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MICHELE SINISI attore

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INTERVISTE - Tutte

Com’è  stato lavorare in questo terzo film girato con Fragnelli?

“È passato qualche anno dall’ultimo lavoro con Fragnelli. Il bello dell’essersi ritrovati è stata la voglia di confrontarsi ancora, che è l’approccio ideale per qualsiasi tipo di lavoro. E poi, è stato molto interessante lavorare con Haber, con un attore di riconosciuto talento e noto al grande pubblico. Prima di tutto ho avvertito una curiosità umana. Poi, quando abbiamo cominciato a girare, ho solo cercato di lavorarci bene e di immergermi nel lavoro e dimenticare chi avevo al mio fianco. Devo ammettere che Cesare è stato bravo a coordinare il cast e la presenza di un attore di questo calibro. Poteva essere difficile da gestire, ma la sua professionalità e pur breve esperienza sono state importanti”.

 

Anche questo come gli altri è un film di denuncia sociale. Un filone che ormai contraddistingue il giovane regista pugliese. È per questo che continua a lavorare con lui?

“Sì, quando Cesare mi fa queste proposte io accetto. Quando ho un ruolo con una tematica sociale cerco di fare al meglio il mio mestiere, ma proprio da un punto di vista tecnico. Cercando di avvicinarmi alla parte nel modo più professionale possibile. Bisogna stare anche attenti a non farsi ingabbiare dal personaggio. Essere coinvolti sì, ma con una certa distanza. Rispetto a certi temi credo che l’attore debba ‘occuparsene’, non ‘preoccuparsene’”.

 

Il ruolo che interpreta ne "L’Oro Rosso" non dev’essere molto incline alla sua persona. È stato difficile diventare “il caporale”?

“L’unica possibilità per me era cercare di capire a livello umano e personale come nasce il sentimento dell’odio e della sopraffazione. È per lo meno un punto di partenza. Le vicende narrate sono talmente incredibili da scatenare una sorta di rifiuto psicologico, soprattutto se si pensa che siamo in un Paese civile e nel 2007!”.

 

Lei è riconosciuto come uno dei migliori attori under 30 nel panorama teatrale italiano. Come mai il cinema ha deciso di considerarla così poco?

“Beh, forse è stata fatta una scelta, magari inconsapevolmente. Il fatto di dedicarsi a tempo pieno al teatro in qualche modo mi ha allontanato dal cinema. Un attore teatrale è un artigiano, è abituato a lavorare anche quando non ha spettacoli. È anche vero che si tende progressivamente, nel cinema, a scegliere attori che non vengono dal teatro. Anche se devo ammettere che le cose negli ultimissimi anni stanno cambiando. Cesare per esempio poteva scegliere tra tanti giovani attori sotto le luci della ribalta, ma invece ha scelto me e, quindi, ha fatto una scelta anche rischiosa”.

 

“L’unica possibilità per me era cercare di capire a livello umano e personale come nasce il sentimento dell’odio e della sopraffazione”