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Il piano sequenza

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TECNICA - AVANZATA

Immaginiamo che nel nostro cortometraggio dobbiamo riprendere una sequenza basata su un dialogo tra i due attori principali: abbiamo a disposizione varie scelte di ripresa. La più semplice e più frequente è quella di effettuare diverse riprese (inquadrature): il primo attore che parla, poi il secondo attore che risponde, ritorno poi al primo e così via, magari inserendo dei piani d’insieme in cui vediamo entrambi gli attori, riprese che poi andranno sequenziate in fase di montaggio. In questa maniera potremo mettere in evidenza alcuni particolari nella recitazione, stati d'animo ed espressioni. 

 

L'altra scelta è quella di girare con un solo piano sequenza: la ripresa sarà quindi unica, con un ciak all'inizio ed uno stop finale: il piano sequenza è quindi un’inquadratura unica così lunga da svolgere il ruolo di un’intera scena.

 

piano sequenza da brevestoriadelcinema


 Per tornare all'esempio precedente avremo un unico piano d’insieme in cui riprendiamo entrambi gli attori che si parlano: l'inquadratura potrà essere fissa con i due attori sempre inquadrati nello stesso punto, se non si spostano loro due; o con solo il solo spostamento della ripresa dato dalla testa del treppiedi o dal crane, inquadrando prima l'uno e poi l'altro dei due attori; oppure completamento mobile, con macchina a mano, con movimenti di macchina che andranno a cogliere i particolari dell'uno o dell'altro degli attori: naturalmente in questo caso la possibilità degli errori è molto più alta (non solo per le barrute degli attori, ma anche per i movimenti della camera che devono essere estremamente precisi).

In teoria possiamo considerare piani sequenza anche le prime riprese fisse fatte dai fratelli Lumière. In realtà i veri piani sequenza iniziarono con i montaggi di Griffith. Più recentemente abbiamo dei film costruiti con questa tecnica: uno dei più importanti è Nodo alla gola (Rope) del 1948 di Alfred Hitchcock: in realtà il film è composta da otto piani sequenza “incollati” l'uno dopo l'altro solo per un problema tecnico: le "pizze", pellicole, potevono durare solo circa 10 minuti, ed allora Hitchcock ha sfruttato superfici nere, schiene e pareti per "giuntare" i vari piani sequenza realizzati. Tanti altri registi hanno realizzato piani sequenze da manuale: molti sono i film che lo utilizzano  come forma d’arte: si pensi all’uso che ne fa Orson Welles in Quarto Potere (Citizen Kane) del 1940. Anche Steve McQueen nel suo Hunger realizza vari piani sequenza, tra cui il più lungo dura 17 minuti e mostra il suo protagonista mentre parla con un sacerdote. Tra gli italiani ricordiamo il film Una giornata particolare di Ettore Scola in cui c'è all'inizio un piano sequenza abbastanza complesso. Se volete realizzarne uno, nelle vostre opere, dovete studiare almeno, oltre i precedenti, anche L’infernale Quinlan  sempre di Orson Welles; quelli di Woody Allen in Manhattan del 1979; di Wim Wenders nel film Chambre 666 del1982; ed anche Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese.