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Alessandro Guzzano critico cinematografico

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INTERVISTE - Tutte


Intervistiamo Alessio Guzzano, critico cinematografico del quotidiano a distribuzione gratuita City e presidente della giuria di Tagliacorto.
di M. Bonaldi, F. Arceri, F. Falzone

Sappiamo che è la prima volta che vieni chiamato a partecipare alla giuria di un concorso. Vogliamo chiederti che effetto fa, e se in questo ruolo senti una certa responsabilità, giudicando opere di giovani esordienti alle prese col genere del cortometraggio, rispetto al lavoro di critica che svolgi quotidianamente sulle pagine di City, nelle recensioni di film della grande distribuzione.
   
   Ripensandoci sento una grande responsabilità proprio perché sul momento ci si propone di essere indulgenti nei confronti di opere di autori giovani con grandi motivazioni, in quanto esordenti o quasi. Una situazione delicata se consideriamo il fatto che questo può essere per loro trampolino di lancio e soprattutto se partiamo dal presupposto che oggi è proprio dal videoclip, dal cortometraggio, dallo spot pubblicitario che emergono i nuovi registi, autori che dei quali l’Italia soffre molto la mancanza. Pertanto è più opportuno guardare questo mondo con un occhio più affilato e magari con un pizzico di cattiveria in più. Sono autori per i quali, a differenza di un Bertolucci o di un personaggio affermato, una parola di apprezzamento, una citazione, un premio possono essere significativi per uno sviluppo futuro. Siccome alcuni dei cortometraggi visti oggi sono meritevoli, encomiabili, è giusto metterli in vista, spronarli a proseguire nella loro strada.
   
   Quindi il giudizio sui corti di questa sera è sostanzialmente positivo?
   
   Su alcuni è molto positivo, altri hanno il vizio del cinema italiano in genere: quello di “parlarsi fuori”, guardarsi, e poi parlarsi addosso. In scala ridotta è stato riprodotto anche stasera. Chi ha realizzato corti di più breve durata ha sfruttato principalmente l’effetto sorpresa, mentre gli autori di corti di maggior lunghezza, hanno avuto più spazio per mostrare le loro doti.
   
   Hai avuto modo di vedere altri cortometraggi che diano un’idea della “scena” milanese e se sì attraverso quali canali?

 No, ho avuto modo di vedere la sezione di corti del festival di Cannes. Qui in Italia non ci sono molte occasioni. Milano è forse una delle città più fortunate, ho frequentato di più Roma negli anni passati: lì la situazione è davvero tragica. Si emerge solo se si presentano nomi e facce note o progetti impacchettati e finanziati. Forse si è trovata una soluzione attraverso la televisione: in seconda serata o il sabato pomeriggio mi capita di vederne spesso.
   
   Quindi si sente la mancanza di eventi come quello di questa sera?
   
   Assolutamente perchè ripeto è proprio dal videoclip, dal cortometraggio, dallo spot pubblicitario che emergono i nuovi registi. Dovrebbero esserci ogni mese iniziative del genere.
   
   Come dicevi, nei corti di stasera, si nota una certa influenza del videoclip. E’ un bene o può essere pericoloso?
   
    In partenza positivo, soprattutto per far emergere la mano e il talento. Se poi ci si fossilizza e non c’è un’evoluzione allora diventa un vezzo. Di solito è una chiave d’accesso efficace.
       
da: www.hideout.it

 
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