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Le mie prime volte sul set

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INTERVISTE - Tutte

 

Ho iniziato questo mestiere per caso. Andavo a scuola, facevo il quarto anno di Elettrotecnica e, oggi come allora, balbettavo, ma molto più di adesso. Una professoressa quell’anno mi prese di punta: io studiavo, ma non riuscivo a esprimermi, così durante le interrogazioni non aprivo bocca e mi rimandava al banco con un due. Per la frustrazione ho cominciato a bigiare, a “fare sega” come si dice a Roma, e ho passato l’inverno ai giardinetti, al freddo, sotto la pioggia. A un certo punto presi coraggio e dissi a mio padre che volevo lasciare la scuola e intraprendere il suo mestiere.

Mio padre, nato a Pavia e operaio della Necchi, si era trasferito a Roma dove lavorava a Cinecittà riparando le macchine da presa. All’inizio era molto deluso, temeva che non fossi all’altezza del mestiere, ma poi si convinse e mi prese con lui sul set. Per i primi tre mesi spazzai per terra e poco altro. Nel 1961, dopo qualche mese di apprendistato accanto a mio padre, cominciai a lavorare da solo al primo film. Ero talmente agitato che non ricordo neppure il titolo: era un film americano e lavorai 88 giorni nei magazzini a caricare pellicola. Ero troppo timido per farmi vedere sul set: la mia balbuzie mi faceva vergognare e quando mi chiamavano mi nascondevo.

Solo qualche anno più tardi ho capito che per lavorare nel mondo del cinema avrei dovuto mettere da parte le mie paure e buttarmi nella mischia. All’inizio mi sono occupato soprattutto di film musicali, i cosiddetti “musicarelli” con cantanti pop come Gianni Morandi, Al Bano, Caterina Caselli. Il mestiere dell’operatore l’ho imparato da autodidatta. Mio padre aveva una squadra di sette-otto persone che lavoravano con lui sui set: cercavo di seguire il loro lavoro, ma spesso era difficile trovare risposte alle mie domande teoriche. Così ho cominciato a studiare sui libri di notte, con grande fatica, anche perché un conto è leggere e un conto è applicare la teoria alla pratica: però leggendo i concetti restano molto più in mente.

In tutto ho fatto 100 film in venticinque anni di carriera e “Caroselli” a bizzeffe. In sostanza, ho cominciato a fare l’aiuto, caricando la pellicola nei magazzini, poi l’assistente operatore e alla fine sono diventato operatore di macchina. Da un set all’altro, ho avuto lo straordinario privilegio di lavorare con grandi attori e grandi registi: da Ettore Scola a Dino Risi, da Nanni Loy a Franco Zeffirelli. Il mio racconto comincia qui.

A cura di: Camilla Maccaferri di Oddo Bernardini per farefilm.it 

 

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