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Dal Corto al Film con Valerio Mastandrea

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IL CORTO - COME NASCE UN CORTO
Good morning Aman
«Ho accettato di lavorare e di partecipare alla produzione dell’opera prima di Claudio Noce perché racconta qualcosa in più sui temi dell’integrazione e, come dico io, della disintegrazione. Una storia di due emarginati che si incontrano, un italiano quarantenne che lo è per scelta e un giovane somalo che la subisce». Valerio Mastandrea parla del film “Good morning Aman”, da venerdì in 30 sale, di cui è protagonista e produttore associato.

Il film, costato settecentomila euro, è nato dal cortometraggio “Adil e Yusuf”, unico italiano in concorso alla Mostra di Venezia 2007 nella sezione Corto Cortissimo. È la storia di un somalo di nome Aman (Said Sabrie) che sogna di integrarsi in Italia, Paese in cui vive dall’età di 4 anni e che sente sua vera patria. Vorrebbe diventare venditore di auto, vorrebbe fidanzarsi con una donna bella e bionda (Anita Caprioli), vorrebbe essere rispettato e accettato da tutti. Dall’incontro con un personaggio strano, un ex pugile dal passato oscuro a cui involontariamente salva la vita, Teodoro (Valerio Mastandrea), la sua esistenza ha una svolta che, nel dramma finale annunciato, trova la sua felice conclusione.

«Ammetto che quando ho accettato di fare questo film avevo appena giurato a me stesso che non avrei più lavorato con un regista esordiente. Troppi pianti e disperazioni! Poi invece ci sono subito ricaduto. Il motivo - aggiunge - è che questa mi sembrava una storia molto diversa. C’erano sì degli stereotipi, ma tutto veniva trattato con poca retorica. Un film che racconta gli italiani di seconda generazione (extracomunitari cresciuti nel nostro paese, ndr), persone che vivono a Piazza Vittorio ma anche sotto casa tua e magari sono nate al Fatebenefratelli. Inoltre - conclude l’attore romano - mi ha stimolato molto il fatto che si parlasse di due persone diversamente emarginate, una per scelta l’altra perchè costretta. Mi ha stimolato questo scambio».

Per Valerio Mastandrea, prossimo protagonista del nuovo film di Virzì, “La prima cosa bella”, in uscita nel 2010, un altro ruolo complesso, sofferente, disturbato. «All’inizio mi facevano fare sempre il ragazzetto arrabbiato - dice - poi sono passato al ruolo del coatto arrabbiato. E ora c’è questa inquietudine. Chissà... forse il prossimo ruolo sarà quello del disoccupato! In realtà - spiega - i personaggi a cavallo tra bene e male mi piacciono molto, ma penso che devo essere in grado di interpretare personaggi che dicano battute semplici, personaggi un po’ limpidi. In futuro, forse...».
 
da http://www.lastampa.it  11/11/2009