Paolo Ameli regista
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CORTO DI STORIA, STORIA DI UN CORTO: INTERVISTA A PAOLO AMELI
Corto è cool. Poco importa che sia l'esercizio di stile di un regista già affermato, un videoclip o uno spot firmato, come quello che Muccino ha appena girato per la nuova Lancia Ypsilon o il commercial di Tornatore con Monica Bellucci per l'ultimo profumo di Dolce e Gabbana.
In genere il cortometraggio è il trampolino di lancio di un esordiente. Infatti, si moltiplicano i concorsi e i short film festival nostrani. Il digitale regala agli aspiranti cineasti l'impressione che basti possedere una videocamera più o meno professionale per trasformarsi in un filmmaker (altisonante termine inglese che però riempie la bocca, dà più soddisfazione).
Tuttavia, accanto ai tanti che s'improvvisano director, c'è chi ha già padronanza del mezzo e sceglie il cortometraggio come precisa scelta espressiva. Paolo Ameli, giovane ma pluripremiato regista di talento con il suo "Rosso Fango", ne è un esempio. Lui stesso ci ha raccontato il suo percorso artistico.
Paolo, tu sei anche regista pubblicitario e autore di videoclip. Quando hai capito di essere attratto dalla macchina da presa al punto di farne la tua professione?
Sono sempre stato attratto dalle immagini. Mi piaceva disegnare, fotografare, disegnare e usare la Super 8 di mio padre per sperimentare il rallenty. E anche il passo uno: una volta ho realizzato un corto d'animazione con un pupazzetto animato tramite la tecnica dello stop motion. Così durante il liceo e l’università d’Architettura ho lavorato come fotografo e grafico pubblicitario, cimentandomi nel frattempo con cortometraggi in 16 mm. Trasferitomi poi a Milano per uno stage in una casa di produzione pubblicitaria, la mia passione è diventata la mia professione.
Quindi hai realizzato altri corti prima di "Rosso Fango"?
Si, almeno una dozzina. Alcuni hanno ricevuto riconoscimenti nazionali.
"Rosso Fango" è ispirato a un vero fatto storico. Curioso, ma sconvolgente. Come ne sei venuto a conoscenza?
L'avevo letto su un quotidiano Italiano qualche anno fa. Ho approfondito l’argomento e ho riscontrato conferme anche su Internet. Mi ha colpito il fatto che un piccolo evento abbia cambiato le sorti dell’intera umanità.
Come mai un soggetto bellico?
È un genere che mi ha sempre molto interessato, soprattutto in rapporto alla storia contemporanea e alle due guerre mondiali.
Come interpreti la spiazzante rivelazione finale di "Rosso Fango"?
Io mi sono limitato a raccontare uno straordinario fatto storico poco noto. Lascio al pubblico la facoltà di trarne le proprie conclusioni.
Quali mezzi tecnici hai utilizzato per girare questo corto?
"Rosso Fango" è stato girato in 35 mm in formato 1:2,35 Cinemascope, per farne un corto di respiro cinematografico. Del resto il film si sviluppa in orizzontale, perché il punto di vista è sempre rasoterra, ancorato a un campo di battaglia in cui qualsiasi elemento verticale (come gli alberi o le case) è stato raso al suolo. Per le tecniche di ripresa ho cercato di replicare gli espedienti usati in “Salvate il Soldato Ryan” di Steven Spielberg: girare con l’otturatore chiuso a 15° dando così una sensazione stroboscopia e destabilizzante dell’immagine; utilizzare il “camera shake”, una particolare piastra per la macchina da presa che imprimeva degli scossoni nel momento in cui avvenivano le esplosioni; filtrare la luce con il fumo, ect. Infine, montaggio e sound design hanno completato il processo di “adrenalizzazione” del film.
Chi è il direttore della fotografia?
Patrizio Patrizi, con cui abitualmente lavoro sul set di spot e videoclip.
Nel tuo corto gli interventi di postproduzione sono fondamentali…
Sì, mi hanno permesso di apportare ulteriori elementi di realismo (fumo, esplosioni duplicate, aerei nel cielo, ect.) che il piccolo budget a disposizione non mi aveva permesso di ottenere sul set. Ho utilizzato una tecnica che si usa normalmente all’estero ma che in Italia non è ancora diffusa, dati i costi troppo alti e i tempi di lavorazione più lunghi: Consiste nell’acquisire tutto il montato alla stessa risoluzione della pellicola negativa su supporto digitale, elaborarlo per quanto riguarda la "colour correction" e i contrasti (in un modo altrimenti impossibile con i sistemi tradizionali di stampa), inserire gli effetti speciali e poi generare un nuovo negativo senza alcuna perdita in termini di definizione rispetto al negativo di partenza. Di norma questo procedimento ha un costo improponibile per un cortometraggio. Io ho avuto la fortuna di poterlo sperimentare gratuitamente grazie all’estrema disponibilità della casa di produzione Mercurio Cinematografica, della Postproduzione Chinatown e del laboratorio Blue Gold di Milano.
Già, i costi. Nel 1999 il tuo soggetto è stato dichiarato d'interesse culturale nazionale e quindi ammesso al finanziamento pubblico. Qual è stato l'iter? Non hai incontrato nessuna difficoltà? Come hai fatto a coprire il resto degli investimenti necessari?
Ho chiesto il finanziamento statale sulla base dell’articolo 8 per i corti e la mia domanda è stata accettata dal Dipartimento dello Spettacolo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Da lì ad ottenere concretamente i soldi è passato altro tempo, e in ogni caso i fondi messi a disposizione non erano sufficienti per realizzare le scene così come avrei voluto. Grazie alla casa di produzione e alla troupe con cui abitualmente lavoro sul set di spot e videoclip sono riuscito ad ottenere degli aiuti. Complessivamente "Rosso Fango" è costato 70.000 euro, ma la sola postproduzione, quasi totalmente gratuita, sarebbe costata circa 240.000 euro!
Si vede, ne è valsa la pena. Senti, ci vuoi raccontare un aneddoto curioso accaduto sul set?
Ce ne sarebbero tanti ma forse il più simpatico è questo: durante le prove della scena dell’accoltellamento, Alessandro Di Natale, che interpretava il soldato inglese, ha inavvertitamente tirato un calcio al ginocchio di Michelangelo Pulci nel ruolo del combattente tedesco. Michelangelo si è messo a strillare di dolore. Io però non mi ero accorto di niente e così continuavo a ripetergli di trattenersi, perché le sue urla mi sembravano eccessive. Poi mi sono reso conto che si era fatto male sul serio!
Credi che la tua esperienza come regista di spot e videoclip ti abbia influenzato a favore di certe scelte espressive piuttosto di altre?
"Rosso Fango" è basato sulla pura forza delle immagini e del suono ma, nonostante questo, durante le riprese, non ho voluto lasciarmi prendere troppo la mano dai formalismi estetici.
Pensi che all'estero ci sia una maggior apertura del mercato nei confronti dei corti?
Sì, sono tenuti più in considerazione rispetto a quanto accade in Italia. I sovvenzionamenti da parte degli enti pubblici sono più cospicui. Del resto, la produzione in Francia e in Inghilterra è più proficua perché la proiezione di un lungometraggio in sala è spesso abbinata a quella di un corto.
Stai lavorando ad un nuovo progetto? Vuoi parlarcene?
Sto ultimando di scrivere la sceneggiatura del mio primo lungometraggio, ma per scaramanzia non vorrei anticipare nulla al riguardo!
di: Paola Daniela ORLANDINI
da: www.tempimoderni.com
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