Cortometraggio e FilmmakerNel variegato e spesso impervio panorama del cinema indipendente, specialmente in quello del cortometraggio, esiste una figura che incarna perfettamente lo spirito del filmmaker completo: il regista-sceneggiatore. Non è raro, infatti, che chi si avvicina al cinema da autodidatta o con formazione artistica informale, si trovi a vestire contemporaneamente i panni di autore, regista, direttore della fotografia, montatore ed anche produttore. In questi casi, non sono i mezzi tecnici a fare la differenza, ma la capacità visionaria del regista, il suo controllo creativo sull’intero processo e la sua capacità di trasformare un’idea scritta su carta in un’esperienza cinematografica autentica.

Prendiamo, ad esempio, un giovane filmmaker italiano che ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo del cinema solo pochi anni fa. Ancora lontano dai red carpet e dalle grandi distribuzioni, rappresenta una nuova generazione di autori che vede nel cortometraggio non un semplice esercizio stilistico, ma un laboratorio vivo, un atto di espressione personale e collettiva.

Dalle idee al set: l’architettura di una visione

Quel regista ha scritto la sua prima sceneggiatura, ad esempio "Frammenti di luce", durante il lockdown del 2020. Senza accesso a set professionali né a troupe strutturate, ha dovuto ripensare completamente il modo di fare cinema. La sua storia — un dialogo silenzioso tra due anziani vicini di casa separati da un muro di mattoni durante la quarantena — era semplice, ma carica di sottotesto emotivo. La sceneggiatura, di sole quattro pagine, era essenziale, quasi teatrale, ma conteneva una potenza visiva tale da poter essere raccontata attraverso sguardi, gesti minimi e inquadrature simboliche.

Qui entra in gioco il suo ruolo decisivo da regista. Mentre la sceneggiatura è la spina dorsale della narrazione, è il regista che decide come raccontare quella storia: con quale ritmo, con quale paletta cromatica, con quale profondità emotiva. Il giovane regista, pur non avendo alle spalle una formazione accademica in cinema, ha studiato instancabilmente i maestri del cinema d’autore — da Abbas Kiarostami ad Alice Rohrwacher — ed ha trasferito quella sensibilità visiva nel suo lavoro.

Fare cinema con poco: smartphone, amici e passione

Ha immaginato che il set di "Frammenti di luce" poteva essere il cortile di suo nonno, in periferia. La troupe sarebbe stata composta da tre persone: un amico con un iPhone come il 12 Pro, un altro che si sarebbe occupato del suono con un microfono lavalier economico e un terzo amico che aiutava con le luci — due faretti da negozio ed un pannello riflettente fatto in casa con alluminio da cucina. 

Quale poteva essere il segreto per fare un buon cortometraggio? Una direzione d’attore intensa e silenziosa, inquadrature studiate come quadri, ed un uso del suono ambientale che avrebbe dato spessore alla solitudine dei personaggi. E' vero, ci sarebbero state molte limitazioni tecniche; ma ha pensato che, al contrario, potevano essere trasformate in elementi stilistici. Il leggero tremolio della telecamera, ad esempio, non sarebbe stato un difetto da correggere in post-produzione, ma un modo per trasmettere l’instabilità emotiva dei protagonisti.

La regia come estensione della scrittura

Una delle peculiarità di un giovane regista è che non smette mai di scrivere, neppure durante le riprese. Per lui, la sceneggiatura non è un documento sacro ed immutabile, ma uno strumento dinamico che si evolve con la messa in scena. Durante le prove con gli attori (che spesso sono amici o sconosciuti reclutati tramite social), riscrive battute, aggiunge silenzi, elimina intere scene se sente che appesantiscono il ritmo. Questo approccio flessibile è tipico del regista che è anche autore: sa che ciò che conta non è la lettera del testo, ma lo spirito che lo anima.

Un esempio tipo di tante realtà

Per lui, come per tanti altri giovani filmmaker, il cortometraggio non è un trampolino di lancio verso il lungometraggio a tutti i costi. È un’arte a sé stante, un mezzo puro in cui l’autorialità può esprimersi senza compromessi. Ed in questo contesto, è davvero il regista — con la sua sensibilità, la sua visione e la sua capacità di trasformare limiti in opportunità — a fare della sceneggiatura un piccolo grande capolavoro. 

Il cinema, nella sua forma più intima e genuina come il Cortometraggio, non richiede necessariamente grandi budget od attori famosi. Richiede una voce. E quando quella voce appartiene ad un regista che è anche sceneggiatore, che conosce a fondo la sua storia e la sa guidare con mano ferma anche in mezzo al caos di un set improvvisato, allora perfino un cortometraggio girato con uno smartphone può diventare un’opera indimenticabile.

Questo è solo uno dei tanti esempi di questa nuova ondata di sceneggiatori-registi-creatori che riscoprono il cinema dal basso, con passione, intelligenza e coraggio. E forse, proprio da figure come questa, nascerà il cinema del futuro.