Home Tecnica Super8, 8mm, 16mm Quei "maledetti" 18 fotogrammi
BASESe una legge impedisce le sparatorie nei film. E in Italia si fermano i set

Le armi ad uso scenico - Venerdì scorso, in un comunicato congiunto, Anica, associazione nazionale delle industrie cinematografiche; e Apt, associazione dei produttori televisivi,...
Leggi tutto..

SOFTWARE MONTAGGIOMAGIX Video deluxe 2014

Il nuovo MAGIX Video deluxe 2014 offre agli utenti oltre 50 ottimizzazioni e nuove funzioni per un editing video ancora più efficiente. Particolare attenzione è stata data alla velocità di...
Leggi tutto..

VIDEOCAMERESony Camcorder NXCAM

Camcorder NXCAM portatile compatto Full-HD con caratteristiche professionali e sensore CMOS Exmor? R da 1". Il camcorder NXCAM HXR-NX100 è dotato del sensore CMOS Exmor R retroilluminato da 20...
Leggi tutto..

VIDEOCAMERENikon D500: DX al top con video UHD 4K

Praticamente in contemporanea con la nuova D5, Nikon lancia la nuova ammiraglia della gamma di reflex digitali in formato DX, siglata D500. Tre sono le caratteristiche su cui la casa giapponese punta...
Leggi tutto..

BASELo SplitScreen

SplitScreen, in gergo cinematografico vuol dire letteralmente schermo diviso. Si usa in genere per frazionare in due parti lo schermo e raccontare simultaneamente due cose nello...
Leggi tutto..

Altri Articoli

Quei "maledetti" 18 fotogrammi

Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 
TECNICA - Super8, 8mm, 16mm

Maledetti ma indispensabili: 18 è la distanza che separa un fotogramma S/8 dal suo corrispondente suono; per esempio in un'inquadratura che mostra un sasso che cade a terra, il rumore relativo al tonfo inizia, sulla pista magnetica, esattamente 18 fotogrammi prima di quello in cui il sasso arriva a contatto del suolo. Per i neofiti, gioverà aggiungere che la medesima distanza era prevista nelle cineprese sonore fra il quadruccio di ripresa e la testina di registrazione audio. Ma perché, si chiederanno soprattutto costoro?
Perché, come è noto, davanti al quadruccio di proiezione la pellicola viene fatta avanzare a scatti: quando l'otturatore è aperto e lascia passare la luce della lampada, la pellicola è perfettamente ferma; poi l'otturatore si chiude, la luce viene tagliata, e la pellicola è fatta avanzare per una lunghezza pari esattamente all'altezza di un fotogramma, in modo che il successivo vada a posizionarsi esattamente dove si trovava il precedente. Quindi la pellicola cessa nuovamente di scorrere e un attimo dopo l'otturatore scopre la fonte di luce; e così via per ben ventiquattro volte al secondo.
Ma questo trascinamento, costituito da continui "strattoni", è assolutamente incompatibile con la registrazione/riproduzione sonora, la quale necessita di un trascinamento il più possibile costante: non è un caso, infatti, se, nel descrivere tecnicamente la bontà di un qualsiasi apparato audio analogico (spesso anche i proiettori), si prende in considerazione anche l'indice di "wow & flutter", cioè, in pratica microscopiche fluttuazioni della velocità che determinano scostamenti più o meno apprezzabili rispetto a quella teorica. Va detto che sotto una percentuale di W&F dello 0,6-0,5%, queste fluttuazioni sono avvetibili solo ad un orecchio esperto e limitatamente a determinate frequenze.
Comunque per questa ragione, fin dagli albori del cinema sonoro "Single System, ossia con colonna scena e colonna sonora abbinate sul medesimo supporto, c'è sempre stata una certa distanza fra quadruccio di proiezione e testata sonora: 20 fotogrammi nel 35 mm, 27 nel 16 mm, 54 nel Normal 8 e 18 nel Super 8. Si noterà che nell'8 normale questa distanza è esattamente doppia rispetto al 16 poiché l'altezza del fotogramma è esattamente metà di quello del 16. Per cui la distanza in centimenti che separa la parte sonora da quella ottica è la stessa sia nei proiettori 16 mm che in quelli da 8 standard. Mentre nel S/8 si pensò di ridurre questa distanza ad appena 18 immagini, in modo da poter costruire cineprese sonore "direct-sound" (mai esistite nel formato precedente) che fossero sufficientemente compatte.

Grazie a questa distanza, il movimento a scatti della pellicola, determinato dalla griffa o (nel caso del 35 mm) dal rocchetto "croce di Malta", viene trasformato in un movimento continuo prima che essa transiti a contatto delle testine; a ridosso di queste, poi, vi è un grosso sistema di pressione capstan/rullo gommato che stabilizza ulteriormente la velocità.

Ma la distanza che separa suono e immagine è sempre stata un bel grattacapo per gli amatori più esigenti, sia per i filmmaker che dopo le riprese dovevano montare le immagini col dilemma se tagliare la pellicola secondo gli stacchi visivi o secondo quelli sonori (anticipati rispetto ai primi); sia per i collezionisti/proiezionisti di film commerciali ridotti dal 35 mm. Ed è proprio di un certo problema sicuramente esperito dai secondi che ci occuperemo in questo articolo de "La soffitta".

Certamente sarà capitato a tutti di voler riunire un film completo suddiviso in un certo numero di rulli da 120 o 180 m l'uno, su "pizze" più grandi, capacità del proiettore permettendo. Gli Elmo di fascia alta permettono di montare bobine da 360 m, pari a circa un'ora di proiezione senza interruzioni (in pratica la lunghezza media di primo o secondo tempo di un lungometraggio); coi Fumeo e i Beaulieu è possibile arrivare a due ore ininterrotte, cioè proiettare un "lungo" intero senza interruzione, come nelle sale più aggiornate. In effetti anche questo accorgimento permette di accorciare un po' la distanza che separa il cinema casalingo da quello ufficiale, affrancando anche il pubblico dalla noia di dover interrompere la proiezione ogni circa 20 minuti, cosa che rende lo spettacolo insopportabilmente simile alla visione di un film in TV, infarcita di interruzioni pubblicitarie.
E così il nostro esperto proiezionista di casa avrà provveduto a "montare" il film per i suoi ospiti, con la massima cura, avendo rimosso tutte le code inutili con precisione millimetrica.
Ma a ogni cambio di rullo si sarà accorto che i primi tre quarti di secondo di registrazione audio di ciascun rullo risultavano mancanti; peggio di quando si monta un film autoprodotto: in quei tre quarti non c'era neppure l'audio della scena in uscita, bensì il vuoto! Colpa dei famigerati 18 fotogrammi. Infatti i primi tre quarti di secondo sonori dell'inizio di ogni rullo, sono incisi sulla coda iniziale, proprio quella che viene tagliata durante la preparazione del film. E siccome il sonoro di quei 18 fotogrammi non è duplicato sugli ultimi 18 del rullo precedente (che infatti sono privi di audio; esso finisce esattamente 18 fotogrammi prima dell'ultima immagine), ecco che, c'è quasi un secondo di silenzio a ogni cambio di rullo. E se il rullo comincia con una frase o un rumore importante, piuttosto che con semplice rumore d'ambiente, state pur certi che la mancanza si noterà e darà fastidio, soprattutto a voi.
Un possibile rimedio è includere anche gli ultimi 18 fotogrammi della coda iniziale di ogni rullo, nella preparazione del film. Però l'audio sarà OK, ma ci sarà del nero per quasi un secondo fra un rullo e l'altro rendendo il passaggio ancor più evidente; e forse la coda non è neppure nera. Decisamente non elegante.

L'unica alternativa è duplicare il contenuto sonoro degli ultimi 18 fotogrammi della coda iniziale di ogni rullo successivo al primo, sugli ultimi 18 fotogrammi dell'ultima inquadratura di ogni rullo. Così per esempio sugli ultimi 18 frames del rullo n° 1, andrà registrato l'audio degli ultimi 18 frames di coda iniziale del rullo n° 2. Così l'inizio del 3 sulla fine del 2, e via di questo passo.
Si tratta di un accorgimento che può sembrare noioso da mettere in pratica, nonché piuttosto lungo, ma una volta acquisita esperienza, diventa qualcosa da fare in modo quasi automatico.
Ovviamente c'è più di un sistema per trasferire quel 75% di secondo. Io, non avendo a disposizione sistemi evoluti (digitali) di manipolazione audio, ma possedendo solo un Bauer T610 e una comune piastra a cassette con posizionamento automatico del punto di inizio della registrazione (autocue), mi sono trovato benissimo anche operando con modalità da "anni '70".
Normalmente procedo così: registro su un nastro al metal i primi due-tre secondi di audio di ogni rullo successivo al primo, spaziandoli di 6-7 secondi l'un l'altro, usando il proiettore come sorgente. La scelta del metal è preferibile perché si ha la necessità di non aggiungere fruscio; dato che si tratta di copia da magnetico a megnetico, è assolutamente da evitare l'uso del Dolby, quindi l'unica alternativa è sopraffare il fruscio della copia in cassetta registrando a un livello molto superiore a 0 deciBel; il metal permette di fare questo senza il rischio di sovramodulare, potendosi spingere anche a +4 dB e oltre (per brevi picchi).
Inizio la registrazione dei "codini audio" (chiamiamoli così) qualche istante prima che il proiettore finisca di riprodurre la coda: sul nastro ci sarà un po' del rumore di fondo della coda iniziale. Dopo un paio di secondi, metto la piastra in "mute" per 6-7 e creo lo spazio che servirà alla funzione "autocue" della piastra per posizionarsi perfettamente sull'inizio del "codino", quando dovrò trasferire ognuno di essi nuovamente sulla pellicola. Importante: dato che qui occorre "salvare" l'audio dei primi 18 fotogrammi, è del tutto ininfluente se si trasferisce del sonoro per una durata superiore.
Una volta parcheggiati tutti i codini audio sulla cassetta, posiziono il primo rullo del film in prossimità della fine dell'ultima scena; con l'aiuto del computer di programmazione, marco il punto di inizio della registrazione (si può fare anche a proiettore fermo, per maggior precisione), quindi 25 fotogrammi più avanti (meglio abbondare!) il punto di uscita.
A questo punto riavvolgo il film quel tanto che basta e marco con una matita dermatografica da montaggio alcuni fotogrammi che precedono l'attacco della registrazione, in modo da levare la pausa da playback della piastra al momento giusto. Durante l'esecuzione del tutto, il proiettore si inserisce automaticamente in registrazione esattamente dove deve inserirsi (senza il minimo "click" o "tump" elettronico), mentre io levo la pausa dalla piastra audio. Il proiettore registra l'audio necessario a evitare l'inconveniente descritto in apertura. Poi si ferma. Quindi riavvolgo e controllo che il passaggio da audio originale ad audio aggiunto sia coerente per timbrica e livello e senza interruzioni; nel caso ripeto l'operazione variando l'anticipo. Comunque, lavorando con macchine perfettamente tarate e a regime di rec level costante, solo quest'ultimo dovrà essere ricercato, una volta per tutte, all'inizio del transfer verso pellicola, con un paio di tentativi. Poi non ci sarà più da preoccuparsene.
Alla fine di tutto questo lavoro, che è più lungo da descrivere che da eseguire, ci si ritroverà con i finali dei vari rulli che conterranno l'audio necessario ai primi 18 fotogrammi di proiezione dei rulli successivi. Per cui si potrà tagliare via sia la coda finale che quella iniziale di ogni parte successiva alla numero 1, giuntare e, se si sarà lavorato con precisione, sarà praticamente impossibile percepire il cambio di bobina: l'audio sarà perfettamente privo di interruzioni, esattamente come dovrebbe essere. Da dire che questo espediente funziona anche se si vuole riunire su bobine grandi serie di parti di film con frazionamento breve, per esempio i Goldrake in serie di 13x60m rendono molto bene in questo modo. Ed è ancora più facile lavorare con un registratore a bobine aperte, perché è possibile posionare il nastro in modo ancor più preciso.
A chi fosse intenzionato a effettuare questo "up-grade", auguro buon lavoro e non me ne voglia se all'inizio ci sarà da prendere un po' la mano.

da La Soffitta di Maurizio Di Cintio