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Home Le Tesi Tesi Il finanziamento delle imprese di produzione cinematografica. Tesi di Chiara Sfregola

Il finanziamento delle imprese di produzione cinematografica. Tesi di Chiara Sfregola

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LE TESI - Tesi

 CA P I T OL O 1

Introduzione

 "Il problema dei registi o filmaker è capire quali mezzi, quali attori o quali non attori si hanno a disposizione, quante settimane di riprese ed in base a tutto questo ristrutturare la propria storia o avere il coraggio di cambiarla." di Nanni Moretti, cineasta.

(Intervista di Francesco Azzini, Lavinia Rosso e Valentina Ielo per Associazione Culturale Hulot, www.hulot.it, Marzo 1996)

1.1 Cinema e finanza, un rapporto di amore-odio: caratteristiche del mercato di riferimento

Stando alle convenzioni non esistono due mondi più distanti del cinema e della finanza. In realtà non solo questi due mondi così diversi si incrociano -anche piuttosto spesso- ma, proprio per questo motivo tendono anche a collidere.

È un rapporto, quello tra il cinema e la finanza, di amore e odio: il primo ha bisogno della seconda per sopravvivere, la seconda deve tollerarne l’imprevedibilità per poter partecipare ai ricavi.

La scrittura, la musica e tutte le altre arti, possono essere praticate anche senza particolari somme di denaro a disposizione. Il costo della carta è irrisorio, quello di tubetti di colore sopportabile. Van Gogh notoriamente ne usava di pessima qualità, e non per questo qualcuno di sentirebbe di dir qualcosa in proposito. Per un film è diverso. Una pellicola può anche essere autoprodotta, nascere da una collaborazione tra amici che lavorano gratuitamente. Ma senza distribuzione il film non vive nelle sale cinematografiche, ergo esiste solo virtualmente. Senza un’adeguata promozione, ha vita breve persino nelle sale. Un buon piano di finanziamento è essenziale per la buona riuscita di un film almeno quanto lo è una bella sceneggiatura. Dopotutto il legame tra questi due elementi non è indifferente. Come spiega Moretti, caso emblematico di autore-produttore, le risorse a disposizione spesso influenzano il progetto già in fase di sceneggiatura. D’altra parte è anche vero che spesso, soprattutto a Hollywood, è quest’ultima a creare la necessità di reperire ingenti somme di denaro per la sua realizzazione. È il caso dei kolossal come Titanic o dei film “cuciti addosso” a star come Julia Roberts o Nicole Kidman, il cui cachet può tranquillamente arrivare a quindici milioni di dollari.

D’altra parte, il problema finanziario posto dalla produzione di pellicole cinematografiche non è costituito solo dalla enorme quantità di soldi necessaria per la realizzazione, ma anche dal fattore tempo. La finanza è l’arte di combinare tempo e denaro nel migliore dei modi possibili, e il cinema ha dei tempi mostruosi. Tra la stesura del soggetto (ovvero l’idea alla base del film) e l’esercizio nelle sale, il tempo medio che intercorre è di circa un anno o due, durante il quale bisogna pagare un numero altissimo di dipendenti, fornitori ed eventualmente l’ acquisizione dei diritti nel caso in cui il film sia basato su un’opera letteraria. Nasce quindi l’esigenza, fortissima, del coordinamento temporale

Un ulteriore elemento da non trascurare, parlando di finanza, è quello del rischio. Un film è un progetto soggetto ad elevato rischio, tanto che lo stesso Steven Spielberg, anch’egli regista e importante produttore, parla del film come scommessa: quella di contare su 10 o 20 milioni di individui che andranno al cinema a vedere una cosa che nessuno ha mai visto prima. [Litwak 1986]. Il rischio di fallimento è decisamente elevato, ma ciò che è ancor più importante sottolineare è che tutti i metodi di valutazione del rischio utilizzati per imprese di altri settori sono del tutto inutili quando si parla di imprese cinematografiche, a causa della peculiarità del mercato di riferimento. Diceva infatti giustamente Franco Cristaldi, grande produttore:

Io mi rifiuto di chiamare il cinema industria... Quando si parla di cinema come concezione, concepimento e fabbricazione di un prodotto che deve essere prototipo, quello deve essere artigianato. Se diventa industria, allora diventa serie, televisione, tutt'altra cosa.” (da Quando un produttore è anche autore in Europacinema 89, citato in Corsi 2001, p. 166)

Caratteristiche quali l’intangibilità e la presenza di elementi ad alta creatività rendono impossibile standardizzare e replicare il prodotto, ma stimolano la differenziazione dei fattori produttivi dal soggetto alla distribuzione, conferendo all’opera il suddetto carattere prototipale ad elevata specializzazione.

Pertanto, nella nostra analisi del sistema dei finanziamenti all’interno del settore cinematografico dovremo sempre tenere presente che il Cinema è un’industria si, ma di prototipi, e pertanto i principi della finanza aziendale che siamo abituati ad applicare andranno reinterpretati alla luce di questa considerazione.

1.2   La filiera cinematografica: produzione, distribuzione ed esercizio

 La filiera cinematografica si articola in tre momenti, che uniscono la fase creativa con la fruizione da parte dello spettatore: produzione, distribuzione ed esercizio. Dato il carattere della nostra analisi ci soffermeremo in modo particolare sulla produzione, dal momento che è proprio durante questo step che bisogna reperire e giustificare i finanziamenti.

Tuttavia sarebbe un grave errore pensare a queste tre fasi come compartimenti a tenuta stagna. Al contrario, il sistema della distribuzione e le modalità di esercizio influenzano in maniera non indifferente la fase di produzione. Tenendo conto degli sbocchi offerti dal mercato e degli accordi di distribuzione è possibile effettuare uno studio preliminare di fattibilità del prodotto da un punto di vista commerciale. E’ scontato dire che maggiori sono i canali di distribuzione, maggiore è il bacino di utenza del film, e pertanto maggiore la somma di denaro a disposizione per la sua realizzazione. Tuttavia le forme di  finanziamento offerte dalla distribuzione verranno analizzate più diffusamente nel terzo capitolo. Per ora ci limiteremo a specificare che la distribuzione è “il settore dell’attività cinematografica che si pone tra la produzione e l’esercizio per favorire la diffusione commerciale dei film alle migliori condizioni possibili di rendimento economico” travalicando tuttavia i semplici confini della duplicazione e della commercializzazione del prodotto. Il distributore infatti si occupa spesso anche del doppiaggio, del lancio pubblicitario e della contrattazione con gli esercenti. In alcuni casi, come abbiamo già detto, partecipa al finanziamento del film.

Concludiamo il nostro accenno alla filiera con il momento dell’esercizio, ovvero la programmazione nelle sale. Nonostante la presenza sempre maggiore dei canali distributivi dell’ Home Video e della Tv, le proiezioni nelle sale cinematografiche restano di primaria importanza nella vita di un film dal momento che un buon esito al cinema influenza positivamente i momenti successivi della distribuzione. È infatti vero che il ricavo della sala stabilisce il valore di mercato di un film, data l’impossibilità di prevederne scientificamente il risultato economico.

 

1.3   La produzione

Produzione è un termine usato largamente in campo cinematografico. Si indica con questo termine un reparto, una fase di lavorazione e soprattutto un momento della filiera, articolato a sua volta in sei fasi differenti: progettazione, pianificazione, finanziamento, preparazione, riprese, edizione.

  • Progettazione è la fase iniziale del processo, quella in cui si decide, sostanzialmente, che film si vuole produrre.
  • Pianificazione è la fase in cui si predispone la successione di eventi e risorse atte a realizzare il film. Se la fase di progettazione è stata svolta da personale preparato (un buon direttore di produzione e un buon aiuto regista) è possibile farsi un’idea della pianificazione già a partire dal trattamento

 Finanziamento è la fase in cui il produttore, insieme con il produttore esecutivo, trova i soldi per fare il film. Una buona pianificazione a monte è indispensabile: se il piano di lavorazione è sbagliato si rischia di reperire troppi o troppi pochi soldi (anche se quest’ultimo caso è il più comune) e di avere bisogno di altri fondi a lavorazione già avviata.

  • Preparazione èuna fase strettamente correlata alla pianificazione, dal momento che ne costituisce la fase operativa: il film, a partire dalla sceneggiatura, viene letteralmente fatto a pezzi e analizzato in modo da quantificare con precisione quanti giorni di riprese, quanti e quali mezzi tecnici e artistici e quale tipo di organizzazione sarà necessaria per l’ottimale realizzazione del prodotto finale.
  • Riprese,il momento certamente più conosciuto dell’arte cinematografica: quella in cui, sul set, si dà vita alle pagine del copione. In questa fase si valuta il lavoro svolto in fase di pianificazione e preparazione, ed è naturalmente la fase più ricca di imprevisti -a causa della preponderanza dell’elemento umano sugli altri- nonché la più costosa.
  • Edizione. Successivamente alle riprese il film viene “montato” ovvero i fotogrammi vengono riordinati secondo l’ordine previsto dalla sceneggiatura. Si aggiungono il suono, la musica, gli effetti speciali ed eventualmente, per i film stranieri, si effettua il doppiaggio. Questa fase prevede anche la produzione del master, ovvero di quella pellicola da cui saranno ricavate tutte le altre copie necessarie all’uscita contemporanea dello stesso film in più città.

Le fasi che ci interessano maggiormente sono la progettazione, la pianificazione e il finanziamento, e verranno analizzate più dettagliatamente rispettivamente nei capitoli II, III e IV.

 

 

Abstract/Indice

Cinema e finanza, un rapporto di amore-odio: caratteristiche del mercato di riferimento. Progettazione. Individuazione del progetto. Pianificazione. Sopralluoghi conoscitivi e studio di fattibilità. La copertura del fabbisogno finanziario. I rischi e i metodi di copertura.

Sfregola, Chiara (A.A. 2008/2009) Il finanziamento delle imprese di produzione cinematografica. Tesi di Laurea in Finanza aziendale, LUISS Guido Carli, relatore Fulvio Milano, pp. 75. [Tesi di Laurea triennale]

Indice della tesi di Sfregola Chiara

La tesi di Sfregola Chiara

 

 

Commenti   

 
0 #1 Aureliano 2020-01-11 09:07
Certo, ormai beni culturali e registi affermati formano una casta che hanno reso il cinema solo estetismo o business. Non c'è più lo scopo sociale. Parla Moretti, nato come cinema di protesta, ora ha la sua casa di produzione. Imborghesito dietro poteri forti e obsoleti e ripetitivi. Le generazioni che oggi hanno 60-70 anni pensano che la protesta sia una loro esclusiva e dopo essersi affermati hanno creato una Matrix chiusa, impossibile da penetrare ad esordienti con nuove idee. Pretenziosi e imborghesiti
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