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DIECI NON DESIDERARE LA ROBA D’ALTRI

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SCENEGGIATURE - Sceneggiature

DIECI

NON DESIDERARE LA ROBA D’ALTRI

Sceneggiatura di Stefano Cangioli e Gabriele Cecconi

 

 

 

SCENA 1

 Appartamento. Interno. Sera.

Sera del 31 dicembre. Un televisore, con il volume basso, annuncia di lì a poche ore lo spettacolo di fine anno. Siamo nello studio di Franco, un giornalista trentacinquenne che sta scrivendo il suo pezzo al computer. Alle pareti libri, quadri, poster.

 Squilla il telefono.

FRANCO

Ciao… Perché, che ore sono? (cerca l’orologio posato sul tavolo, seminascosto da carte e penne) Le nove? Scusa, ma stavo finendo l’articolo… non me ne sono accorto… al giornale mi hanno chiesto se ce la facevo ad inviarlo stasera… certo, lo finisco domani… no, no, sono pronto, ci vediamo da Sandro tra una mezz’ora…

Franco si altera sempre di più.

FRANCO

Da te? no, ma che dici… No, ti sbagli, avevamo fissato per le nove a casa sua, e che ci vedevamo direttamente lì… ma no… non vedo perché dovrei venire a prenderti, sono sicuro che avevamo fissato di vederci direttamente da Sandro…ma abbi pazienza, anche se fosse, ormai è tardi… anche se parto subito per venire da te mi ci vuole mezz’ora, attraversare Firenze a quest’ora lo sai… e poi un’altra mezz’ora per arrivare a casa di Sandro…arriviamo lì dopo le dieci… No, no… Telefona a Sandro piuttosto e digli che siamo un po’ in ritardo… Ma che dici? Come? E non fare così… dai, vuol dire che gli telefono io… 

Il volto di Franco è sempre più stravolto.

FRANCO

No, dico… cosa cavolo c’entra la mancanza di rispetto? Ma te ne rendi conto? Per un banale malinteso, che c’entra la mancanza… e basta! Tutte le volte con questa mancanza di rispetto, che palle!

Franco esplode dalla rabbia, prende il telecomando della televisione e lo sbatte sul tavolo, il che fa cadere per terra l’orologio.  Franco perde letteralmente la testa.

FRANCO

Ma porca puttana! … no …non dicevo a te… l’orologio! L’orologio ti dico!  E va be’… fai quel che cavolo ti pare! E non venire, vado da solo! Non me ne frega niente…  E va bene…buon anno anche a te, stronza!

 

 

 

 

 

SCENA 2

Camera. Interno. Sera.

Già vestito, piuttosto casual anche se non sciatto, Franco si allaccia le scarpe, ma si rompe una stringa: impreca e scaglia furiosamente la scarpa contro un armadio.

 

 

 

SCENA 3

Ripostiglio. Interno. Sera.

Franco, già con il cappotto e la sciarpa, sceglie una bottiglia di champagne da una mensola e spegne la luce.

 

 

 

 

 

SCENA 4

Strade di Firenze. Esterno. Notte.

 

Franco è nervoso, scende in strada con la bottiglia di Moet e si avvia veloce verso la macchina.

Gli si avvicina un marocchino vu’ cumpra’ di circa trent’anni, zaino in spalla, che gli vuol vendere un berrettino da babbonatale con le lucine colorate e sorridendo gli dice:

DRISS

Buon anno!

Franco tira diritto, scuote la testa in segno di rifiuto

FRANCO

No, grazie, buon anno anche a te.

Il marocchino insiste e gli offre un cappellino di babbo natale con le lucine colorate

DRISS

10 euro…

FRANCO

 No, no…

DRISS

5 euro…

Franco è arrivato alla macchina, apre ed entra

FRANCO

Ma ti ho detto di no… e poi Natale è già passato…

chiude la porta ma il marocchino non si dà per vinto e bussa al vetro. Da dentro franco scuote la testa e mette in moto. Il marocchino batte ancora sul vetro insistentemente. Franco si arrabbia, abbassa un po’ finestrino e Driss ne approfitta per infilare il cappellino.

DRISS

3 euro…

Franco urla da dentro l’abitacolo.

FRANCO

Ma ho detto di no!

richiude il finestrino, ingrana la marcia indietro, ma il cappellino gli rimane incastrato. Franco non lo vede e parte. Il marocchino non molla il berrettino, perde l’equilibrio e casca urtato dal parafango anteriore. Franco inveisce.

                        FRANCO

                        Ma porca puttana, ci voleva anche questa!

Frena, esce dall’auto, ha il volto contrito ed allarga le braccia, ma il marocchino ancora per terra lo guarda risentito. Franco si china per aiutarlo, ma l’uomo fa capire di non accettare il suo aiuto.

FRANCO

Scusa, non volevo… ti sei fatto male?

Il marocchino si rialza un po’ a fatica. Franco libera il cappellino dal vetro e glielo consegna

FRANCO

Scusami ancora… Ti posso aiutare?

Il marocchino non gli risponde, mette il cappellino nello zaino e comincia a raccattare da solo i fazzoletti di carta sparsi per terra.

FRANCO

E va be’, fa’ un po’ come ti pare!

Franco risale in macchina, fa pochi metri e si ferma a guardare il marocchino che sta ancora raccattando per terra la sua mercanzia e la rimette nello zaino. Franco spenge il motore, scende dall’auto e ritorna dal marocchino:

                        FRANCO

 Senti, hai degli impegni per stasera?

 

 

 

SCENA 5

Auto di Franco. Interno. Notte.

Franco sta guidando, il marocchino gli è seduto accanto, lo zaino sulle ginocchia, e lo ascolta, ancora stupito.

FRANCO

Sono degli amici, gente simpatica, non ti devi preoccupare: ti troverai benissimo… Abitano un po’ fuori Firenze, ma dopo ti riaccompagno io a casa tua…

L’auto imbocca un sentiero sterrato con ai lati le sagome scure dei cipressi. Sulla sommità di una collinetta, in fondo al sentiero, il profilo di una bella casa di campagna, ristrutturata in pietra alberese, con le luci accese si staglia contro il limpido cielo notturno punteggiato di stelle.

                        FRANCO

                        A proposito, come ti chiami?

           

SCENA 6

Caseggiato. Interno. Notte.

Porta d’ingresso della casa vista dall’interno. Arriva dalla sala un allegro brusio e il sottofondo di una musica d’atmosfera. Si sente il campanello. Una persona di spalle, in camicia, va ad aprire. Sulla soglia ci sono Franco con la bottiglia di spumante in mano ed il marocchino alle sue spalle. Il padrone di casa, un distinto quarantenne, è sorpreso. Franco lo previene, mentre gli consegna la bottiglia.

FRANCO

Ciao! Scusa il ritardo… Manuela non è venuta, così ho portato un amico, Driss. Driss, questo è Sandro…

Sandro sorride e tende la mano con poca convinzione a Driss, che tende a sua volta la sua con un certo imbarazzo. Sandro chiude la porta perplesso dopo che sono entrati.

SANDRO

E Manuela? Che è successo?

FRANCO

Niente, lo sai, le solite cose: abbiamo litigato, poi ti spiego… Allora, avete già cominciato a sgranare?

Entrano in un bel salotto dove ci sono una decina di invitati, fra i trenta e i quarant’anni, con un bicchiere di aperitivo in mano, alcuni in piedi, altri seduti su due ampi divani e qualche poltrona. Ad un lato del salotto spicca una tavola elegantemente apparecchiata. Gli viene incontro Carlotta, la moglie di Sandro, indaffaratissima: saluti e baci, Franco le consegna la bottiglia e lei va ad appoggiarla sulla tavola insieme a tante altre di vini e liquori. Franco fa un’entrata plateale e scomposta, mentre Driss rimane indietro, intimidito.

FRANCO

Salve a tutti! Spero che mi abbiate lasciato qualcosa da bere!

L’attenzione di Franco si sposta su una bella donna.

FRANCO

No! Non mi dire che ci sei anche te?

(la bacia sulle guance e la palpa scherzosamente)

Mhh, sei ancora soda alla tua età…

MONICA

E metti giù le mani! E poi ti ricordo che ho appena trent’anni…

FRANCO

Davvero?

Monica non lo sente perché sta guardando il marocchino in piedi, osservato anche dagli altri.

FRANCO

Ah, dimenticavo… vi presento Driss… è un mio amico, viene dal Marocco... Vieni, Driss, non stare così in disparte… sei tra amici, te l’ho detto…

Driss si fa avanti e stringe qualche mano, ancora un po’ imbarazzato, ma quasi tutti sembrano cordiali e lui pian piano si rilassa. Stringe la mano ad un ometto stempiato.

FRANCO

Questo è Lamberto: sembra un bischero, ma è professore di antropologia culturale all’università di Bologna… Sa tutto sui Lapponi e gli sciamani siberiani, ma non conosce nemmeno uno del suo condominio, vero Lamberto?

LAMBERTO

(stando allo scherzo)

Ma in compenso conosco te, purtroppo…

Intanto il padrone di casa si avvicina a Franco e Driss.

SANDRO

Venite a mettere i cappotti all’attaccapanni, e cominciamo a mangiare.

Franco e Driss lo seguono nel corridoio, ma l’attaccapanni è pieno di soprabiti, sciarpe e cappelli.

SANDRO

Allora venite a metterli in camera…

Entrano nella camera lussuosamente arredata, Franco depone il cappotto sul letto, mentre Driss, vestito con pantaloni di velluto ed un maglione acrilico stretto e corto, rimane con la sua logora giacca a vento in mano. Sandro vede il suo imbarazzo e gli indica una poltroncina al di là della stanza.

SANDRO

Appoggiala pure là…

Attraversando la camera, Driss passa davanti al cassettone sul cui ripiano, accanto ad un portafoto d’argento, nota un mazzo di chiavi e un bracciale d’oro. Dopo che Driss ha appoggiato la giacca a vento, i tre escono dalla camera e passano davanti al bagno che ha la luce accesa e la porta socchiusa.

DRISS

Devo andare bagno per… lavare mani…

 SANDRO

Fai pure… Quando hai fatto ti aspettiamo in sala da pranzo..

Franco prende a braccetto Sandro e insieme si avviano lungo il corridoio.

                        FRANCO

                        Spero non ti dispiaccia, Sandro…

                        SANDRO

E di che? E poi i tuoi amici sono miei amici. Ma da quant’è che lo conosci?

Franco ride.

                        FRANCO

Da stasera!

SANDRO

                        Da stasera?

FRANCO

                        È tutta colpa di Manuela, quella stronza…

 

 

 

 

SCENA 7

Bagno. Interno. Notte

Dentro il bagno, ampio e superaccessoriato, con luci soffuse, Driss orina mentre si guarda intorno con meraviglia: appoggiati sopra una enorme vasca con idromassaggio, molti flaconi di shampoo, sali colorati e bagnoschiuma, un grande specchio sopra il lavandino. Driss si lava le mani, se le asciuga, nota un anello d’oro dimenticato sopra il lavandino. Prende il pettine dalla mensola e si dà una sistemata ai capelli. Mentre lo riposa, lo sguardo cade sulla dozzina di flaconi di dopobarba e di profumi, trai quali uno in particolare attira la sua attenzione: Ghibli. Sorride, lo prende, il flacone è quasi vuoto, ma ugualmente svita il tappo e ne aspira il profumo portandoselo al naso e chiudendo gli occhi.

 

 

 

SCENA 8

Sala. Interno. Notte.

Quando Driss rientra nella sala alcuni ospiti stanno già mangiando seduti sui divani, altri sono in piedi e si stanno servendo dalla tavola.

FRANCO

Vieni Driss, serviti…

Driss guarda incuriosito tutti quei vassoi ricolmi di prelibatezze che non conosce, come se volesse fare una domanda. Carlotta lo previene.

CARLOTTA

Puoi mangiarli tranquillamente, non c’è la carne di maiale… (indicandoli) Quello è paté di fegato d’oca, quella è salsa di noci e radicchio trevigiano, quello è il burro per il salmone, quello è mousse di trota, quella è una salsa di scampi…

Mentre Driss si serve con del salmone, lo avvicina Ornella

ORNELLA

Lo sai, sono stata in Marocco qualche anno fa.

DRISS

(sedendosi e sorridendole) Ah, e dove?

ORNELLA

Ho fatto il giro delle città imperiali insieme ad un’amica: Fez, Rabat, Marrakesh…

DRISS

Ti è piaciuto?

ORNELLA

Oh, bellissimo, il suq di Marrakesh è un’esperienza indimenticabile…

RICCARDO

Anch’io e Fernanda abbiamo intenzione di fare un viaggio in Marocco la prossima estate, cosa ci consigli?

DRISS

Marocco è mare, montagna, neve, Sahara…

FERNANDA

Magari puoi suggerirci qualche posto non da turisti?

DRISS

Allora la mia città…

FERNANDA

E come si chiama la tua città?

DRISS

M’ Hamid, è vicina al deserto, è un posto bello, pochi turisti. E poi il deserto, le dune, il Ghibli…

FERNANDA

IL Ghibli?  E cos’è?

DRISS

Ghibli, il vento del deserto…

 FERNANDA

Bello… Ci voglio proprio venire… è una la vita che voglio vedere il deserto, i cammelli, le dune…

L’atmosfera è allegra, rilassata. I commensali mangiano, ridono, fanno commenti. Le portate sulla tavola si susseguono: brasato di manzo, cappone in gelatina, cipolline in agrodolce, insalate coloratissime, un gran cesto di frutta. Driss mangia di gusto e tra un boccone ed un altro risponde alle domande.

LAMBERTO

Ma Driss è un nome marocchino? scusa ma non l’ho mai sentito.

DRISS

Driss è il fondatore di Fez, settimo secolo dopo Cristo… fu il fondatore del Marocco arabo musulmano e rappresenta il Marocco. Se torna oggi rimane male a vedere tutti i giovani andare via dal Marocco.

FRANCO

Ehi, manca solo un’ora! Li avete preparati i botti in giardino?

                        SANDRO

                        Già!  Non li ho ancora messi… Rimediamo subito.

Sandro esce dalla stanza mentre Franco cambia il Cd sul lettore, dal soft jazz a dei ritmi caraibici. 

Sandro riappare con girandole e fuochi d’artificio, ha indosso un cardigan di lana pesante.

                        SANDRO

                        Vado a sistemarli in giardino…

Franco trascina Monica nel centro della stanza e comincia a ballare con lei.

MONICA

E Manuela dove l’hai lasciata?

FRANCO

Lasciala stare per favore… Aveva le sue cose… (le sussurra all’orecchio con complicità) Stasera sono tutto per te…

Anche gli altri ospiti si lasciano contagiare dalla musica e si mettono a ballare. Anche Driss viene invitato ma lui rifiuta, finché Monica non lo prende per mano e lo trascina nel mezzo.

Tutti ballano allegramente, quando Sandro si avvicina a Franco 

SANDRO

(con voce bassa e grave) Vieni un attimo in camera, ti devo dire una cosa…

FRANCO

(accalorato dal ballo e dall’alcol) Cos’è, una proposta oscena?

 

 

 

SCENA 9

Camera da letto. Interno. Notte.

Entrano in camera. Sandro si volta scuro in volto, Franco lo guarda interrogativo.

SANDRO

E’ sparito il bracciale d’oro di Carlotta.

FRANCO

Quale bracciale? E poi, scusa… (ridendo) perché lo vieni a dire a me?

SANDRO

Guarda, non c’è niente da ridere Franco… Da quant’è che conosci quel marocchino?

FRANCO

Te l’ho già detto… Da circa due ore… (rabbuiandosi) Perché, pensi che…

SANDRO

(con tono risentito) Te invece cosa pensi?

FRANCO

Tanto per cominciare: sei proprio sicuro che sia sparito questo bracciale?

SANDRO

Pensi che Carlotta se lo sia inventato?

FRANCO

No, ma forse non ha cercato bene… Dov’era?

SANDRO

Era qui, sopra il cassettone, fino ad oggi pomeriggio, Carlotta ne è sicura.

Franco si avvicina al mobile, sposta il portafoto d’argento e il mazzo di chiavi, ma del bracciale d’oro nessuna traccia.

FRANCO

(iniziando ad innervosirsi) Com’era questo bracciale?

SANDRO

Era un bracciale d’oro massiccio con incastonate alcune pietre preziose… Ma è inutile che cerchi: ha già cercato Carlotta, dappertutto… anche dentro i cassetti.

FRANCO

E cosa ti fa pensare che l’abbia preso Driss?

SANDRO

Ti ricordi quando siamo venuti qui in camera? Lui ha appoggiato la sua giacca a vento e di sicuro l’ha visto. Poi l’abbiamo lasciato solo in bagno…

 

SCENA 10

Salone. Interno. Notte.

 

Franco entra nel salone, dove gli altri stanno ballando al ritmo di una samba, compreso Driss.

FRANCO (con tono risentito e polemico)

Allora dillo, dillo chiaro e tondo che pensi sia stato Driss a prendere il bracciale. Dillo subito, invece di fare tanti giri di parole!

SANDRO

Franco, non mi pare proprio che sia il caso di alzare la voce…

Uno dopo l’altro tutti smettono di ballare, ancora non si rendono ben conto di quanto sta accadendo.

FRANCO

Ah, e perché? Perché Driss l’ho portato qui io e quindi è colpa mia se è sparito il  bracciale?

CARLOTTA

Sì, proprio così! Ma come ti sei permesso di portare qui uno sconosciuto senza nemmeno avvertirci?

Driss non capisce bene cosa è successo ma avverte che è sospettato di qualcosa. Il clima è diventato molto pesante; a fare da contrappasso, tra il comico e il grottesco, la samba continua il suo ritmo travolgente.

FRANCO

Ah, scusate se ho infranto il galateo! Ma non è che ce l’avete con me perché Driss è un marocchino? Se era americano o svedese volevo vedere se…

SANDRO

(lo interrompe bruscamente, puntandogli l’indice sotto il naso) Non venire a dare lezioni a casa mia, capito!? Ci conosci da vent’anni e sai benissimo che non siamo razzisti. In questa casa è sempre venuta gente di tutte le razze e sono sempre stati i benvenuti…

FRANCO

Certo, ma erano architetti come te, o professori, o ingegneri… Tu non sei razzista, no… sei solo classista! Se Driss invece di fare il vu’ cumpra’ avesse insegnato architettura islamica alla Sorbona non gli avresti dato subito del ladro come stai facendo adesso!

SANDRO

Senti, io non ti permetto…

Sandro fa l’atto di prendere per il bavero Franco, ma Lamberto si mette tempestivamente fra loro.

LAMBERTO

Buoni…buoni…, non perdiamo la testa, proviamo a ragionare…

FRANCO

(voltandosi verso gli altri invitati) E voi non dite niente?

Quasi tutti eludono imbarazzati il suo sguardo.

FERNANDA

(timidamente) Mi sembri molto ingiusto con Sandro e Carlotta. Parli così  perché sei arrabbiato... Se ci pensi non hanno tutti i torti: potevi almeno avvertirli che portavi uno sconosciuto, dopotutto questa è casa loro…

FRANCO

Ah…allora è solo un problema di buone maniere?.. Va bene, ho capito… (si volta verso Driss) Vieni, Driss, salutiamo questo branco di ipocriti.

CARLOTTA

No, no… Troppo comodo. Voi non ve ne andate finché non esce fuori il bracciale!

FRANCO

Ah sì, e che volete fare? Metterci le manette?.. Driss, andiamo a prendere i cappotti!

Franco si avvia verso le camere, seguito timidamente da Driss, ma Riccardo e Lamberto si frappongono fra loro e la porta del salone, con volto dispiaciuto, ma risoluto.

LAMBERTO

Cerchiamo di non trascendere e proviamo a ragionare. Non è ancora esclusa l’ipotesi dello scherzo… Ad esempio, tu cosa dici Driss, pensi che si tratti di uno scherzo?

DRISS

(guardando gli altri confuso e spaurito) Non sono stato io!

FRANCO

(verso Lamberto) E bravo l’antropologo! E poi scusa, eh… anche tu  sei uscito dalla sala, almeno una volta. Potresti averlo fatto tu questo scherzo…

CARLOTTA

Adesso basta, io chiamo la polizia!

SANDRO

No, aspetta… (rivolgendosi ad Driss con tono paternalistico) Senti Driss, immagino che la tua vita non sia facile, e posso anche capire se hai avuto la tentazione di prendere il bracciale. Forse al posto tuo avrei fatto lo stesso… Però ascolta, se veramente l’hai preso tu e adesso ce lo restituisci non sporgeremo denuncia e ci dimenticheremo di tutta questa storia, anzi, guarda, sono disposto a darti anche cinquanta euro, come regalo per il nuovo anno…

DRISS

Non ho preso io bracciale, giuro!

RICCARDO

Ma che regalo e regalo! Ora viene di là in camera e si lascia perquisire!

Driss arretra e si mette con le spalle al muro, in posizione difensiva.

FRANCO

Senti, ingegnere del cazzo, tu non perquisisci proprio nessuno!

RICCARDO

Ah, senti senti… per difendere un emerito sconosciuto il giornalista dei miei stivali offende anche gli amici...

CARLOTTA

(afferra la cornetta e compone il numero) Io telefono alla polizia!

FRANCO

(Allargando le braccia) Forza, perquisite me! Anch’io sono uscito dalla sala… volete che mi spogli da solo? 

Driss è sgomento e impaurito. Franco inizia a sfilarsi il maglione dal collo.

ORNELLA

E fatela finita, ma vi rendete conto?

FERNANDA

E’ uno spettacolo penoso…

CARLOTTA

Pronto, 113? Sì, volevo denunciare un furto…

La stilografica, che Franco tiene nel taschino della camicia, rimane impigliata nel maglione e, quando questi se lo sfila dal collo con un gesto stizzito, rotola sul tappeto e finisce sotto il divano. Monica si china a raccoglierla e la porge a Franco, che non se ne è accorto. Sandro osserva questo piccolo incidente e un pensiero gli attraversa la mente. Sua moglie continua a parlare al telefono con la polizia:

CARLOTTA

No, sono nella mia abitazione… comune di Fiesole… Ah, devo chiamare la caserma locale dei carabinieri… Sì, il 112? Va bene, grazie…

Carlotta fa per comporre il numero, ma il marito la blocca.

SANDRO

(attraversato da un dubbio) Aspetta Carlotta, aspetta un minuto…

Sandro si dirige con impeto verso la camera da letto, seguito da Franco e poi da Lamberto e Carlotta.

FRANCO

Non mi dirai adesso che vi siete sbagliati!

 

 

 

 

SCENA 11

Camera da letto. Interno. Notte.

Franco entra nella camera, seguito da Lamberto. Appena si affacciano alla porta vedono Sandro carponi che sta guardando freneticamente sotto il comodino, sotto l’armadio ed infine tasta il tappeto persiano infilando un braccio sotto il letto di ferro battuto. Ad un certo punto si immobilizza e spalanca gli occhi. Rimane bocconi per qualche secondo, poi lentamente tira fuori il braccio, si rialza sulle ginocchia e mostra nella sua mano il famigerato bracciale d’oro. Lamberto lo guarda con stupore e sollievo. Carlotta sorride, si avvicina togliendoglielo di mano e rigirandolo fra le dita, compiaciuta. Sandro è felice e desolato al tempo stesso.

SANDRO

Quando ho tolto il maglione dal cassetto, l’ho poggiato qui sopra e poi me lo sono infilato… (si vedono le immagini relative) Il bracciale si è impigliato ed è rotolato sotto letto… non me ne sono accorto, il tappeto ha attutito il rumore… io, veramente, non so che dire, scusate per tutto ‘sto casino, mi dispiace…

I suoi occhi incontrano quelli di Franco, che non dice nulla ma lo guarda beffardo e poi, con uno scatto improvviso, prende la giacca a vento di Driss ed esce dalla camera.

 

 

 

SCENA 12

Salone. Interno. Notte.

Franco entra impetuosamente nella sala, scansando Riccardo e Lamberto,  con il suo cappotto e la giacca a vento di Driss, porgendogliela. Questi la prende, ma rimane indeciso se indossarla o no.

FRANCO

Vieni, vieni Driss… ce ne andiamo a festeggiare da un’altra parte!

Carlotta entra nella sala e mostra a tutti il bracciale. Qualcuno cerca di fermare Franco che sta uscendo seguito da Driss.

MONICA

Aspetta, rimani, dai, è stato un malinteso!

SANDRO

Franco, io…

FRANCO

Sì, l’hai già detto…ti dispiace…

SANDRO

Ma nessuno poteva immaginare…

FRANCO

E meno male che mi avevi detto (lo imita in falsetto) “i tuoi amici sono miei amici…”. Non ti facevo così ipocrita, anzi (guardando tutti) così ipocriti..

SANDRO

(risentito) Ipocrita lo dici a qualcun altro, se sei così cretino da non capire che si è trattato solo di un equivoco!

FRANCO

(urla a bassa voce) Equivoco un cazzo! Vieni, Driss, andiamocene!

CARLOTTA

Per me puoi andare pure a farti fottere!

RICCARDO

(ironico) Non sopporta la compagnia di un branco di ipocriti come noi…

Franco, sulla porta del salone, si volta e getta uno sguardo bruciante su Riccardo, poi si dirige rapidamente verso di lui. Questi scatta come se dovesse fare a pugni, ma Franco passa oltre ed afferra dal tavolo la bottiglia di champagne che ha portato.

FRANCO

Questa me la riprendo…

 

 

SCENA 13

Caseggiato. Esterno. Notte

Franco si dirige a passi svelti verso la sua auto seguito da Driss, che rimane indietro, cupo e silenzioso.

FRANCO

Adesso ce ne andiamo a festeggiare da qualche altra parte… Preferisci un locale oppure andiamo al piazzale Michelangelo a vedere i fuochi d’artificio dall’alto?

All’improvviso squilla il cellulare.

FRANCO

Pronto, oh, ciao…

La voce, dopo la sorpresa, si fa seria.

            FRANCO

No, sono venuto via proprio adesso… No, non per quello, è una storia lunga da spiegare… Ma tu piuttosto, dove sei?.. E avresti aspettato la mezzanotte da sola? No, perché?… Ascolta Manuela, è colpa mia come tua… Lasciamo perdere… lo sai, siamo fatti così… No, sono con un amico, pensavamo di andare al Piazzale Michelangelo… Passo a prenderti… Vai, passo subito a prenderti, manca mezz’ora alla mezzanotte… Va bene, fra dieci minuti sono da te… Ciao, a tra poco!

 

 

SCENA 14

Viale di Firenze. Esterno. Notte.

 Manuela, una bella ragazza castana sui trent’anni, elegante e dall’aria aristocratica, esce dal portone, guarda negli occhi Franco, e dopo un istante di indecisione gli getta le braccia al collo. Si baciano a lungo, con intensità. Driss guarda imbarazzato. Lei stacca lentamente il suo volto da quello di Franco e solo adesso si accorge di Driss, ancora dentro l’auto.

FRANCO

Manuela, ti presento Driss.

Driss apre la portiera, si alza ed abbozza un impacciato saluto alla ragazza.

MANUELA

(tendendogli la mano) Manuela!

DRISS

(stringendogliela con un leggero inchino della testa) Driss…

FRANCO

Forza, salite e partiamo, mancano solo dieci minuti a mezzanotte!

DRISS

Io non vengo. Vado a mia casa…

FRANCO

No, ma che dici? Avevamo detto di andare a piazzale Michelangelo, e così sarà! Del resto anche Manuela è contenta così, vero?

La risposta della ragazza, per quanto si sforzi di essere sincera, suona un po’ forzata.

MANUELA

Certo... Davvero…

Salgono svelti in auto, Driss con lo zaino nel sedile posteriore, e partono.

 

 

 

SCENA 15

Auto. Piazzale Michelangelo. Esterno. Notte

L’auto si ferma proprio davanti alla balconata del piazzale Michelangelo. Pochissima gente, ma lo spettacolo è meraviglioso: la notte è stellata e sotto un magico quarto di luna Firenze splende in tutta la sua bellezza. Franco accende la radio e, in mezzo a musiche carnevalesche e gridolini, un animatore radiofonico urla il conto alla rovescia:

ANNUNCIATORE

Venti, diciannove, diciotto…

Franco e Manuela si guardano negli occhi intensamente.

                        MANUELA

                        Promettiamo di non litigare più?

                        FRANCO

                        Promesso…

I due si baciano a lungo.

Sul sedile posteriore Driss li guarda imbarazzato.

                        ANNUNCIATORE

                        Undici, dieci, nove…

Manuela bacia Franco ad occhi chiusi, senza mai scollare le sue labbra dalle sue. Driss non sa più dove guardare.

ANNUNCIATORE

Due, uno, zero!! Buon anno a tutti!!

MANUELA

(sussurrando) Buon anno amore…

FRANCO

(soffocato) Mmmh… Buon anno…

Driss riprende lo zaino, apre la portiera posteriore e scende dall’auto. I fuochi artificiali esplodono sopra Firenze con botti e crepitii così forti che coprono il rumore della portiera richiusa da Driss. Franco e Manuela non si accorgono di niente e continuano a baciarsi. Driss li guarda un ultimo momento dai finestrini, che cominciano ad appannarsi, e si allontana.

 

 

SCENA 16

Auto. Interno. Notte.

Franco stacca le labbra da quelle di Manuela e si gira verso il sedile posteriore.

                        FRANCO

                        Buon anno, Driss… Driss!

                        (voltandosi verso Manuela) Ma dov’è andato?

Franco passa la mano sui finestrini appannati e guarda fuori: niente.

                        MANUELA

Mah… chissà che gli è preso?… Ma non avevi una bottiglia di champagne?

                        FRANCO

Hai ragione!… (afferra la bottiglia sotto il cruscotto). Peccato che se ne sia andato… va be’,  peggio per lui… si perde questo Moet…

Franco stappa la bottiglia che schizza un po’ di spuma addosso a Manuela che ride divertita e umetta con le dita umide di champagne gli orecchi di Franco e suoi, nel classico gesto augurale.

                        MANUELA

                        Buon anno di nuovo, amore…

I due devono solo un sorso dalla bottiglia e poi riprendono a baciarsi, con rinnovata passione.

 

SCENA 17

Piazzale Michelangelo. Esterno. Notte.

Driss si allontana a piedi, sotto la luce gialla dei lampioni, sullo sfondo del panorama di Firenze illuminato dai fuochi artificiali. Si ferma dopo una cinquantina di metri e osserva il panorama notturno punteggiato da fumi colorati ed esplosioni. Il suo volto enigmatico, un po’ teso, sembra guardare oltre. Poi, come se si risvegliasse, si guarda intorno, ma le poche persone presenti bevono, ridono, scherzano tra loro. Allora tira giù la lampo della giacca a vento, s’infila la mano in profondità nella patta dei pantaloni e ne tira fuori con rispetto e circospezione il flacone del profumo Ghibli, che ha preso dal bagno della casa di Sandro e Carlotta. Ne svita il tappo, e se lo porta al naso. Il flacone è vuoto, ma ugualmente Driss chiude gli occhi ed aspira profondamente: il chiacchiericcio, le risate delle persone vicine, i rumori dei fuochi e dei botti d’artificio si abbassano progressivamente fino a sparire, mentre sale il soffiare del vento, prima lieve, poi forte, infine impetuoso. E dal primissimo piano di Driss, che guarda, senza ormai più vederlo, il panorama di Firenze sotto i fuochi d’artificio quasi fissasse nel vuoto, passiamo in lenta dissolvenza ad una immensa distesa desertica, un mare increspato a perdita d’occhio di dune rossastre illuminate da un sole radente, mentre soffia forte il Ghibli, il vento del deserto. In sovrimpressione appare, con l’aggiunta di una musica arabeggiante, il volto di una giovane ragazza col velo mosso dal vento che si volta e gli sorride.  

 

 

 

 

 

 

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