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IL CORTO COMICO

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IL CORTO - BASE

IL CORTO COMICO di Stefano Piantanida

Far ridere è sempre stata una delle principali prerogative di qualsiasi forma teatrale o cinematografica. Il riso è sempre più spesso contagioso del pianto, si adatta a qualsiasi pubblico o platea perché il linguaggio con cui parla è universale, si trasmette a velocità incredibili anche quando lo spettacolo finisce (fateci caso, tra amici è più facile che ci si racconti la scena comica di un film, piuttosto di quelle sentimentali o drammatiche che per essere spiegate necessitano di descrivere l'intera storia e la psicologia dei personaggi). La comicità ha la capacità di ritagliarsi uno spazio all'interno di uno spettacolo e di vivere autonomamente.

La nascita del cinema comico risale ai primi anni XX secolo e deriva da alcuni stili teatrali esistenti molti secoli prima, tra cui la Commedia dell'Arte. Nel 700 sui palcoscenici teatrali si diffonde lo stile splastick (lett. Bastone e Schiaffo) basato su esercizi acrobatici, rincorse a gogò inseguimenti perdifiato, salti mortali e piroette. L'attore spesso deve riuscire a far divertire una piazza enorme, i microfoni non esistono e l'unico modo che hanno per intrattiene la folla è indossare una maschera e fare acrobazie.

Il cinema degli anni venti e trenta è un cinema muto e per questo deve usare gli stratagemmi teatrali per poter comunicare in modo efficace. I comici di quel tempo sono anche atleti che compiono le più svariate acrobazie per sopperire alla mancanza della voce. E là dove il movimento non è sufficiente, l'espressività del comico deve fare il resto. Con il tempo la comicità cinematografica è cambiata radicalmente, diventando sempre più verbale e psicologica, ma il cinema di quegli anni rimane un punto di riferimento indelebile e senza tempo se vogliamo iniziare da zero una nuova avventura cinematografica.

Nell'affrontare la realizzazione di un corto di natura comica è necessario seguire le tradizionali regole già esposte nella sezione “IL CORTO – come realizzarlo” - facendo però attenzione a una serie di elementi.

Innanzitutto la storia non deve essere per forza una storia comica, anzi di solito non lo è mai. La comicità risiede nelle singole scene di un plot drammatico o sentimentale. Se pensiamo alle storie raccontate da Chaplin, ci troviamo di fronte a veri e propri drammoni sentimentali.

Si pensa perciò ad una storia comune adatta ad essere arricchita da elementi comici.

Gli elementi comici da utilizzare sono essenzialmente riconducibili a tre tipi di gag:

  1. la gag meccanica
  2. la gag narrativa
  3. la gag a tormentone

La gag meccanica è quella più facile da realizzare perché non ha alcuna influenza sulla storia che si sta raccontando (cadere dentro una pozzanghera , scivolare su una buccia di banana..)

Nella gag narrativa invece gli elementi comici sono essenziali ai fini della narrazione, Uno dei meccanismi più usati è quello della “Sposa e della Vacca.” E' la situazione in cui uno parla della moglie e un altro pensa stia parlando della vacca. Su questo equivoco le risate si susseguono uno dopo l'altro perché solo il pubblico conosce interamente la situazione mentre gli attori sono completamente ignari.

Infine nella gag a tormentone l'evento diventa comico proprio a causa del suo ripetersi, es. in 4 matrimoni funerali il protagonista per tre volte consecutive si sveglia in ritardo per il matrimonio e ogni volta la scena diventa sempre più ridicola. La gag a tormentone, tuttavia, non può durare all'infinito poiché diventerebbe prevedibile e noiosa. Si ricorre allora, nella ripetizione delle scene, all'inserimento di eventi inaspettati che sorprendono non solo l'attore ma anche il pubblico stesso.

Tutti questi elementi diventano via via sempre più comici quanto più elevata è la capacità di collocarli nel giusto momento. Spesso le gag sono comiche perché sono legate fra loro. (Si pensi ad un signore che dice: parto domani mattina alle 4 così non troverò traffico. Nella scena immediatamente successiva si vede lo stesso signore che, in coda, impreca come un forsennato. Il lato comico che apparentemente è dato dalla gestualità dell'attore, in realtà è il frutto di una perfetta correlazione tra due scene. Se si inserisse un'altra scena di mezzo, l'effetto sarebbe senz'altro meno convincente).

Il regista deve inoltre dare importanza all'utilizzo del giusto ritmo. Se cade una buccia di banana per terra e immediatamente la persona che sta camminando vi scivola sopra, forse non abbiamo nemmeno il tempo di capire cosa è successo. Viceversa se lascio passare un tempo troppo lungo, lo spettatore capirà quello che deve accadere e il divertimento sarà ridotto. La comicità è, come si usa dire, una questione di pause.

Un'altra aspetto particolarmente importante riguarda la vera e propria ripresa: evitate l'oscurità e giochi di luce particolari. L'importante è cogliere i movimenti del corpo, più ancora degli sguardi.

Contrasti luminosi, effetti particolare servono per dare una psicologia maggiore al personaggio. L'attore comico pèrò è svuotato da qualsiasi profondità, non si indaga sul suo carattere perché egli è semplicemente una maschera. Egli non possiede altri valori se non la vita che improvvisa di giorno in giorno. Non si sa cosa voglia, da dove venga, dove voglia andare. L'importante è inquadrare come si muove nel mondo. (Si pensi ai personaggi interpretati da Bustor keaton e Charlie Chaplin).

Spesso il comico interpreta un personaggio che cerca di somigliare alla gente comune facendo le loro stesse azioni ma nonostante i suoi tentativi non ci riesce. Il comico difficilmente prende in giro una nuova moda ma anzi accusa fenomeno sociali ripetuti di cui però la gente non si accorge più ( o di cui si accorge ma non vuole cambiare)..Tutto si concentra attorno a luoghi comuni conosciuti da tutti.

Recitare in modo comico non è affatto facile, a volte bisogna prendere le cose molto più seriamente di quanto non accada in altri generi di film. Anche se si potrebbe pensare diversamente, ridere in una scena comica può contribuire a diminuire le risate del pubblico. L'attore deve riuscire a mantenere uno stato di ignoranza sulla propria identità, sulle proprie azioni e sui risvolti che ne derivano permettendo così di creare una invisibile “complicità” con lo spettatore.

E se proprio vi scappa da ridere, allora non nascondetevi e date animo ad una vostra improvvisazione inserendo logicamente la risata in quel contesto…se non è buona la prima..si può sempre ripetere!

Stefano Piantanida

 
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