Gallopin' Gaucho (1928) di Ub Iwerks e Walt Disney

 

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