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TONY MARRA capo squadra macchinista

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INTERVISTE - Tutte

Tony Marra è il capo squadra macchinista più anziano del cinema italiano ancora in attività

 

Lei ha lavorato per film che hanno fatto la storia del cinema. Ne vogliamo ricordare qualcuno?

“Sono arrivato a 189 film! Solo per citarne alcuni: ‘Apocalypse Now’ di Coppola, ‘L’Ultimo Imperatore’, ‘Io Ballo da Sola’, ‘Il Conformista’, ‘Il Piccolo Buddha’, ‘Il Tè nel Deserto’, tutti di Bertolucci. E poi ho lavorato con Tornatore per ‘L’Uomo delle Stelle’, con Ridley Scott per ‘Il Gladiatore’, con Richard Donner per ‘Lady Hawke’.  Ma forse è meglio se mi fermo qui”.  

 

Quale di questi porta nel cuore?

“Ma, io li amo tutti! È che sono innamorato di questo lavoro. Dopo aver fatto tutto quello che ho fatto, è difficile trovare uno che ti resti nel cuore più dell’altro. Diciamo tutti i film di Bernardo (Bertolucci), un grande film con Luca Ronconi, ‘L’Ariosto’. Con Ridley Scott per esempio, per ‘Il gladiatore’, ho visto cose che non avevo mai visto, eppure ci sono cresciuto in questo lavoro, e questo significa che riesce ancora a stupirmi”.

 

E dei registi con cui ha lavorato? Da Bertolucci a Coppola ad Antonioni, chi le ha insegnato di più?

“Da alcuni impari delle cose e da altri ne impari di diverse. Antonioni è un grande! E insegna molte cose. Coppola anche è un grande, ma è abituato a lavorare con i grandi mezzi. Mentre noi italiani siamo più inventivi sul set e ci serviamo più della logica. Vedi Risi, Monicelli, Antonioni. Non è che gli americani hanno qualcosa da insegnarci! E, infatti, se si va a osservare la scuola di cinema di Los Angeles, ai ragazzi  fanno vedere ‘Il Conformista’ di Bertolucci, ‘Roma città aperta’ con la Magnani. Il cinema che abbiamo fatto noi e che facciamo ancora ha tutto da insegnare agli altri. Loro avranno i Tir e noi le Cinquecento, questo sì, ma le nostre sono delle fuori serie!”.

 

Con questo bagaglio straordinario alle spalle, cosa si sente di consigliare ad un giovane che volesse affacciarsi al cinema?

“Beh, innanzitutto deve avere una grande passione. Sia che voglia fare il macchinista, sia che voglia fare il direttore della fotografia o del suono. E poi dico che bisognerà seguire degli studi. Le scuole sono molto importanti. A Roma ce ne sono tre e sono tutte a Cinecittà. Una di queste è quella fatta da Mussolini”.

 

E a un giovane del Sud?

“Da Roma in giù ci chiamano ‘la bassa Italia’. Ma ci sono talenti magnifici. Forse mancano le strutture e, infatti, mi pare che in Puglia non ci siano delle scuole ed è un vero peccato! È una regione così dotata e ricca di storia. Non capisco perché la Puglia la vogliono sempre più in basso. E ci sono tanti registi che vengono dal Sud. Squittieri è di Napoli, Tornatore è siciliano e Rubini è pugliese. Ma ripeto, la passione che si deve avere dev’essere tremenda! Non è facile, anche se tutti pensano che non sia neppure un lavoro. Si lavora anche undici o dodici ore e in orari impensati”.

 

Ha ancora un sogno nel cassetto del Cinema?

“Mi piacerebbe fare un film con Rubini. Diciamo con alcuni dei giovani emergenti che hanno le carte per fare il Cinema. Ma oggi è più difficile perché per fare un film ci vogliono i produttori veri e non ce ne sono più. E da questo punto di vista in America si lavora meglio. Da loro, quando esce un film, esce in tutte le sale cinematografiche e così già si rientra delle spese. Faccio un esempio: per un film come ‘l’Ultimo Imperatore’, che ci ha costretti a stare in Cina un sacco di tempo, i costi sono arrivati a 12 o 13 miliardi, e questi soldi come li recuperi? Anzi grazie agli Oscar (ben 9!) si è già un po’ rientrati, ma altrimenti come si fa?! Io l’Italia non la capisco per queste cose”.

 

Ha nostalgia di qualcosa o di qualcuno?

“A Roma è morto un grande regista: Pasolini. Maestro di Bertolucci, tra l’altro, che poi è diventato bravo pure lui. Quando parlava m’incantavo, si fermava il tempo. Cultura scolastica ne ho poca, ma cultura di vita ne ho tanta e anche grazie a lui. Io poi non ho capito cosa è accaduto, è  tutto molto strano. È stato maltrattato già subito dopo la morte e poi dimenticato. Se c’era ancora lui, il cinema italiano oggi sarebbe ad altissimi livelli”. 

 

Veniamo a Fragnelli, regista de “L’Oro Rosso” con il quale ha già lavorato ne “Lo Spaventapasseri”. Dopo che si è misurato con i più grandi accetta un incarico da un giovane regista. Posso chiederle perché?

“Cesare è una persona molto brava. Sa fare il Cinema. Se stesse a Roma lavorerebbe molto. E lo dico spassionatamente. La stoffa ce l’ha e poi è uno che si muove bene sul set. Peccato che si ostini a restare nella sua città.

Poi certamente, all’epoca de ‘Lo Spaventapasseri’ mi piacque molto il soggetto e credo sia un’ottima strada quella della tematica sociale. Certo ci vuole l’esperienza giusta ed il modo di saperci fare con le persone. Il modo di lavorare è importante nel trattare queste tematiche.

Poi comunque ci siamo ‘presi’ e quando questo succede ti piace tutto. Dal progetto di partenza, all’ambientazione,  alla regia”. 

 

Se dovesse dare un consiglio a Fragnelli?

“Beh, gli direi di venire a Roma. Non capisco perché se ne sta a Martina Franca, dove non può emergere come meriterebbe. O meglio lo capisco anche, forse anche a me sarebbe piaciuto restare nella mia terra e fare da lì il mio lavoro. Dovrebbe muoversi e magari tentare i contatti giusti. È giovane! Avessi io l’età sua…”.

 

Lavori in corso o progetti futuri?

“Ora sto insegnando alla scuola di Cinecittà ai ragazzi che frequentano i corsi per la regia e la fotografia. Il corso dura due anni, mi hanno chiesto di fare con alcuni di loro dei cortometraggi. Un po’ li aiuterò, ma non so se riesco a farli tutti, sono oltre duecento! Quanto al cinema c’è un progetto su San Pietroburgo”.

 

Si sente fortunato?

“Mi sento molto fortunato! Con la quinta elementare che potevo fare, me lo dica lei! Dio m’ha dato 'sta fortuna e io l’ho sfruttata in tutti i modi. Amo questo lavoro come se fosse il primo giorno”.

 

“Sono arrivato a 189 film! Solo per citarne alcuni: ‘Apocalypse Now’ di Coppola, ‘Il Gladiatore’ di Ridley Scott, ‘L’Uomo delle Stelle’ di Tornatore”