Come utilizzare il make-up per costruire personaggi, continuità, realismo
ed identità visiva anche in una produzione a basso budget
Quando si pensa alla realizzazione di un cortometraggio, il trucco viene talvolta considerato un elemento secondario. Si pensa prima alla sceneggiatura, agli attori, alla macchina da presa, alle luci, al suono ed al montaggio. Solo poco prima delle riprese qualcuno si accorge che il volto dell'attore è troppo lucido, che una ferita non raccorda tra due inquadrature, che un personaggio dovrebbe apparire stanco ma sembra appena uscito da un servizio fotografico, oppure che l'illuminazione scelta dal direttore della fotografia rende il trucco molto più evidente di quanto apparisse davanti allo specchio.
In realtà, nel cinema il trucco non serve semplicemente a "rendere più belli" gli interpreti.
Il trucco è parte della costruzione del personaggio. Può raccontare:
- l'età;
- la stanchezza;
- la salute;
- il mestiere;
- la classe sociale;
- la cura che una persona dedica a se stessa;
- il momento della giornata;
- una malattia;
- un trauma;
- una notte trascorsa senza dormire;
- una festa;
- una trasformazione psicologica;
- il passare del tempo;
- una ferita;
- la paura;
- perfino il tentativo del personaggio di nascondere ciò che sta provando.
In un cortometraggio, dove il tempo per raccontare è limitato, questi elementi possono assumere un'importanza ancora maggiore. Un volto può fornire in pochi secondi informazioni per le quali sarebbero necessarie diverse battute.
* IL TRUCCO CINEMATOGRAFICO NON È IL TRUCCO QUOTIDIANO
Il trucco utilizzato normalmente nella vita quotidiana viene progettato principalmente per essere osservato direttamente dalle persone.
Il trucco cinematografico deve invece funzionare, cioè far apparire "normali", davanti all'obiettivo; attraverso il sensore; con quella illuminazione; con una certa temperatura colore; con quel contrasto; adatto alla color correction; apparire normale nei primi e primissimi piani.
Ciò che appare molto delicato davanti allo specchio di casa può diventare evidente in 4K.
Ciò che sembra sufficientemente marcato dal vivo può invece quasi scomparire quando viene illuminato con una grande fonte morbida.
Per questo motivo il truccatore non deve semplicemente guardare l'attore. Deve pensare a come la macchina da presa vedrà l'attore.
La domanda corretta non è: "Questo trucco è bello?"
Ma: "Questo trucco racconta correttamente questo personaggio dentro questa fotografia?"
* IL PRIMO COMPITO DEL TRUCCO È RACCONTARE CHI È IL PERSONAGGIO
Prima ancora di scegliere un fondotinta, la cipria o la tonalità, bisognerebbe leggere la sceneggiatura.
Il trucco deve partire dal personaggio.
Prendiamo tre figure molto diverse.
Una donna di 35 anni, dirigente di un'azienda, entra alle otto del mattino per un colloquio importante.
Un'altra donna della stessa età ha trascorso tutta la notte accanto alla madre ricoverata in ospedale.
Una terza, sempre della stessa età, sta tornando da una festa dopo aver bevuto e dormito pochissimo.
Sono tre attrici della stessa età.
Ma il loro volto dovrebbe raccontare tre storie completamente differenti.
La prima potrebbe avere:
- un incarnato uniforme;
- la pelle controllata;
- un trucco discreto ma preciso;
- le labbra definite;
- i capelli ordinati.
La seconda potrebbe avere:
- una pelle leggermente spenta;
- le occhiaie visibili;
- le labbra più secche;
- gli occhi arrossati;
- i capelli meno curati.
La terza, invece:
- un trucco parzialmente consumato;
- il mascara leggermente sbavato;
- la pelle lucida;
- le labbra non uniformi;
- i capelli disordinati.
Il trucco non serve a far capire che sono tre "tipi di donna".
Serve a far capire che cosa è accaduto loro prima dell'inizio della scena.
* IL TRUCCO COME PARTE DELLA SCENEGGIATURA
Una buona preparazione dovrebbe comprendere una vera scheda make-up del personaggio.
Per ogni protagonista può essere utile annotare:
- l'età reale;
- l'età narrativa;
- la professione svolta;
- la sua condizione economica;
- lo stile personale;
- lo stato di salute;
- la quantità di sonno;
- il rapporto con il proprio aspetto;
- l'evoluzione nel corso della storia;
- le eventuali ferite;
- il sudore;
- le lacrime;
- la barba;
- i capelli;
- e le condizioni atmosferiche.
Pensiamo ad un cortometraggio di venti minuti in cui un uomo scopre il tradimento della compagna.
All'inizio è appena rientrato dal lavoro.
Il giorno successivo ha dormito pochissimo.
Tre giorni dopo è ancora emotivamente provato.
Dopo alcune settimane ricomincia lentamente ad occuparsi di sé.
Il suo trucco potrebbe seguire una progressione.
All'inizio: pelle normale, capelli ordinati, barba regolare.
Dopo la scoperta: leggera perdita di colore, occhi più segnati.
Il mattino successivo: occhiaie più evidenti, barba leggermente cresciuta, labbra meno idratate.
Durante il periodo di isolamento: barba irregolare, pelle meno uniforme, capelli trascurati.
Nella parte finale: non ritorna "bellissimo", ma appare nuovamente presente e curato.
Il trucco diventa così parte attiva dell'arco narrativo.
* IL TRUCCO DEVE COLLABORARE CON LA REGIA
Il regista dovrebbe parlare con il truccatore prima delle riprese, non soltanto il giorno del set.
Bisogna definire:
- quanto realistico debba essere il cortometraggio;
- quanto il trucco debba essere visibile;
- quale evoluzione avranno i personaggi;
- quali dettagli saranno importanti;
- quali scene saranno girate in primo piano;
- quali trasformazioni devono avvenire.
Un regista potrebbe dire: "Voglio che dopo il litigio sembri distrutta."
È ancora troppo generico.
Meglio specificare: "Non voglio che sembri malata. Voglio che sembri una donna che non ha dormito, ha pianto e poi ha cercato di ricomporsi prima di uscire di casa."
Questa indicazione permette al reparto trucco di lavorare su qualcosa di concreto.
* IL RAPPORTO CON IL DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA
Il trucco e la fotografia sono strettamente collegati.
Il direttore della fotografia deve comunicare al reparto trucco:
- il tipo di illuminazione usato;
- il contrasto voluto;
- la temperatura colore utilizzata;
- l'esposizione;
- particolaritò della macchina e sensore;
- le ottiche usate;
- eventuali filtri;
- il profilo colore;
- l'intenzioni di grading.
Una pelle che funziona sotto luce diffusa potrebbe comportarsi diversamente sotto una luce laterale molto dura.
Una fonte frontale morbida tende a:
- ridurre le rughe;
- uniformare la pelle;
- attenuare le irregolarità.
Una luce laterale dura tende a:
- evidenziare i pori;
- mostrare le rughe;
- evidenziare le cicatrici;
- risaltare la barba;
- evidenziare la texture della pelle.
Questi elementi possono essere desiderati oppure no.
Per un thriller, mettere in evidenza la texture della pelle potrebbe essere utile.
Per una commedia romantica, forse meno.
* IL PROBLEMA DELLA PELLE LUCIDA
Uno dei problemi più frequenti nei cortometraggi a basso budget è il volto eccessivamente lucido.
La luce produce riflessi soprattutto su:
- la fronte;
- il naso;
- gli zigomi;
- il mento.
Una pelle leggermente luminosa può apparire naturale.
Una pelle eccessivamente lucida può sembrare sudata anche quando non dovrebbe esserlo.
Il truccatore deve quindi distinguere tra: luminosità naturale e riflesso incontrollato.
Una quantità moderata di cipria opacizzante può essere utile, soprattutto nella zona della fronte, del naso e del mento.
Ma attenzione a non opacizzare completamente ogni volto.
La pelle vera riflette la luce. Eliminare ogni riflesso può produrre un aspetto artificiale.
* TRUCCO MASCHILE
Un errore ancora diffuso consiste nel pensare che gli uomini non debbano essere truccati.
Anche un personaggio maschile apparentemente "senza trucco" può richiedere interventi per:
- ridurre la lucidità;
- uniformare alcune zone;
- attenuare i rossori;
- coprire le piccole imperfezioni;
- controllare le occhiaie;
- raccordare barba e pelle.
L'obiettivo non è far sembrare l'attore truccato.
È esattamente l'opposto. Dovrebbe sembrare naturalmente adatto al personaggio ed alla scena.
* IL TRUCCO NATURALE È PIÙ DIFFICILE DI QUANTO SEMBRI
"Trucco naturale" non significa necessariamente "nessun trucco".
Spesso richiede molta precisione. Bisogna:
- rispettare la texture;
- evitare l'effetto maschera;
- scegliere i colori compatibili;
- non cancellare completamente lentiggini o piccoli segni caratterizzanti il volto;
- mantenere variazioni naturali dell'incarnato.
Il pubblico accetta perfettamente un volto imperfetto. Anzi, in un film realistico può diventare un vantaggio.
* IL TRUCCO NEL DRAMMA
Nel dramma è generalmente consigliabile evitare certi eccessi.
Il volto deve mantenere del tutto naturale:
- la pelle;
- i pori;
- i piccoli segni;
- le variazioni.
Il trucco può aiutare a raccontare il deterioramento emotivo del personaggio.
Per esempio, in una storia su un uomo che perde il lavoro:
- prima del colloquio ha:
- un aspetto curato;
- la pelle uniforme;
- la barba sistemata.
- dopo il licenziamento:
- mostra maggiore stanchezza;
- ha la pelle meno fresca.
- dopo giorni di isolamento ha:
- barba irregolare;
- occhiaie;
- capelli trascurati.
La trasformazione deve essere graduale.
* IL TRUCCO NELLA COMMEDIA
La commedia non richiede necessariamente colori vivaci o trucco vistoso.
La comicità deve derivare soprattutto dal personaggio e dalla situazione.
Il make-up può però aiutare a caratterizzare.
Pensiamo ad un candidato ad un colloquio che vuole apparire perfetto.
Potrebbe avere:
- i capelli troppo ordinati;
- il volto eccessivamente opacizzato;
- un piccolo taglio da rasatura coperto male;
- il collo leggermente arrossato per la tensione.
Con il procedere della scena:
- gli aumenta il sudore;
- una ciocca gli si sposta;
- il trucco perde la perfezione.
La trasformazione visiva accompagna il crollo psicologico.
* IL TRUCCO NEL THRILLER
Nel thriller il trucco può aiutare a generare disagio.
Non serve necessariamente creare ferite.
Si può lavorare su:
- il pallore;
- gli occhi;
- la texture;
- il sudore;
- la stanchezza;
- su piccoli segni.
Un investigatore che segue qualcuno durante tutta la notte può apparire progressivamente:
- più sudato;
- con barba evidente;
- con occhi arrossati;
- con pelle stanca.
Il pubblico percepisce il passare del tempo.
* IL TRUCCO NEL NOIR
Nel noir la relazione con la luce è ancora più importante.
Una forte luce laterale può rendere visibili:
- gli zigomi;
- le rughe;
- la barba (anch tagliata alla mattina);
- le cicatrici.
In questo caso il trucco non deve necessariamente nascondere.
Può collaborare alla costruzione di un volto più duro.
Per esempio, un personaggio ambiguo può avere:
- pelle poco uniformata;
- barba leggermente irregolare;
- occhi segnati;
- incarnato più desaturato.
Il lavoro finale verrà completato dalla fotografia.
* IL TRUCCO NEL ROMANTICO
Il film romantico rischia spesso di rendere i protagonisti troppo perfetti.
La perfezione può indebolire l'intimità.
Un piccolo dettaglio reale può essere più seducente, come:
- le lentiggini;
- un lieve rossore;
- la pelle naturale;
- una ciocca fuori posto;
- gli occhi leggermente lucidi.
La bellezza cinematografica non coincide necessariamente con la levigatezza.
Coincide con la capacità del volto di trasmettere emozione.
* IL TRUCCO NELL'HORROR
L'horror può richiedere un intervento completamente diverso.
Oltre al make-up tradizionale può servire il SFX make-up, cioè trucco con effetti speciali.
Si possono realizzare così:
- ferite;
- cicatrici;
- ustioni;
- tagli;
- sangue;
- lividi;
- pallore;
- decomposizione;
- creature;
- protesi.
Il rischio più grande è esagerare.
Una piccola ferita credibile può risultare più inquietante di una ferita enorme ma evidentemente artificiale.
- LE FERITE
Una ferita cinematografica deve rispettare una logica.
Se il personaggio cade e batte la fronte, non può presentare immediatamente un livido completamente sviluppato.
Il suo aspetto cambia nel tempo.
Per esempio, subito dopo la caduta troviamo:
- rossore;
- gonfiore;
- piccola abrasione.
Dopo alcune ore:
- un colore più scuro;
- un maggiore gonfiore.
Il giorno successivo:
- un livido più evidente.
Dopo alcuni giorni:
- tonalità differenti;
- ma anche progressiva guarigione.
Questa evoluzione deve essere pianificata.
- IL SANGUE
Il sangue cinematografico è un elemento molto delicato.
Bisogna considerare:
- il colore;
- la densità;
- la quantità;
- la posizione;
- la continuità.
Il sangue appena uscito è generalmente più vivo e lucido.
Quello asciutto diventa più scuro.
Ma soprattutto deve essere identico tra le varie take.
Se nella prima ripresa una goccia arriva a metà guancia, non può raggiungere il mento nel controcampo senza motivo.
* LA CONTINUITÀ DEL TRUCCO
È uno dei compiti più importanti.
Immaginiamo una scena girata in questo ordine:
- primo piano;
- totale;
- controcampo;
- dettaglio;
- nuovo primo piano.
Narrativamente sono tutti nello stesso minuto. Quindi il personaggio deve mantenere lo stesso trucco.
Bisogna controllare:
- la quantità di sudore;
- la posizione dei capelli;
- le ferite;
- il sangue;
- il mascara;
- il rossetto;
- la barba;
- lo sporco;
- le lacrime.
Una fotografia di continuità è indispensabile.
* FOTOGRAFIE DI CONTINUITÀ
Dopo aver preparato l'attore, occorre fotografarlo:
- frontalmente;
- di profilo destro;
- di profilo sinistro;
- di tre quarti;
- e con eventuali dettagli.
Le fotografie devono essere accompagnate da informazioni, quali:
Scena 7. Giorno narrativo 2. Ore 08:00.
Ferita al sopracciglio destro.
Leggera occhiaia.
Capelli asciutti.
Nessun sudore.
Questa documentazione permette di ricreare il look anche giorni dopo.
* ATTENZIONE ALL'ORDINE DI RIPRESA
Il cinema (e così capita anche nei cortometraggi) quasi mai viene girato nell'ordine della storia.
Può accadere che:
il giorno 1 si giri la scena finale;
il giorno 2 una scena iniziale;
il giorno 3 una scena intermedia.
Il reparto trucco deve sapere sempre: in quale punto della storia si trova il personaggio.
Per questo è utile preparare una timeline.
- ESEMPIO DI TIMELINE DEL PERSONAGGIO
Immaginiamo un thriller di venti minuti.
Scena 1: personaggio normale.
Scena 4: inizia a sudare.
Scena 7: piccolo graffio.
Scena 10: graffio + sporco.
Scena 12: sangue.
Scena 14: sangue parzialmente asciutto.
Se la scena 14 viene girata prima della scena 7, il truccatore deve comunque ricostruire correttamente ogni fase.
* IL TRUCCO ED IL PASSARE DEL TEMPO
Un corto può attraversare:
- ore;
- giorni;
- anni.
Il trucco può e deve comunicarlo rapidamente.
Per alcune ore, con:
- sudore;
- stanchezza;
- trucco consumato;
- barba.
Per alcuni giorni, con:
- barba;
- occhiaie;
- guarigione delle ferite;
- cambiamento della pelle.
Per molti anni, con cambiamenti evidenti come:
- rughe;
- capelli;
- sopracciglia;
- macchie;
- postura;
- mani.
In ogni caso l'effetto invecchiamento è delicato.
* INVECCHIARE UN PERSONAGGIO
Il semplice inserimento di alcune rughe raramente funziona bene.
L'invecchiamento anche di un paio di anni coinvolge:
- pelle;
- contorno occhi;
- bocca;
- collo;
- mani;
- capelli;
- sopracciglia;
- postura;
- movimento.
Per cambiamenti importanti, molti anni, può essere necessario ricorrere a:
- protesi;
- materiali specifici;
- tecniche professionali.
Per un cortometraggio low budget può essere più intelligente suggerire l'invecchiamento di dieci anni invece di tentarne quaranta senza mezzi adeguati.
* IL TRUCCO DELLA STANCHEZZA
È utilissimo perché compare in moltissime storie.
Si può suggerire attraverso:
- una lieve desaturazione;
- le occhiaie;
- il rossore degli occhi;
- la pelle meno uniforme;
- le labbra leggermente secche;
- i capelli meno curati.
Attenzione a non trasformare ogni personaggio stanco in un malato terminale. La stanchezza deve avere una misura.
- IL SUDORE
Il sudore può raccontare:
- il caldo;
- la paura;
- la fatica;
- la febbre;
- l'ansia.
Non sempre è uguale.
Ad esempio, un uomo che corre avrà sudore diverso da un candidato durante un colloquio.
Il primo (che corre) avrà il sudore sulla fronte, tra i capelli, nel collo, fin su gli abiti.
Al secondo (il candidato) il sudore sarà sulle tempie, sulla fronte, sul labbro superiore, nelle mani.
Questa differenza è importante.
- LE LACRIME
Le lacrime devono essere integrate con la recitazione.
Il truccatore non dovrebbe sostituire automaticamente il lavoro dell'attore.
Se servono lacrime artificiali bisogna stabilire dall'inizio: quando compaiono, su quale occhio, se devono scendere, fino a dove, e se il personaggio le asciuga.
Una lacrima che cambia percorso tra campo e controcampo crea problemi di continuità.
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