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Intervista a Michael Tolkin. Sceneggiatore e regista

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Michael Tolkin ha diretto due film, The Rapture (1991, edito in cassetta come Sacrificio fatale), e The New Age (The New Age — Nuove tendenze, 1994). Ha scritto due romanzi, The Player (1990) e Among the Dead (1993), tradotti presso Bompiani come I protagonisti e Il sopravvissuto. Ha scritto le sceneggiature, oltre che dei suoi film, di Gleaming the Cube (1989, California Skate) di Graeme Clifford, Deep Cover (Massima copertura, 1992) di Bill Duke e The Player (I protagonisti, 1992) di Roberto Altman. Come romanziere, Tolkin ama mettere i suoi personaggi nelle situazioni più sgradevoli, per portare alla luce i lati più oscuri e inquietanti della loro personalità. Immaginate come scriverebbe Patricia Highsmith se fosse un uomo, e molto, molto più cattiva di quello che è già. Come regista e sceneggiatore, Tolkin parte da argomenti forti e sociologicamente connotati (la follia dei fondamentalisti religiosi in The Rapture, la crisi dei nuovi ricchi in The New Age), portando la storia verso esiti imprevedibili. Girare finti film a tesi, e scegliere l'ambiguità (in The Rapture l'Apocalisse accade veramente) significa tagliarsi ogni possibilità di successo commerciale, a Hollywood e non solo. Ma ciò che rende interessante parlare con Tolkin è anche la sua posizione di indipendente che si confronta con gli Studios, interno ed esterno al sistema: come pochi, oggi (il primo nome che viene in mente è quello di Oliver Stone), sanno fare senza compromessi.

La sua prima sceneggiatura che è stata realizzata...
... è stata la settima o l'ottava che ho scritto, Gleaming the Cube. La prima l'ho scritta quando avevo vent'anni, era il sequel di Easy Rider, ma l'ho persa in un aereo. La seconda, Curios — negozio di cianfrusaglie — doveva essere il seguito ideale di Strada a doppia corsia di Monte Hellman. Era la storia della morte di una città, quando arrivava l'autostrada, ma non mettevano un'uscita. La spedii a Spielberg, mi disse di mandargli qualcos'altro, ma non l'ho mai fatto (ride)... forse quando ne avevo scritto un'altra era già diventato troppo famoso. Poi sono entrato in un periodo in cui cercavo di essere commerciale, finché ho scritto una buona sceneggiatura con mio fratello, un incrocio di Piombo rovente e La dolce vita. Ne sono stati girati venti minuti a Londra, il regista era Don Boyd, ma poi il budget si è dileguato.

Intervista a Michael Tolkin - ilcorto.euCome è andata con Gleaming the Cube?
L'ho venduta in tre giorni. Il mio agente l'ha letta, non ne era troppo convinto, e voleva vendere solo l'opzione per un anno. Il mio legale ha detto no, meglio venderla subito. Per l'epoca ho preso molti soldi. I produttori erano Lawrence Turner, David Foster e David Spiegelman per la Twentieth Century Fox. Il film è andato abbastanza bene, specialmente in video.

È stato soddisfatto del risultato finale?
Il film l'ha diretto Graeme Clifford, e mi ha deluso. Se avesse avuto più successo, mi avrebbero fatto scrivere un film d'azione a grosso budget, ma non era quello che cercavo. La sceneggiatura comunque è stata riscritta, anche se sono stato accreditato solo io.

Perché a Hollywood si usa spesso far riscrivere le sceneggiature?
Una delle mie teorie è che gli Studios non si fidano di un solo sceneggiatore. A loro interessa vedere quanto può essere peggiorata una storia: se può essere fatta a pezzi e sta ancora in piedi, vuol dire che resisterà anche al giudizio del pubblico; ma se la storia è fragile, e non sopporta che troppi ci lavorino, vuol dire che non va bene. A parte questo, è molto difficile per una persona sola prendere le distanze dal proprio lavoro, e vedere il film nel suo complesso. Oppure, quando si inizia a girare il film, alla star non piace il copione, e vuole battute migliori. Ci sono alcuni — pochi — che ogni anno guadagnano qualche milione di dollari per riscrivere sceneggiature, e molto spesso non sono accreditati.

Che cosa è stato modificato in Gleaming the Cube?
Christian Slater è un punk — il film l'ho scritto nell'85 — che indaga sulla morte del fratellastro, un orfano vietnamita, che è stata mascherata da suicidio. Per risolvere il crimine dove fare finta di non essere più punk, si taglia i capelli, si toglie gli orecchini, ma ogni notte esce col suo skateboard, un po' come Zorro. Nella mia storia era importante questo cambiamento tra giorno e notte: ogni volta era come se tradisse se stesso o i genitori. E questo è scomparso. Poi c'era un poliziotto che si compromette aiutando Christian. L'unico modo per giustificare il fatto era che avesse quasi la stessa età, che fosse il più giovane possibile per un poliziotto. Invece hanno preso un attore di 32 anni, è rimasto solo il cliché.

Quando ha scritto The Rapture pensava di dirigerlo lei?
Era fuori discussione, lo volevo dirigere io. Se non ci fossi riuscito, ne avrei tratto un romanzo. Ma non penso che nessun altro avrebbe voluto dirigerlo.

Qual era l'idea di partenza?
Avevo visto un adesivo su un paraurti che diceva: "Attenzione, in caso di rapimento in cielo [rapture] questa vettura sarà priva del conducente". I cristiani evangelici credono che coloro che sono rinati, Dio li trasformerà istantaneamente in spiriti prima della battaglia di Armageddon, e li trasporterà in cielo senza fargli soffrire la morte fisica. Secondo le statistiche più recenti, il 61% degli americani crede che questo succederà. quando ho scritto il film, erano il 39%. Avevamo queste cifre da sbandierare ai produttori, per mostrare che l'argomento aveva un pubblico. E poi mi sono messo a guardare la Tv evangelica via cavo. Soprattutto quando parlano dei media, la loro critica culturale può essere interessante, anche se non sono d'accordo con la cura che propongono. Cercavo di capirli, anziché disprezzarli, come fanno tutti quelli di sinistra.

Come ha fatto a girare The Rapture?
Nick Wechsler, che aveva prodotto Sesso, bugie e videotape, ha letto The Rapture in una versione più breve, e mi ha detto di scriverlo per esteso per trovare i soldi. Tannenbaum e Parker sono andati alla New Line, abbiamo avuto molti incontri, ma in pratica si sono decisi dopo che ha accettato la parte Mimi Rogers. Aveva appena divorziato da Tom Cruise, e pensavano che lo scandalo avrebbe aiutato il film.

Come è andato il film?
Male nelle sale, meglio in video. Certi l'hanno odiato, altri l'hanno amato molto. Un rabbino mi ha detto che dimostrerebbe la malvagità del Dio cristiano. Sulla Tv via cavo ha avuto tante repliche quanto i film più importanti. I distributori non sanno mai cosa fare dei miei film, avevano dei problemi anche con I protagonisti, che è andato bene, ma poteva andare meglio.

Che budget ha avuto per The Rapture?
Tre milioni di dollari, che per me erano moltissimi. Ci sono certe cose che non ho potuto fare, non ho girato la scena del rapimento in cielo: avrei dovuto avere i soldi per rifare tutta un'autostrada, ma avrebbe rischiato di essere troppo kitsch. Se l'intenzione è chiara, credo, l'esecuzione o lo stile importano di meno. Penso che per un po' non mi daranno molti soldi, e se si possono suggerire le cose è meglio. La gente finisce anche per stancarsi. Perché Natural Born Killers è migliore di True Lies? True Lies non solo è stupido e razzista, ma ha anche gli effetti speciali più complicati mai visti. Ma sono completamente inutili.

Qual era l'idea di partenza dei Protagonisti?
Quando ho iniziato a scrivere non ero tanto interessato a Hollywood, quanto all'idea di colpa, come è cambiata nel ventesimo secolo. Per Dostoevskij la colpa non scompare mai, per Kafka c'è anche se non hai fatto nulla. L'America contemporanea, specialmente i repubblicani, i tecnocrati, hanno trasceso il senso di colpa. Non penso siano perseguitati da brutti sogni. Se dovessi dare un altro titolo a The Player, lo chiamerei Il repubblicano.

Come ha lavorato con Altman?
Siamo andati d'accordo. Altman è famoso per non andare d'accordo con gli sceneggiatori. Ovviamente lui e gli attori hanno cambiato molto, ma la cosa buffa è che la maggior parte dei cambiamenti non sono finiti sullo schermo. Vedendo i giornalieri ero inorridito da alcune improvvisazioni, ma ho capito che era il suo modo: sperimentava, non funzionava, buttava via. Alla fine sono rimaste solo le scene che servivano per il racconto. E stata una lezione. Nella maggior parte dei film che si girano, il dieci-quindici per cento della sceneggiatura viene buttata via in sala montaggio: che è un bello spreco. Una volta si diceva, un po' per scherzo, che una pagina di sceneggiatura equivale a un minuto di film. Oggi la gente è così lenta che siamo sul minuto e mezzo. La cosa più furba sarebbe fare sceneggiature di 90-95 pagine anziché 110.

È soddisfatto di Massima copertura?
È stata un'altra delusione. L'avevo scritto dopo The Rapture, ed è stato riscritto da Henry Bean mentre dirigevo il mio primo film. Aveva bisogno di essere girato più alla grande, con altri 3-4 milioni. Sono contento perché comunque non è un poliziesco come tanti: è rimasto il rapporto tra il nero e l'ebreo — non il nero e il bianco — e il tema di essere corrotti mentre si cerca di scoprire la corruzione. Lo so che è buffo citare Adorno in proposito, ma quando l'ho scritto mi sono ricordato di una sua frase, che per conoscere veramente il male bisogna fare esperienza del male, e quindi esserne toccati.

Che cosa è stato cambiato?
Il personaggio dell'avvocato corrotto, Jeff Goldblum all'inizio era più grigio: era il poliziotto, Larry Fishburne, a fargli scoprire la vita in grande stile. Il personaggio che viene buttato fuori dalla limousine in origine veniva inseguito fin dentro in un ospedale e gli sparavano in una sala operatoria: mentre moriva, inciampava sul tavolo operatorio dove era in corso un'operazione a cuore aperto, e il cuore del paziente cadeva sul pavimento (ride). Adesso ne posso ridere, ma sapevo che se fosse stata girata sarebbe stata una scena memorabile. Ciò che è divertente in una scena del genere è il fatto che è tanto disgustosa, ed è tanto disgustosa non solo per il fatto di vedere l'immagine del cuore, ma per il fatto che l'abbia pensato qualcuno, e abbia osato farla.

Approfittiamone per dire qualcosa sulla violenza...
Ci sentiamo tutti molto superiori al pubblico degli spettacoli dei gladiatori, ma non credo che sia tanto diverso quando si prova piacere nel vedere cose truculente sullo schermo. Una parte del piacere di scrivere o vedere una scena violenta è il piacere della trasgressione, non solo meccanico, ma emotivo. E come la pornografia. C'è un regista, Andrew Blake, che ho scoperto in un canale porno della Tv via cavo di un albergo, e che oggi pare sia il migliore nel suo genere. Nel film che ho visto c'era una scena in cui una donna ne scopa un'altra con un fallo di ghiaccio. Un'altra volta, penso che sia interessante non solo l'immagine, quanto che qualcuno l'abbia pensata e realizzata; ma ciò che la rende eccitante, penso, è che a un certo livello tutti sappiamo che non dovremmo guardare queste cose.

Mi ricordo il culmine emotivo del suo romanzo Il sopravvissuto, quando il protagonista riconosce all'obitorio i cadaveri sfigurati della moglie e della figlia.
Ero consapevole di quanto stavo facendo. Ho due figlie, e all'inizio la bambola della bambina del libro si chiamava corna la bambola di mia figlia. Mi chiedevo: posso farlo? Posso spingermi così lontano? Non so se sia un bene. Un'ideologia dice di sì, ma non ne sono più tanto sicuro.

Da dove viene l'idea di The New Age?
L'idea era come l'amore possa sopravvivere ai problemi economici... (ride). Mi interessava il rapporto tra amore e denaro, e poi il fatto che in America la gente si rovini la vita dopo avere assorbito un paio di idee filosofiche o religiose, quante ce ne possono stare su una t-shirt.

Che cosa ha fatto Oliver Stone?
È stato uno dei produttori esecutivi, ha messo i soldi, ha sostenuto il film. Mi spiace per lui che non abbia guadagnato. E costato 7 milioni di dollari e mezzo, è andato al festival di Toronto, ma è stato distribuito dalla Warner Brothers in appena quindici città. L'hanno tenuto nascosto. Non posso dire che li odio, ma non erano adatti a distribuirlo. Per loro è più semplice spendere 5 milioni di dollari per promuovere un film, che 200.000 nel modo giusto.

Che cosa pensa della censura oggi negli Stati Uniti?
Ce n'è poca, e ce ne dovrebbe essere di più. Forse credo nella censura perché aiuta la clandestinità. Con la censura giusta rimarrebbero solo i più forti (ride) e allora si vedrebbe chi vuole affrontare veramente argomenti scomodi. Io ho subìto la censura del box office, e non voglio certo che ritorni Torquemada, ma penso che sia un peccato che non ci sia più un underground. Il pasto nudo era un libro migliore quando era più difficile da trovare. Adesso che si trova tutto, non c'è più opposizione, e il 61% degli americani non si preoccupano della giustizia o del sistema scolastico: perché investire nel futuro se non c'é futuro, se Dio da un giorno all'altro ti può prendere in cielo? La conseguenza politica è che nelle ultime elezioni abbiamo avuto una maggioranza di repubblicani privi di senso di colpa. E proprio come Shampoo di Hal Ashby: sembra che parli dei problemi di questo stupido parrucchiere, ma intanto viene eletto Nixon. Quelli che dovrebbero tenere gli occhi aperti si crogiolano nell'autocommiserazione, e lasciano che arrivino i mostri.

a cura di Alberto Pezzotta

Testo e immagini da Dentro e fuori Hollywood tra scrittura e regìa in SegnoCinema n.73 Mag/Giu 1995

 

 

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