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E' lì perché abbiamo deciso che dovrà fare qualcosa.

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SCENEGGIATURE - Scrivere una sceneggiatura

 

Coscienza o conflittoChi sono?

Attorno ci sono i colori, i rumori della città, fiori, macchine.
E c'è gente che cammina, gente che corre. Ci sono passanti, negozianti, taxisti e automobilisti. 
E in mezzo a tutto questo c'è lui. E' lì perché abbiamo deciso che dovrà fare qualcosa.
In funzione di un'azione futura, lui si trova fermo, da solo, in una via, tra sconosciuti e facce ostili.
Respira un'aria che ancora non conosce.
Indossa abiti che gli abbiamo cucito addosso ma che forse, lui trova scomodi.
Ha un corpo, ha un peso, ha persino una faccia. Ed è pronto all'azione.

Potrebbe essere un genio della finanza, una donna incinta, un artista disoccupato, un campione olimpico. Sfiga (per lui) vuole si tratti di un barbone. Magari uno di quelli che non si muovono senza una bottiglia nella tasca del giaccone.
Abbiamo deciso che dovrà essere solo.
Poniamo che la sua famiglia sia stata uccisa da un tir impazzito alla cui guida stava un altro ubriaco.

Visto che abbiamo fatto i compiti per bene, conosciamo il suo passato come le nostre tasche.
Sappiamo quando è nato, dove è cresciuto, che scuole ha fatto.
Siamo stati davvero bravi: non abbiamo tralasciato nulla. Abbiamo agito da manuale!
Sappiamo persino come si muoverà, quanto, come e se gli tremeranno le mani, conosciamo perfettamente che tipo di accento avrà e che linguaggio userà e sappiamo anche di quale tipo di malattia è affetto.
Sappiamo tutto, perché siamo autori scrupolosi e abbiamo compreso l'importanza di scavare a fondo nei trascorsi del nostro personaggio.

Così, il nostro barbone se ne sta buono buono su una qualsiasi strada di New York a lanciare pezzi di pane a piccioni spelacchiati e sfigati quanto lui.
Ci sono tutti i presupposti per un bel conflitto corposo e credibile. Uno di quei conflitti interiori che affondano gli artigli nel passato e che tanto appassionano il cinema contemporaneo. C'è spazio anche per nuovi conflitti futuri che daranno il via a una storia di cambiamento e forse di redenzione o magari di totale perdizione.

Il fatto è, però, che il nostro barbone, a un tratto solleva la testa e ci guarda.
Ci fissa con quelle pupille dilatate e spaventate e con quella sclera arrossata e umidiccia.
Sì, guarda proprio noi, non è incredibile?
In verità non guarda noi, ma guarda te, che lo hai creato.

I suoi occhi parlano e chiedono una cosa precisa: chi sono io?

Lui sa quello che deve fare.
Lo sa perché glielo abbiamo imposto noi.
Sa esattamente dove dovrà andare, cosa dovrà fare e chi dovrà incontrare.
E lo farà: su questo non discute. Non tralascerà niente perché è venuto al mondo per quello.
Lui lo sa.

Ma il punto è un altro.

Noi sappiamo se lui è d'accordo?

Amo il mare

Un tempo, forse, lo ha anche visto il mare.
Potrebbe averci trascorso l'infanzia oppure averlo incontrato solo attraverso il finestrino di un treno in corsa ed essersene innamorato perdutamente. Perché il mare ha una sua musica speciale. Una musica che ogni individuo accoglie in modo diverso. E' una musica che provoca un movimento dell'anima. 

Visto che siamo stati tanto abili da mettere al mondo un personaggio bello e rotondo, pieno di storia, colmo di passato, traboccante di aneddoti, con una cultura di strada o universitaria, possiamo sicuramente star certi che quel personaggio è riuscito bene.
Così bene da avere sviluppato un'anima.

Lui ci sta.
Sa di essere nato per portare avanti la nostra storia e per assecondare i nostri capricci.
Ma vorrebbe fare le cose senza forzatura, proprio per amore della nostra storia.
Il nostro personaggio ha sulle proprie spalle la responsabilità del successo della nostra storia. Se ne sente parte, sa che quello è il suo mondo. 

E' dotato di consapevolezza e, soprattutto, è dotato di una coscienza.
Si tratta di una parte di lui che esiste nonostante noi: la sua coscienza. 
Si è formata mentre noi, puntigliosamente, piazzavamo nello schema il colpo di scena alla fine del primo atto e chiudevamo il suo arco di trasformazione. E' cresciuta mentre noi ritagliavamo scrupolosamente una storia credibile per lui e per il film.
Durante quelle pause, nelle lunghe attese mentre formulavamo un buon intreccio, dopo la sua nascita,
quando abbiamo iniziato a imporgli delle mosse, delle azioni e delle scelte precise ecco che, silenziosamente, qualcosa ha iniziato a prendere corpo e a rigirarsi dentro di lui. 

Quando il personaggio sviluppa una coscienza, si crea un patto di non belligeranza tra lui e il suo autore.
Occorre  una tregua, è necessario prendere fiato e farci bene i conti. 

Quanto inciderà il suo amore per il mare con la carneficina che di lì a poco dovrà compiere? Oppure con la periferia degradata in cui dovrà vivere? O con i campi da arare che saranno il suo unico sostentamento?

E' dovere di ogni autore trovare la risposta a domande simili, qualsiasi sia il genere di storia che verrà presentata. 

Storie che passano e capolavori che restano

La cosa più bella per un autore è lasciarsi sorprendere dal proprio personaggio.

I personaggi con una coscienza rendono i film indimenticabili.
​Non di sola azione vive una storia.
Per far nascere un rapporto d'amore o di odio tanto forte e credibile da provocare nel pubblico un moto dell'anima, occorre verità. 

L'uomo che cade preferisce buttarsi nel vuoto da un grattacielo in fiamme piuttosto che essere dilaniato dal fuoco.
E' un'immagine terribile, certo, ma è solo azione.
Quello che fa star male è il silenzio con cui cade quell'uomo.
Un silenzio dentro il quale è racchiuso il suo dolore per la vita che sta abbandonando.
Un silenzio dettato dalla sua coscienza. Cosa altro potrebbe fare un bravo e attento autore se non raccogliere quel silenzio, accettarlo, e inserirlo nella storia? 
Provate a immaginare se, al contrario, un ostinato scrittore imponesse al suo personaggio in caduta libera di mettersi a urlare. Si tratterebbe di una semplice forzatura che, a dirla tutta, non provocherebbe proprio nessuna emozione duratura. 
 
La coscienza di un personaggio di fantasia, non è un'aberrazione: è vita resa su un altro piano di lettura. 
E' quell'elemento in più che fa salire di un gradino il vostro film. 
Non impedirà alle azioni di compiersi. Semplicemente le renderà uniche.

 

di Sabrina Gioda
Sceneggiatrice cinematografica e televisiva, autrice di romanzi e insegnante di sceneggiatura e scrittura creativa
Dal suo blog http://scriverecinema.weebly.com

 

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