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Home Interviste Tutte Intervista ad Andrea Piretti, regista e produttore del corto "Anna"

Intervista ad Andrea Piretti, regista e produttore del corto "Anna"

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INTERVISTE - Tutte

Anna è una professoressa di quarantacinque anni che per colmare il terribile vuoto lasciato dalla scomparsa del suo primo e unico figlio decide di averne un altro. Per ottenere questo obbiettivo va a letto con numerose persone, anche suoi studenti o colleghi. Durante il suo percorso non comprende però quanto alcuni di loro provino realmente qualcosa per lei....

Questa è l'intervista al regista Andrea Piretti. 1) Com’è nato il progetto che ha portato alla realizzazione del cortometraggio ANNA?

Anna è il capitolo conclusivo di una ideale trilogia di cortometraggi, da me scritti e diretti, che trattano il temaANNA di Andrea Piretti 500 della maternità in varie forme. Dalle ragazze madri, all’affitto dell’utero fino al dolore di una donna, Anna appunto, che non riesce ad avere un figlio data la sua età. La trilogia è co-prodotta con il regista Stefano Incerti.

2) Di cosa parla nello specifico il cortometraggio?

Anna è una donna come tante, una professoressa universitaria all’apice della sua carriera. Nel suo intimo però c’è un vuoto: un figlio perso in passato. Questo evento l’ha portata ad isolarsi dal mondo intero. Le sue uniche interazioni con l’esterno sono volte alla ricerca di un partner sessuale per avere un altro figlio. Corre contro il tempo però, sa che alla sua età diventa sempre più difficile avere una gravidanza. Le sue azioni quindi diventano anche sconsiderate, prive di un qualsivoglia giudizio.

3) Attorno al personaggio di Anna ci sono solo uomini. È una scelta voluta?

Assolutamente sì. Lei doveva essere l’unica donna nel corto. Questo, a mio avviso, aumenta la sua solitudine. Tutti i suoi amanti, in modo diverso, le riempiono quel vuoto. Nessuno di loro inizialmente conosce il suo dolore e il suo principale scopo. Alcuni se ne innamorano senza conoscerla realmente. Questo procurerà in lei in primis un forte dolore quando dovrà confrontarsi con loro.

4) Protagonista del corto è Fabrizia Sacchi. Come vi siete conosciuti e come ti sei trovato a lavorare con lei?

Fabrizia è stata semplicemente perfetta. Ha compreso prima di tutto a pieno l’idea che sta dietro questo racconto: un desiderio, folle e insano, di ritrovare un calore perduto in passato. Ci siamo conosciuti poco prima delle riprese e le ho subito proposto la storia. La sua performance è stata sublime, carica di una forte emozione che ha espresso anche nella fisicità nello stare in scena. Ed è stato per me un enorme piacere quando ha vinto il premio come miglior attrice al Galà del Cinema e della Fiction in Campania.

5) A proposito di questo evento. La vittoria di Fabrizia e la partecipazione del corto al Galà, per il suo percorso distributivo, cosa rappresenta?

Un punto di partenza fondamentale, senza dubbio. L’idea è quella di far girare il più possibile il prodotto. Attorno a Fabrizia ci sono stati altri grandi interpreti che hanno dato, ognuno a suo modo, un qualcosa per rendere il corto completo. Lello Radice ha interpretato Mario, collega di Anna, uomo solo che si dichiara ad Anna. L’unico che le offre, assieme allo studente Alessandro (Tommaso Sabia), un po’ di affetto e di amore. Gli altri invece (Terenzio Del Gaudio e Luigi Credendino) cercano nella donna solo un contatto fisico. Le notizie più brutte però arriveranno dal suo medico, interpretato da Nico Mucci.

6) Gran parte della troupe che ha partecipato al film ha un’età media molto bassa. Come mai?

Sono tutti colleghi conosciuti in ambito universitario. L’età media in effetti è veramente bassa, all’epoca delle riprese credo si aggirava attorno ai 25 anni. Ora tutti questi professionisti lavorano nei rispettivi campi a livello nazionale: Alessia De Angelis, Raffaele Cirillo, Luca Scaparo, Elettra Mignano, Marta Bosticco e così via.

7) Che percorso avrà adesso Anna?

Sicuramente sarà presentato ad altri Festival nazionali ed internazionali. Bisogna raggiungere più persone possibili. Lo stile è molto distante da quello che si vede in giro oggi. La regia non è muscolare, non ci sono movimenti di macchina fini a se stessi, la fotografia è naturale e il montaggio segue la storia. Quasi ogni scena nasce e muore con un unico piano sequenza. È un percorso diverso, che si prende i suoi tempi e che non ha paura di risultare lento. Scrivendo la sceneggiatura mi sono reso conto che questo era l’unico modo di raccontare la storia di Anna.

 

 

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