Il suono invisibile che si sente tutto
C'è una paradosso affascinante al cuore del mestiere di fonico cinematografico: il suo lavoro è perfettamente riuscito quando nessuno se ne accorge. Quando uno spettatore esce dalla sala e dice "che belle immagini", "che regia straordinaria", "che attori meravigliosi", il fonico ha fatto il suo lavoro nel modo migliore possibile, perché ha contribuito a creare un'esperienza totale in cui il suono era così perfettamente integrato con le immagini da diventare invisibile, da sembrare semplicemente la realtà. Ma se in quella stessa sala qualcuno sussurra "non si capiva bene cosa dicevano" o "c'era un rumore strano in quella scena", allora qualcosa è andato storto, ed il suono, che prima era invisibile, è diventato improvvisamente l'elemento più visibile del film.
Questa invisibilità ricercata è la prima grande caratteristica del mestiere, e già da questa premessa si capisce che fare il fonico cinematografico non significa semplicemente "occuparsi dell'audio". Significa costruire un mondo sonoro che supporti, arricchisca e talvolta contraddica le immagini per moltiplicarne il significato emotivo e narrativo. Significa essere allo stesso tempo tecnici, artigiani, psicologi dell'ascolto e narratori silenziosi. Significa avere una sensibilità estetica raffinatissima nascosta dentro una competenza tecnica rigorosa.
Questo articolo esplora in profondità il mestiere del fonico cinematografico nelle sue diverse articolazioni, dagli strumenti alle attitudini necessarie, dai metodi di lavoro ai risultati che si possono ottenere quando tutto funziona al livello più alto.
Le figure professionali del suono nel cinema: un ecosistema complesso
Prima di entrare nel dettaglio del mestiere, è fondamentale capire che "il fonico" non è una figura unica e monolitica. Il suono nel cinema è il prodotto di un ecosistema di professionalità distinte che collaborano in fasi diverse della produzione, e ciascuna di queste figure ha competenze, strumenti e responsabilità proprie.
Il fonico di presa diretta - chiamato anche production sound mixer nei paesi anglosassoni - è il responsabile della registrazione del suono durante le riprese. È sul set, lavora in tempo reale, gestisce i microfoni, il mixer e il registratore, e ha la responsabilità primaria di catturare il dialogo e i suoni ambientali con la massima qualità possibile nelle condizioni spesso caotiche di un set cinematografico.
Il microfonista - o boom operator - è il suo braccio destro sul set. Manovra il boom, quella lunga pertica con il microfono in cima che si vede spesso nelle foto di set, e deve saper posizionare il microfono nel punto esatto in cui cattura la voce degli attori senza mai entrare nell'inquadratura della camera. È un mestiere fisicamente impegnativo e tecnicamente preciso: tenere un boom per ore richiede forza, resistenza e una conoscenza perfetta dei movimenti degli attori e della camera.
Il sound designer è la figura creativa per eccellenza nel mondo del suono cinematografico. Lavora in postproduzione e ha la responsabilità di costruire il paesaggio sonoro del film, non solo di sistemare ciò che è stato registrato, ma di inventare, creare, costruire dall'inizio una dimensione sonora che esiste solo nel film. Il sound design di film come Apocalypse Now, Star Wars, Blade Runner o più recentemente Arrival è parte integrante dell'opera d'arte, non un servizio accessorio.
Il montatore del suono - o sound editor -organizza, seleziona e sincronizza tutti gli elementi sonori del film: dialoghi, effetti, musica, atmosfere. Lavora in stretta collaborazione con il sound designer e il mixista finale.
Il mixista finale - o re-recording mixer - è chi assembla tutti gli strati sonori nella fase finale della postproduzione, bilanciando dialoghi, musica ed effetti per creare il mix definitivo che gli spettatori sentiranno in sala.
In produzioni più piccole, e quasi sempre nel cortometraggio, molte di queste funzioni vengono svolte dalla stessa persona o da un piccolo gruppo di due o tre persone. Ecco perché chi vuole avvicinarsi al mestiere deve avere una conoscenza almeno di base di tutte queste discipline, anche se poi si specializzerà in una sola.
Le attitudini fondamentali: cosa serve per diventare un buon fonico
Il talento tecnico è necessario ma non sufficiente. Il fonico cinematografico deve possedere un insieme di qualità umane, intellettuali e sensoriali che non si possono comprare e che si sviluppano nel tempo con l'esperienza e la consapevolezza.
* L'orecchio educato: la prima qualità irrinunciabile
La prima e più importante attitudine è avere, o sviluppare, un orecchio educato. Questo non significa semplicemente avere un buon udito biologico: significa aver allenato il cervello ad ascoltare in modo analitico, a scomporre ciò che si sente nei suoi componenti, a riconoscere frequenze, timbri, riverberi, distorsioni, rumori di fondo, artefatti digitali. Significa poter sentire una registrazione e sapere immediatamente se il microfono era troppo vicino o troppo lontano, se c'era un rumore di fondo che la maggior parte delle persone non avrebbe notato, se il livello di ingresso era troppo alto e ha prodotto clipping.
Questo orecchio si educa con anni di ascolto consapevole e critico. Non basta ascoltare musica ma bisogna farlo con le cuffie, con monitor di riferimento di qualità, comparando registrazioni diverse dello stesso suono, studiando come i grandi sound designer hanno costruito i paesaggi sonori dei grandi film. È un allenamento che non finisce mai: anche i migliori fonisti del mondo continuano ad educare il proprio orecchio per tutta la vita, perché l'ascolto critico è come un muscolo: si può sempre rafforzare ulteriormente.
* La pazienza e la capacità di gestire il caos
Il set cinematografico è uno degli ambienti di lavoro più caotici e imprevedibili che esistano. Ci sono decine di persone che si muovono, parlano, portano attrezzatura, spostano oggetti. Ci sono aeroplani che passano proprio nel mezzo della scena più silenziosa, camion che frenano in strada, telefoni che squillano, colleghi che tossiscono. Il fonico di presa diretta deve lavorare in questo caos mantenendo una concentrazione assoluta, deve saper identificare ogni fonte di rumore che potrebbe compromettere la registrazione, deve comunicare con il regista quando le condizioni acustiche sono inaccettabili, e deve farlo con diplomazia e tempismo perfetti, perché interrompere una ripresa ha sempre un costo, e chi lo fa senza una ragione valida perde rapidamente la fiducia dei colleghi.
La pazienza è anche la qualità che permette di aspettare. Di aspettare che il rumore di un aereo finisca. Di aspettare che il set si sistemi per fare quel secondo tentativo. Di aspettare la perfetta combinazione di silenzio ambientale e performance attoriale che produce la registrazione ideale. Chi non ha pazienza, chi vuole che tutto accada subito, chi si agita quando le cose non funzionano al primo tentativo, non sopravvive a lungo in questo mestiere.
* La invisibilità consapevole: l'arte di non esserci
Una delle attitudini più difficili da sviluppare è quella che potremmo chiamare l'invisibilità consapevole. Il fonico sul set deve essere ovunque e da nessuna parte allo stesso tempo. Deve avere una presenza fisica nel set per poter fare il suo lavoro (posizionare microfoni, controllare livelli, risolvere problemi) ma questa presenza non deve disturbare il lavoro degli attori, non deve interferire con la visione del regista, non deve rallentare il ritmo del set.
Questo richiede una capacità di lettura dell'ambiente umano molto sottile: capire quando è il momento di parlare e quando è meglio tacere, sapere come avvicinarsi a un attore in concentrazione senza disturbarlo per aggiustargli il microfono a clip, intuire quando il regista è aperto a discussioni tecniche e quando ha bisogno di concentrarsi. È una forma di intelligenza emotiva applicata al contesto professionale del cinema, e chi la possiede diventa un collaboratore preziosissimo sul set.
* La conoscenza del linguaggio cinematografico
Un fonico che non capisce come funziona il cinema ovvero come si costruisce una scena, come si gira in più piani diversi che poi vengono montati insieme, come la continuità del suono deve corrispondere alla continuità delle immagini, allora è un fonico limitato. La conoscenza del linguaggio cinematografico permette al fonico di anticipare i problemi prima che si verifichino, di capire quali riprese sono fondamentali e quali sono di sicurezza, di sapere in quale momento della scena il dialogo è indispensabile e in quale potrebbe essere sostituito in postproduzione con meno danno.
Questa conoscenza si acquisisce guardando molti film in modo critico e analitico, lavorando sul set e osservando come lavora il regista, studiando la teoria del montaggio e della narrazione cinematografica. Un fonico che ha letto Bazin e Eisenstein, che conosce la storia del cinema sonoro, che sa distinguere uno stile registico da un altro, è un fonico che può contribuire al film in modo creativo e non solo tecnico.
* La resistenza fisica e la flessibilità mentale
Il lavoro sul set è fisicamente impegnativo in modi che chi non l'ha mai vissuto fatica a immaginare. Si lavora spesso in piedi per dieci, dodici, quattordici ore consecutive. Si portano pesanti attrezzature in luoghi difficili da raggiungere. Si lavora in condizioni climatiche estreme dal freddo intenso, al calore soffocante, pioggia, vento. Il microfonista in particolare svolge un lavoro fisicamente stressante: tenere il boom alzato per ore, inseguire gli attori che si muovono in scene dinamiche, piegarsi, accovacciarsi, stendersi per trovare l'angolazione giusta senza entrare nell'inquadratura. Senza una buona forma fisica di base, questo lavoro diventa molto difficile.
Alla resistenza fisica deve affiancarsi la flessibilità mentale: la capacità di adattarsi rapidamente a situazioni impreviste, di trovare soluzioni creative quando il piano originale non funziona, di cambiare approccio senza perdere la calma. Il set cinematografico è un luogo dove i piani cambiano continuamente e senza preavviso: un'intera scena può essere riscritta all'ultimo momento, la location può cambiare, le condizioni possono diventare improvvisamente sfavorevoli. Chi si irrigidisce davanti all'imprevisto non è adatto a questo mestiere.
* La comunicazione ed il lavoro di squadra
Il fonico non lavora mai da solo. Fa parte di una squadra cioè il cast e la crew del film, e la qualità del suo lavoro dipende anche dalla qualità della sua comunicazione con gli altri. Deve poter spiegare problemi tecnici in modo comprensibile a persone che non hanno una formazione tecnica come il regista, il produttore, gli attori. Deve saper negoziare soluzioni quando le esigenze acustiche confliggono con le esigenze di regia. Deve saper costruire un rapporto di fiducia con gli attori, che spesso sono diffidenti o a disagio con la presenza di microfoni a clip sul loro corpo.
La comunicazione efficace in un set cinematografico è un'arte in sé: bisogna essere diretti ma non bruschi, tecnici ma non incomprensibili, assertivi ma non prepotenti. Un fonico che non sa comunicare, anche se è tecnicamente brillante, creerà problemi sul set che alla fine si rifletteranno sulla qualità del lavoro.
Gli strumenti del mestiere: l'arsenale del fonico cinematografico
La tecnologia del suono cinematografico ha vissuto una rivoluzione straordinaria negli ultimi trent'anni, passando dall'analogico al digitale con un salto qualitativo enorme. Eppure i principi fondamentali restano gli stessi: catturare il suono nel modo più pulito e fedele possibile, gestirlo con intelligenza sul set, e avere a disposizione materiale di qualità sufficiente a supportare tutte le lavorazioni di postproduzione.
* I microfoni: la porta d'ingresso del suono
Il microfono è lo strumento più critico nell'arsenale del fonico, e la scelta del microfono giusto per ogni situazione è una delle competenze più importanti del mestiere. Non esistono microfoni universalmente superiori: esistono microfoni adatti a contesti diversi, e il fonico esperto sa quale usare in ogni circostanza.
Il microfono a fucile - o shotgun microphone - è il cavallo di battaglia della presa diretta cinematografica. È un microfono direzionale con un pattern polare molto stretto, il che significa che capta principalmente i suoni che provengono direttamente davanti a sé, respingendo i rumori laterali e posteriori. Questa caratteristica lo rende ideale per l'uso con il boom perchè può essere tenuto fuori campo e puntato verso gli attori catturando il loro dialogo con relativa esclusione dei rumori ambientali. I modelli di riferimento nel settore professionale sono il Sennheiser MKH 416, un classico assoluto presente in ogni set del mondo da decenni, ed il Sennheiser MKH 50, più corto e adatto agli ambienti interni dove il 416 tende a produrre riflessi del riverbero ambientale. Schoeps, DPA e Neumann producono anch'essi microfoni a fucile di altissima qualità, apprezzati per la loro neutralità timbrica e la bassissima autointroduzione di rumore.
Il microfono a clip - o lavalier, o lav - è un microfono miniaturizzato che viene nascosto sotto i vestiti degli attori o fissato sul loro corpo. Permette di catturare il dialogo anche quando il boom non può avvicinarsi a sufficienza come in scene con movimenti ampi, riprese con più camere, situazioni in cui l'attore deve muoversi in spazi dove il boom non riesce a seguirlo. Il lavalier ha però dei limiti intrinseci: la sua posizione sul corpo dell'attore lo espone a fruscii dei vestiti, a variazioni timbriche quando l'attore si gira, e produce un suono più nasale e meno naturale rispetto al microfono a fucile. I modelli più usati professionalmente sono quelli DPA, in particolare il 4060 e il 4061, apprezzati per la loro straordinaria naturalezza sonora, e quelli Sanken, adati per la loro capacità di integrarsi nei tessuti con minimo fruscio.
Il microfono a condensatore a diaframma largo non viene usato normalmente in presa diretta, ma è fondamentale in postproduzione per le sessioni di ADR (Automatic Dialogue Replacement), il doppiaggio in studio del dialogo registrato male sul set e per la registrazione di effetti sonori in sala.
* I sistemi wireless: libertà e rischi
I microfoni lavalier vengono quasi sempre collegati a trasmettitori wireless che permettono all'attore di muoversi liberamente senza fili che limitino il movimento. Il sistema wireless è composto da un trasmettitore cioè una piccola scatola che l'attore porta nascosta nel costume, ed un ricevitore collegato al mixer del fonico. La qualità del sistema wireless è critica: interferenze, dropout, rumore di fondo dei sistemi economici possono compromettere irrimediabilmente una ripresa. I marchi di riferimento del settore professionale sono Lectrosonics, probabilmente il sistema più usato nei set americani di alto budget, e Wisycom, il marchio italiano che ha conquistato i set europei e mondiali per la straordinaria qualità della trasmissione e la gestione dello spettro radio. Sennheiser e Shure offrono sistemi di ottima qualità a un prezzo più accessibile, adatti a produzioni di medio livello.
La gestione dello spettro radio è diventata negli ultimi anni una delle competenze più importanti del fonico di presa diretta, perché la progressiva riduzione delle frequenze disponibili per uso professionale, dovuta alla crescente occupazione dello spazio radio da parte dei servizi di telefonia mobile, ha reso sempre più complessa la gestione di set con molti canali wireless attivi contemporaneamente.
* Il boom: la pertica come strumento narrativo
Il boom - la pertica su cui è montato il microfono a fucile - è uno strumento che sembra semplice ma richiede una maestria enorme per essere usato correttamente. La posizione del boom rispetto all'attore e rispetto all'inquadratura della camera è il risultato di un calcolo continuo che il microfonista deve fare in tempo reale: troppo vicino e rischia di entrare nel frame, troppo lontano e la voce dell'attore viene catturata con troppo ambiente, nella posizione sbagliata rispetto all'asse del microfono e il timbro della voce cambia.
Il boom deve seguire il movimento degli attori in modo fluido e anticipatorio: il microfonista deve conoscere la scena abbastanza bene da sapere dove si muoveranno gli attori e dove punterà la camera, per poter anticipare i movimenti e non trovarsi mai in ritardo. I boom professionali, come quelli prodotti da K-Tek, Ambient Recording, Rode, ecc. sono realizzati in carbonio per ridurre al minimo il peso pur mantenendo la rigidità necessaria, e sono dotati di sistemi di ammortizzazione che riducono i rumori di trasmissione meccanica attraverso la pertica.
* I mixer da set: il centro di controllo
Il mixer da set è lo strumento che il fonico usa per controllare tutti i segnali in ingresso - dal boom, dai microfoni wireless, da eventuali altri microfoni - regolarne i livelli, applicare filtri ed equalizzazioni di base, e inviare il segnale al registratore. I mixer professionali più usati nel settore sono prodotti da Sound Devices, il marchio di riferimento assoluto per il mercato professionale, e da Zaxcom. Il Sound Devices 688 con registratore integrato, o il più recente Scorpio a sedici canali, sono strumenti che si trovano sui set di produzioni di ogni livello, dai film hollywoodiani alle serie televisive europee ai cortometraggi indipendenti di qualità. Sono strumenti robusti, affidabili, con una qualità dei preamplificatori microfonici eccellente e un sistema di gestione del file audio intelligente.
* I registratori: dove il suono prende forma digitale
In molte configurazioni professionali il mixer e il registratore sono due unità separate. I registratori multicanale di riferimento sono i Sound Devices serie MixPre e 7-series, i Zoom F-series per produzioni più economiche, i Nagra per chi lavora con standard di qualità elevatissimi. La registrazione avviene in formato WAV a 24 bit e 48 kHz come standard minimo ed alcune produzioni di alta gamma lavorano a 96 kHz per avere più headroom nel processing di postproduzione. Il file audio viene registrato su schede SD o CF con sistemi di backup ridondante perchè perdere una registrazione sul set è uno degli errori più gravi che un fonico possa commettere.
* Le cuffie di monitoraggio: le orecchie del fonico
Le cuffie sono gli occhi del fonico: attraverso di esse sente in tempo reale ciò che sta registrando, e attraverso di esse rileva tutti i problemi. La scelta delle cuffie è personale e critica: devono essere precise, trasparenti, capaci di rivelare ogni minimo difetto della registrazione. Le Sony MDR-7506 sono le cuffie più usate nei set di tutto il mondo per la loro affidabilità e precisione. Le Sennheiser HD 25 sono anch'esse molto diffuse, apprezzate per la loro chiusura acustica che permette di monitorare anche in ambienti molto rumorosi. Per il lavoro di postproduzione si usano cuffie di riferimento di qualità ancora superiore come AKG K702, Beyerdynamic DT 880, Sennheiser HD 650, che garantiscono una risposta in frequenza più lineare e un dettaglio ancora maggiore.
* Il software di postproduzione: la DAW come strumento creativo
In postproduzione, il lavoro del sound designer e del mixista si svolge interamente all'interno di una DAW (Digital Audio Workstation). Le più usate nel settore cinematografico professionale sono Pro Tools di Avid, che è lo standard industriale assoluto per il postsuono cinematografico: la stragrande maggioranza delle sale di mixaggio professionali del mondo è equipaggiata con Pro Tools, e con Nuendo di Steinberg, alternativa molto apprezzata in Europa per le sue funzioni specifiche per la postproduzione video. Per produzioni più piccole e per chi si avvicina al mestiere, anche Logic Pro su Mac e Reaper sono strumenti capaci e molto meno costosi.
All'interno della DAW il fonico di postproduzione usa una serie di plugin ovvero software che simulano processori audio analogici e digitali, per pulire, equalizzare, comprimere, espandere e modellare il suono. Tra i più importanti: i plugin di noise reduction di iZotope RX, che rappresentano lo stato dell'arte nella rimozione di rumori indesiderati dal dialogo; i plugin di equalizzazione e compressione di Waves, Universal Audio e Fabfilter; i riverberi algoritmici e convoluzionali come Altiverb di AudioEase, che permette di aggiungere a una registrazione in studio il riverbero autentico di qualsiasi ambiente reale.
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