Claudio Cadeddu videomaker
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Intervistiamo Claudio Cadeddu, video maker indipendente e giurato per il festival.
di M. Bonaldi, F. Arceri, F. Falzone
Come ti è parso il livello medio della serata?
Si passa da picchi altissimi a cadute molto basse. Siamo arrivati a un punto in cui veramente qualsiasi persona può improvvisarsi cineasta, cosa che dieci o venti anni fa era riservata a un’elite di appassionati. Quindi quelli che riusciranno ad emergere saranno solo quelli che hanno davvero qualcosa da dire o da raccontare, cosa che alcuni dei ragazzi in concorso non sono stati capaci di dimostrare.
Quindi un evento come Tagliacorto…
E’ importante perché dà la possibilità di proiettare il proprio lavoro sul grande schermo, e questo può considerarsi già un obbiettivo soddisfacente.
Se ci fossero più rassegne di questo tipo pensi che ci sarebbe materiale di qualità per “riempirle”?
Certamente sì. Questo era solo a livello milanese e secondo me è un pregio, ce ne sono tanti a livello internazionale e il bacino milanese è abbastanza grande per offrire autori interessanti. Spesso l’autore di un corto lo fa partecipare a più festival, aumentando l’omogeneità delle proposte. Invece restringendo il campo alla sola Milano è possibile avere sempre proposte nuove e originali.
Il tema di questa sera era il disagio giovanile. Come è stato affrontato in generale?
Ci sono molte prime opere, sono angoscianti e fatte da autori molto giovani. A mio parere per raccontare qualcosa che ti riguarda è necessario che sia passato del tempo, che tu abbia finito di viverla, che tu abbia acquisito la giusta distanza. Ci sono alcuni corti dove non si capisce da che parte vada a parare la loro storia. Non è detto che l’adolescenza debba essere raccontata da adolescenti, a volte un adulto lo fa meglio.
da www.hideout.it
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