Umberto D Vittorio De Sica 1952Nel cinema italiano, la solitudine è raccontata come un tema complesso, che spazia dall'isolamento esistenziale e dall'incapacità di comunicare fino a una condizione di ricerca interiore. Viene esplorata attraverso diversi generi e approcci, dal Neorealismo al cinema d'autore più recente. Il capolavoro Umberto D. (Vittorio De Sica, 1952) ci mostra  un anziano pensionato che viene sfrattato e la sua unica compagnia è il suo cane. Questo capolavoro del Neorealismo ritrae la solitudine estrema della terza età, sottolineando l'indifferenza della società nei confronti dei più deboli.

Ecco altri film italiani che rappresentano in modo potente la “solitudine in comune” (essere fisicamente circondati da altri, ma emotivamente soli):

  1.  "L’avventura" (Michelangelo Antonioni, 1960) Claudia cerca Anna scomparsa in un’isola piena di gente, villaggi, barche, turisti: più la folla aumenta, più lei si sente irrimediabilmente sola, persa in un mondo che non comunica.
  2.  "La notte" (Michelangelo Antonioni, 1961) Giovanni e Lidia, marito e moglie, passano una notte intera tra feste eleganti, ospedali, locali notturni milanesi pieni di persone: eppure non riescono a parlarsi davvero, sono due estranei in mezzo alla folla.
  3.  "L’eclisse" (Michelangelo Antonioni, 1962) Vittoria e Piero si incontrano nella Borsa di Roma rumorosissima, tra centinaia di operatori urlanti, poi in una Roma piena di vita: il loro amore nasce e muore nella più totale incapacità di connettersi.
  4.  "Il conformista" (Bernardo Bertolucci, 1970) Marcello Clerici vive tra colleghi fascisti, moglie borghese, amici parigini, ma è un automa isolato: anche nella scena del ballo collettivo, con decine di persone che danzano insieme, lui resta tragicamente solo.
  5.  "Bianca" (Nanni Moretti, 1984) Michele Apicella insegna in una scuola surreale piena di colleghi strambi e alunni, vive in un condominio, ha una fidanzata: eppure è chiuso in una solitudine ossessiva e maniacale, incapace di relazione vera.
  6.  "La stanza del figlio" (Nanni Moretti, 2001) Dopo la morte del figlio, la famiglia vive nello stesso appartamento, continua a vedere parenti e amici, ma ognuno è murato nel proprio dolore: mangiano insieme, parlano, ma sono lontanissimi.
  7.  "Le conseguenze dell’amore" (Paolo Sorrentino, 2004) Titta Di Girolamo vive da anni nello stesso albergo svizzero anonimo, circondato da clienti, camerieri, impiegati di banca: la sua esistenza è una solitudine perfetta, anche quando è seduto al bar tra decine di persone.
  8.  "La grande bellezza" (Paolo Sorrentino, 2013) Jep Gambardella passa le notti tra feste romane stracolme di intellettuali, artisti, nobili decaduti: eppure, nella scena sul terrazzo, confessa la sua stanchezza di “non voler più partecipare”, solo in mezzo al chiasso.

Questi film mostrano che in Italia la “solitudine in comune” è spesso raccontata negli spazi urbani, nei condomini, nei ricevimenti, nei bar: luoghi dove ci sono tutti, ma nessuno c’è davvero.