DANIELE BALDACCI direttore della fotografia
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Lei ha curato la fotografia di altri due film di Fragnelli, “Anyway, be” e il pluripremiato “Lo Spaventapasseri”. Cosa l’ha colpita in quei soggetti?
“Beh, di certo la tematica sociale. Trovo che l’arte, attraverso l’intrattenimento, possa veicolare la realtà. Non tanto denunciare, questo non credo spetti all’arte, ma di certo credo che possa sensibilizzare, giungere ai sensi e farci riflettere”.
E cosa l’ha colpita in questo de “L’Oro Rosso”?
“È chiaro che anche qui mi ha interessato la tematica sociale. In particolare ‘L’Oro Rosso’ mette a nudo proprio una realtà che all’inizio, e in apparenza, sembra normale. Pian piano viene fuori la verità, la vera vita di quella famiglia. Questo credo debba fare l’arte, essere un mezzo per giungere alla verità, per far sapere”.
Aveva già lavorato per film di questo tipo?
“Sì. Ho già realizzato tematiche sociali. Per esempio dei documentari sugli OGM”.
Cosa si aspetta da questo film breve?
“Mi aspetto che si veda e che faccia il grande salto. Fragnelli è pronto per il Cinema con la C maiuscola, intendo quello che ha una grande distribuzione, non nel senso di un cinema di serie A e uno di serie B”.
E il rapporto con Fragnelli? Pregi e difetti.
“Ottimo. C’è una grande intesa e professionalità; ci siamo recati tante volte sul set prima di girare e al momento del ciak non c’era quasi bisogno di dirsi niente.
Cesare ha le idee chiare ed in questo c’è sia un pregio che un difetto. È molto diretto: il pregio sta nel non doversi spiegare più di tanto. E il difetto sta nel fatto che non sposta di una virgola quella che è la sua idea iniziale, per cui sudi sette camicie per fare centro!”.
“Il cinema è un mezzo per giungere alla verità, per far sapere”
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