
Guida ragionata alla scelta della fotocamera o cinepresa
per il cortometraggio, dal principiante al filmmaker evoluto
* Perché la scelta della camera è più complessa di quanto sembri
Chi si avvicina al cortometraggio per la prima volta (e spesso anche per chi lo fa da anni) tende a porre la domanda sbagliata: "Qual è la macchina migliore?". La domanda giusta, invece, è almeno triplice: "Qual è la macchina migliore per questo tipo di storia, con questo budget, in queste condizioni di ripresa?"
Il cortometraggio è una forma narrativa straordinariamente varia. Un corto horror girato in interno con luce controllata pone esigenze tecniche completamente diverse da un corto documentaristico girato in strada con luce naturale variabile, come da un corto d'animazione in stop-motion, o da un corto sperimentale che usa la degradazione dell'immagine come elemento estetico consapevole. Allo stesso modo, ciò che è sufficiente per un filmmaker alle prime armi che vuole imparare il mestiere può essere un limite insopportabile per un professionista che ha già un linguaggio definito e vuole strumenti capaci di esprimerlo senza compromessi.
Questo articolo cerca di rispondere a tutte queste domande insieme: partendo dalle caratteristiche tecniche oggettivamente importanti per le riprese video di qualità, arrivando ad una mappatura ragionata delle opzioni disponibili in quattro fasce di budget, con attenzione agli accessori che spesso, nella pratica quotidiana delle riprese, pesano quanto, se non più, della camera stessa.
Una avvertenza finale prima di iniziare: il mercato delle fotocamere e delle cineprese si evolve rapidamente, ed i prezzi indicati in questo articolo sono da considerarsi orientativi e soggetti a variazioni. L'obiettivo non è fornire un listino aggiornato, ma costruire una mappa concettuale duratura su cui orientare le scelte.
* Le caratteristiche tecniche che contano davvero
- Il sensore: dimensioni, formato e comportamento alla luce
Il sensore è il cuore di qualsiasi sistema di ripresa. Nel contesto del cortometraggio, le sue caratteristiche influenzano direttamente tre parametri fondamentali: la qualità dell'immagine alle alte sensibilità ISO, la profondità di campo ottenibile, ed il cosiddetto "rendimento cinematografico" dell'immagine ovvero quella qualità visiva difficile da definire con precisione ma immediatamente percepibile che separa un video dall'aspetto "amatoriale" da quello con l'aspetto "filmico".
I formati di sensore più rilevanti per il cortometraggio, in ordine crescente di dimensione, sono: il sensore Micro Quattro Terzi (MFT), il sensore APS-C, il sensore Full Frame (equivalente ad una pellicola da 35mm), ed il sensore Super 35, che è lo standard storico del cinema professionale e corrisponde approssimativamente ad un APS-C leggermente più grande.
In termini pratici: i sensori più grandi raccolgono più luce, gestiscono meglio i valori ISO elevati (rendendo possibile girare in condizioni di scarsa illuminazione senza un rumore digitale eccessivo), e permettono quindi una separazione tra il soggetto e lo sfondo ovvero la famosa "sfocatura dello sfondo" o bokeh, più pronunciata e controllabile. Tuttavia, sensori più grandi implicano obiettivi più grandi, più pesanti e più costosi, ed una profondità di campo più ridotta che, se non gestita con competenza, può diventare un problema invece di un vantaggio.
Per il cortometraggio di finzione di livello indipendente, il sensore Super 35 ed il Full Frame sono gli standard di riferimento. Per i budget più contenuti, un buon sensore APS-C offre risultati eccellenti. Il Micro Quattro Terzi, pur essendo più piccolo, ha raggiunto negli ultimi anni prestazioni molto solide, specialmente nelle fotocamere OM System e nei sistemi Blackmagic Design dedicati al video.
- La risoluzione: 4K, 6K, 8K a cosa serve davvero
La risoluzione è il parametro su cui il marketing insiste di più e su cui, paradossalmente, il filmmaker esperto si concentra meno. Vale la pena capire perché.
Il Full HD (1920×1080 pixel) è ancora sufficiente per qualsiasi distribuzione standard, inclusa la proiezione festivaliera su grande schermo, purché il file video sia stato acquisito con un buon codec e con un'adeguata profondità di bit. Il 4K (3840×2160 o 4096×2160 nella versione DCI, quella del cinema) offre due vantaggi concreti: la possibilità di ritagliare l'immagine in post-produzione senza perdita di qualità visibile nel prodotto finale, ed una riserva di dettaglio che torna utile in fase di color grading. Il 6K ed oltre sono formati utili principalmente per produzioni destinate alla proiezione in sale di grandi dimensioni o per facilitare il reframing aggressivo in post, ma richiedono potenza di calcolo significativamente maggiore in fase di editing, cioè di montaggio.
Per un cortometraggio destinato ai festival, alle piattaforme online od alle proiezioni in sala, il 4K è oggi il formato ideale nel rapporto qualità/peso computazionale. Non è necessario andare oltre, salvo scelte estetiche o distributive molto specifiche.
- Il codec e la profondità di bit: dove si nasconde la vera qualità
Questo è il parametro tecnico meno compreso dai principianti e più decisivo per i filmmaker con esperienza di post-produzione. Il codec è il sistema con cui la fotocamera comprime e registra il segnale video. La profondità di bit indica quanti valori di luminosità e colore vengono registrati per ciascun canale cromatico.
Una camera che registra in H.264 a 8 bit produce file leggeri e facilmente gestibili, ma con una gamma tonale ridotta: nella fase di montaggi nel color grading, le possibilità di correzione sono limitate, e le transizioni tra toni ravvicinati possono presentare banding cioè quella posterizzazione a gradini che tradisce l'origine digitale dell'immagine.
Una camera che registra in codec più evoluti come ProRes, BRAW (Blackmagic RAW), CinemaDNG, o H.265 a 10 bit offre una gamma tonale più ricca, una latitudine di esposizione maggiore ed una gestione del colore in post-produzione significativamente più flessibile. La differenza tra un'immagine a 8 bit ed una a 10 bit non è sempre evidente sul monitor di ripresa, ma diventa molto chiara sul tavolo di montaggio quando si cerca di correggere un'esposizione leggermente sbagliata o di creare un look cromatico definito.
Per il cortometraggio con ambizioni estetiche, la registrazione a 10 bit in un codec di buona qualità è il minimo raccomandabile. La registrazione RAW o BRAW che è disponibile su alcune fotocamere di fascia media e su quasi tutte le cineprese dedicate, offre la massima flessibilità ma richiede hardware più potente per la post-produzione ed uno spazio di archiviazione significativamente maggiore.
- Il Log: perché le immagini "spente" in ripresa sono il segno di una camera professionale
Chiunque abbia visto girare una troupe professionale avrà notato che le immagini sul monitor di ripresa appaiono spesso piatte, desaturate, quasi prive di contrasto. Non è un problema tecnico: è una scelta deliberata.
Il profilo Log (o S-Log, C-Log, V-Log, a seconda del produttore) è un modo di registrare il segnale video che "schiaccia" la curva tonale per conservare la massima quantità di informazione sia nelle luci che nelle ombre. L'immagine registrata in Log non è pensata per essere vista così: è pensata per essere "corretta" in post-produzione con una LUT (Look-Up Table) o con un processo di color grading manuale, che la trasforma nell'immagine finale con la resa tonale e cromatica desiderata.
La capacità di registrare in Log è, per un filmmaker che lavora con attenzione alla fotografia, una delle caratteristiche più importanti da cercare in una camera. Permette di salvare situazioni di illuminazione difficile, di creare look cinematografici definiti in post produzione, e di mantenere la coerenza visiva tra scene girate in condizioni diverse.
- La stabilizzazione: meccanica, ottica, in-body
Per il cortometraggio, la stabilizzazione dell'immagine merita un discorso articolato, perché non esiste una risposta unica.
La stabilizzazione in-body (IBIS) cioè quella che compensa il movimento della camera agendo fisicamente sul sensore, è utile per le riprese a mano libera, per i movimenti lenti e fluidi, per le scene girate in spazi ristretti dove non è possibile usare un treppiede od uno stabilizzatore. Non elimina la necessità di questi strumenti, ma riduce significativamente il numero di situazioni in cui sono indispensabili.
Tuttavia, per molti generi di cortometraggio dal dramma psicologico, al thriller, o al film di genere, la stabilità assoluta dell'immagine è un requisito, ed in questi casi anche la migliore IBIS non sostituisce un treppiede fluido di qualità od uno stabilizzatore meccanico a 3 assi. In altri generi come il documentario, il film di strada, il found footage, il movimento organico della camera a mano non solo è accettabile ma è esteticamente ricercato, ed in questi casi una buona IBIS od addirittura l'assenza di stabilizzazione può essere una scelta consapevole.
- L'autofocus: quando è utile e quando non lo è
L'autofocus avanzato con riconoscimento del soggetto e del volto, caratteristica delle fotocamere moderne ibride come Sony Alpha, Canon EOS R e Fujifilm X/GFX, è uno strumento prezioso in alcune condizioni specifiche: riprese con operatore singolo, movimenti del soggetto non pianificati, situazioni in cui non è possibile avere un assistente operatore addetto alla messa a fuoco.
Tuttavia, il cinema tradizionale lavora con la messa a fuoco manuale, per ragioni estetiche oltre che pratiche: il controllo preciso della profondità di campo e dei movimenti di fuoco cioè il cosiddetto "rack focus", quel passaggio deliberato di messa a fuoco da un soggetto ad un altro, è uno strumento narrativo che l'autofocus automatico non può replicare con la stessa intenzione e lo stesso risultato. Per i cortometraggi di finzione con un minimo di struttura di produzione, la messa a fuoco manuale con obiettivi cinema o con obiettivi fotografici con anello di messa a fuoco adattabile è la scelta di riferimento.
- Il rallentatore: frame rate elevati e slow motion
La possibilità di registrare a frame rate elevati (60fps, 120fps, 240fps ed oltre) per ottenere rallentatori in post è una caratteristica sempre più diffusa anche nelle fotocamere di fascia media. Per molti generi di cortometraggio è semplicemente irrinunciabile: un corto sportivo, un video musicale, un film d'azione od un corto che fa uso del slow motion come elemento stilistico richiedono questa capacità.
È importante notare che non tutti i rallentatori sono uguali: un rallentatore 4K a 60fps offre molto più dettaglio di un rallentatore Full HD a 240fps. Le cineprese più avanzate come la Sony FX6, la RED Komodo o la Blackmagic Cinema Camera 6K offrono rallentatori in alta risoluzione con ottima qualità d'immagine. Nelle fotocamere più economiche, il rallentatore a risoluzioni elevate può presentare degradazione della qualità, rumore aumentato o riduzione della durata massima della clip.
* I generi del Cortometraggio e le loro esigenze specifiche
- Cortometraggio di finzione (drama, thriller, horror)
È il genere che pone le esigenze più complete e bilanciate: immagini di alta qualità, possibilità di controllare la profondità di campo, buona latitudine di esposizione per gestire set illuminati in modo teatrale, stabilità assoluta per le inquadrature statiche e controllo preciso per i movimenti pianificati. La registrazione in Log a 10 bit è fortemente raccomandata. L'autofocus può essere utile ma non è primario. Il rallentatore serve occasionalmente. Gli obiettivi di qualità contano moltissimo, perché il "look" dell'immagine dipende in grande misura dalla caratteristica ottica degli obiettivi usati.
- Documentario breve e reportage narrativo
Richiede soprattutto eccellente comportamento alle alte sensibilità ISO perchè la luce disponibile è spesso non controllabile e spesso insufficiente, e facilità d'uso in condizioni dinamiche. L'autofocus avanzato è qui un vero vantaggio. La stabilizzazione in-body aiuta in modo significativo. La registrazione in Log è utile ma non sempre prioritaria rispetto alla maneggevolezza. Un sensore grande che gestisce bene gli ISO alti vale più di un codec sofisticato in molte situazioni documentaristiche.
- Video musicale e fashion film
Sono i generi in cui l'estetica visiva è massimamente prioritaria: il look dell'obiettivo, la qualità del bokeh, la profondità di campo stretta, la resa del colore in Log, la capacità di slow motion in alta qualità. Si lavora quasi sempre con luce controllata od in condizioni pianificate, quindi la gestione degli alti ISO è meno critica. La fluidità dei movimenti di camera è fondamentale: gimbal, dolly e slider sono accessori praticamente indispensabili in questo genere.
- Corto sperimentale e d'animazione
Il corto sperimentale spesso usa deliberatamente le caratteristiche tecniche "imperfette" come elementi estetici: il rumore digitale, l'aberrazione cromatica, la distorsione ottica, la perdita di risoluzione. In questo caso, le specifiche tecniche della camera diventano secondarie rispetto alla chiarezza dell'intenzione artistica. Il corto in stop-motion, invece, richiede la funzione di acquisizione immagine singola (time-lapse o "intervalometer") con controllo preciso dell'esposizione frame per frame: una caratteristica tipica delle fotocamere ibride più che delle cineprese dedicate.
- Corto d'animazione CGI o ibrido
In questo caso la camera fisica entra in gioco solo per la ripresa di elementi live action da comporre successivamente, o come riferimento per le luci. Le esigenze si concentrano sulla qualità del segnale cromatico e sulla compatibilità del footage con la pipeline di compositing prevista.
* Le 4 fasce di Budget
-> Il Principiante motivato (fino a circa 1.000-1.500 €)
Questa è la fascia in cui molti filmmaker hanno iniziato il proprio percorso, e la buona notizia è che oggi offre possibilità impensabili solo dieci anni fa. La cattiva notizia è che le limitazioni esistono, vanno conosciute, e spesso si compensano con intelligenza creativa più che con spesa aggiuntiva.
Fotocamere ibride da considerare: In questa fascia rientrano fotocamere come la Sony ZV-E10 II, la Canon EOS M50 Mark II, la Fujifilm X-S20 nella sua configurazione base usata, o la OM System OM-5. Si tratta di corpi con sensori APS-C o MFT, registrazione video in 4K con diverse limitazioni (spesso crop del sensore in 4K, od assenza di Log evoluto), ma capaci di produrre immagini di qualità accettabile per la presentazione dei cortometraggi nei festival, se usate con competenza.
Cineprese da considerare: La Blackmagic Pocket Cinema Camera 4K originale (non la versione 6K), quando si trova usata in buone condizioni, è in questa fascia una delle migliori opzioni assolute per chi vuole lavorare con un codec professionale (BRAW) ed un sensore Micro Quattro Terzi in un corpo dedicato alla videoripresa. Non ha autofocus degno di nota, non ha stabilizzazione in-body, la batteria dura poco: sono limitazioni reali, ma l'immagine che produce in BRAW a 12 bit è di una qualità che nessuna fotocamera ibrida di questa fascia di prezzo può eguagliare.
Obiettivi: In questa fascia, l'investimento più saggio è su uno o due obiettivi prime (cioè a focale fissa) di buona qualità ottica: un 35mm od un 50mm equivalente per le scene dialogue, un 85mm od un 100mm equivalente per i ritratti ed i piani ravvicinati. Obiettivi di terze parti come Sigma, Tamron e Samyang offrono un ottimo rapporto qualità/prezzo. Un set di tre obiettivi prime economici vale sempre più, per il cortometraggio, di un singolo zoom di gamma media.
Accessori essenziali in questa fascia: Un treppiede fluido con testa video (non una testa fotografica a sfera: le teste a sfera non consentono movimenti fluidi) è il primo acquisto obbligatorio, prima ancora della seconda ottica. In seconda priorità, un piccolo monitor esterno da 5 pollici aiuta enormemente la valutazione dell'esposizione e della messa a fuoco. Una serie di ND variabili di discreta qualità per ogni obiettivo completa il kit base.
Il limite principale di questa fascia: La gestione dell'audio. Le fotocamere ibride di questo livello hanno ingressi audio spesso di qualità insufficiente. Un registratore audio esterno separato come il Zoom H5 od il Tascam DR-40X, usato con uno o due microfoni direzionali di qualità, è quasi sempre la soluzione corretta per il sonoro, anche a questi budget.
-> Il Filmmaker indipendente serio (1.500-5.000 €)
Questa è la fascia in cui si costruiscono kit davvero capaci di produrre cortometraggi di livello festivaliero senza compromessi gravi. È anche la fascia in cui la scelta tra fotocamera ibrida e cinepresa dedicata diventa più significativa e più difficile.
Fotocamere ibride da considerare: La Sony A7 IV, la Sony FX30, la Canon EOS R6 Mark II, la Fujifilm X-H2S. Queste fotocamere offrono sensori Full Frame o APS-C di ultima generazione, registrazione 4K a 60fps con profili Log evoluti (S-Log3, C-Log3), codec a 10 bit interni, autofocus con riconoscimento del soggetto di altissimo livello, IBIS efficace. Sono macchine versatili che possono girare sia fotografia che video professionali: un vantaggio per chi ha budget limitato e deve coprire più esigenze.
Cineprese da considerare: La Blackmagic Pocket Cinema Camera 6K G2 o la più recente BMPCC 6K Pro rappresentano in questa fascia la scelta più coerente per chi vuole lavorare con qualità d'immagine cinematografica senza compromessi sul codec. La 6K Pro aggiunge rispetto alla G2 uno schermo touchscreen frontale, filtri ND integrati variabili (con un enorme vantaggio pratico sul set) ed IBIS. La registrazione in BRAW a 12 bit su sensore Super 35 produce immagini che reggono confronti con produzioni di budget molto superiore. Il limite principale è ancora la vita della batteria e l'assenza di autofocus affidabile.
In questa fascia si trova anche la Sony FX3, una camera ibrida Full Frame pensata specificamente per la videoripresa cinematografica: autofocus eccellente, sensore Full Frame con ISO altissimi, registrazione S-Log3 a 10 bit, corpo compatto. È forse la camera più equilibrata per il filmmaker indipendente che lavora da solo o con troupe ridotta.
Obiettivi: In questa fascia si apre la possibilità di investire in obiettivi prime di qualità superiore come la linea Sigma Art, obiettivi Voigtländer, o di esplorare il mercato degli obiettivi vintage adattati cioè ottiche Zeiss, Leica, Olympus degli anni '70 e '80 che, montate con adattatori su sensori moderni, producono una resa visiva di grande carattere e personalità. Il "look" degli obiettivi vintage è oggi molto ricercato nel cinema indipendente proprio perché si distingue dalla perfezione sterile dei sistemi moderni.
Si considera anche, per i formati di obiettivo più ambiziosi, l'acquisto di un set di obiettivi cinema entry-level come i Rokinon Cine DS od i Sirui anamorfici: questi ultimi aprono la possibilità del formato anamorfici, con la sua caratteristica distorsione dei bokeh in forma ovale e le lens flares orizzontali, ad un costo relativamente accessibile.
Accessori: In questa fascia l'investimento negli accessori diventa più strutturato. Un cage (una gabbia) per la camera, con maniglie top e laterali, permette di montare monitor, microfoni e altri accessori in modo più professionale. Un gimbal motorizzato a 3 assi (DJI RS3 o RS3 Pro, Zhiyun Crane 4) diventa accessorio semi-indispensabile per i generi che richiedono movimenti fluidi di camera. Un monitor da campo da 5 a 7 pollici con funzioni di analisi dell'esposizione (forma d'onda, istogramma, false color) è fortemente raccomandato. Per l'audio, occorre considerare un boom pole professionale con microfono Sennheiser MKH 416 o Rode NTG3, due riferimenti del settore, connessi ad un mixer/registratore da campo come il Sound Devices MixPre-3.
-> Il Filmmaker professionista (5.000-20.000 €)
A questo livello si entra nel territorio del cinema indipendente professionale: kit che non limitano creativamente, che producono immagini comparabili a quelle di molte produzioni televisive e cinematografiche di medio budget, e che richiedono competenza tecnica ed organizzativa per essere sfruttati in modo completo.
Cineprese da considerare: La RED Komodo 6K e la RED Komodo-X 6K rappresentano l'ingresso nel formato RED a prezzi relativamente accessibili per la categoria. Registrano in REDCODE RAW su sensore Super 35, con una qualità di immagine ed una versatilità in post che sono difficilmente eguagliabili in questa fascia. Il formato RAW di RED è lo standard di molte produzioni internazionali.
La Sony FX6 è una cinema camera Full Frame con il sensore della Sony A7S III (è quello che offre le migliori prestazioni in assoluto agli alti ISO) in un corpo pensato per la produzione cinematografica: ND integrati variabili, registrazione 4K a 120fps in S-Log3 a 10 bit, autofocus eccellente. È probabilmente la camera più completa in questa fascia per il filmmaker che lavora con troupe ridotta su cortometraggi di finzione o documentari.
La Blackmagic URSA Mini Pro 12K e la più recente Blackmagic Cinema Camera 6K Full Frame sono alternative molto solide per chi vuole lavorare in formato Blackmagic RAW con sensore di grandi dimensioni.
Obiettivi: In questa fascia si considerano set completi di obiettivi prime cinema come i DZOFilm Vespid, i Sigma Cine, od addirittura i Zeiss CP.3 cioè obiettivi con breathe ridotto, anelli di messa a fuoco calibrati in gradi per le pull-focus, housing uniforme per il cambio rapido tra focali. Oppure set di obiettivi anamorfici come gli Atlas Orion o i SLR Magic Anamorphot, che aprono il formato anamorfici a pieno titolo.
Accessori: In questa fascia il "rig" diventa un sistema integrato. Un follow focus motorizzato wireless (come il DJI Force Pro od i sistemi Tilta) per il controllo preciso della messa a fuoco a distanza. Una testa fluida professionale su treppiede video di alta gamma (Sachtler FSB 8 o FSB 10, Cartoni). Un dolly su binari od uno slider motorizzato per i movimenti orizzontali controllati. Un sistema di telemisuratore per la messa a fuoco. Un monitor da campo da 7 a 10 pollici con full-resolution playback.
Per l'Audio, bisogna considerare il registratore Sound Devices MixPre-6 od il formato Zoom F8n Pro, con un kit completo di microfoni per boom, lavallier wireless e registrazione ambientale.
-> La Produzione Semi-professionale o Professionale (oltre 20.000 €)
Questa fascia riguarda chi produce cortometraggi con ambizioni commerciali, distributive o festivaliere di alto livello anche internazionale, o chi lavora come filmmaker in modo continuativo ed ha bisogno di un kit che sia anche un investimento produttivo.
Cineprese da considerare: La RED V-Raptor 8K VV, la ARRI ALEXA 35, la Sony VENICE 2. La ARRI ALEXA è lo standard assoluto del cinema mondiale: non per caso la stragrande maggioranza dei lungometraggi candidati agli Oscar viene girata su questa piattaforma. Il suo sensore produce un'immagine con una qualità cromatica, una gamma dinamica ed una "morbidezza" nei passaggi tonali che nessun sistema a minor costo riesce a replicare pienamente. Il noleggio è spesso una alternativa intelligente all'acquisto in questa fascia.
Una nota importante sul noleggio: Per produzioni di cortometraggio di fascia alta, il noleggio dell'equipaggiamento piuttosto che l'acquisto è spesso la scelta più razionale. Un noleggio di tre o cinque giorni di una ARRI ALEXA Mini LF con un set di obiettivi Zeiss Master Prime può costare dai 1.500 ai 4/5.000 €, permettendo di accedere a qualità d'immagine di livello hollywoodiano per produzioni puntuali senza l'investimento iniziale di decine di migliaia di euro. Molti cortometraggi premiati ai festival internazionali sono stati girati con attrezzatura noleggiata da filmmaker che possiedono kit di fascia media nella vita quotidiana.
* La tabella degli accessori per categoria e priorità
- Accessori universali (obbligatori per qualsiasi budget)
Questi accessori non sono negoziabili indipendentemente dalla fascia di spesa. Chi li trascura mina alla base la qualità del proprio cortometraggio indipendentemente dalla qualità della camera.
Il treppiede fluido, come già detto, è il primo acquisto obbligatorio. Un'immagine stabile ed un movimento di camera fluido valgono più di cento ore di post-produzione. Il filtro ND (a densità neutra) è il secondo: senza ND, girare in esterni con una camera cinematografica diventa un esercizio di frustrazione: la luce solare richiede diaframmi molto chiusi che eliminano il controllo della profondità di campo. I filtri ND variabili di qualità discreta (Urth, Kase, Gobe) sono una soluzione economica accettabile; i filtri ND fissi di alta gamma (Schneider Optics, Tiffen) sono la scelta professionale. La memoria deve essere veloce ed in abbondanza: girare in RAW od in codec ad alta qualità consuma spazio ad una velocità sorprendente. Un kit di registrazione audio esterno, anche minimo (registratore Zoom H1n con microfono direzionale economico) è sempre preferibile al microfono interno della camera.
- Accessori fortemente raccomandati
Il monitor esterno da campo permette di valutare l'esposizione e la messa a fuoco con la precisione che il piccolo schermo della camera non consente. Una batteria esterna (power bank ad alto amperaggio) od un sistema di alimentazione DC esterno per le cineprese che lo consentono elimina l'ansia da batteria che blocca le riprese nei momenti cruciali. Un kit di diffusori e riflettori per la luce (il classico "5 in 1" da 80cm costa meno di 30€ e trasforma la luce naturale in uno strumento controllabile) è il sistema di illuminazione più economico ed efficace che esista.
- Accessori specifici per Genere
Per il documentario e le riprese a mano libera: un gimbal od uno stabilizzatore a spalla.
Per il corto di finzione con movimenti pianificati: uno slider motorizzato od un set di binari con dolly.
Per il video musicale: un sistema di luce LED portatile.
Per il corto notturno od in interni con poca luce: un pannello LED bi-color ad alto CRI (maggiore di 95).
Per lo stop-motion: una testa programmabile od un sistema di motion control.
* La Camera è lo strumento, la visione è il mezzo
Ogni volta che un filmmaker sia principiante che esperto si trova davanti ad una scelta di equipaggiamento, è utile ricordare una cosa fondamentale: la camera più costosa del mondo non ha mai salvato un cortometraggio con una storia debole, una regia incerta od una immagine sonora trascurata. E d'altra parte, molti dei cortometraggi più belli degli ultimi vent'anni sono stati girati con strumenti che oggi sembrano antiquati.
La gerarchia degli investimenti per chi inizia dovrebbe essere: prima la storia, poi la sceneggiatura, poi la regia, poi il suono, poi la luce, poi la camera. Non il contrario!
La camera giusta è quella che non ti impedisce di raccontare ciò che vuoi raccontare. Trovata quella, il resto è competenza, preparazione ed inevitabilmente esperienza sul campo. Che non si compra in nessun negozio.







