Il film A Dog’s Purpose – in Italia distribuito come Qua la zampa! – diretto da Lasse Hallström, ha diviso profondamente pubblico e critica. Non si tratta soltanto di una storia su un cane, ma di un viaggio che attraversa i confini del tempo, della morte, della reincarnazione e del senso ultimo della vita.
Il regista svedese, noto per pellicole delicate e intense (Le regole della casa del sidro, Chocolat), mette in scena un dramma familiare che alterna momenti di pudore e dolcezza a passaggi di brutale verità. Un film che parla agli amanti degli animali, agli spettatori in cerca di emozioni e a chi riflette sul significato profondo dell’esistenza. Il film è basato sul romanzo di W. Bruce Cameron Dalla parte di Bailey (A Dog's Purpose).
Il cuore narrativo: un cane che vive molte vite
Al centro del film c’è Bailey, un cane che si reincarna più volte, assumendo nomi e padroni diversi, ma mantenendo una coscienza continua. Questo espediente narrativo trasforma il racconto in una riflessione universale sul destino e sul legame tra esseri viventi.
Reincarnazione e continuità dell’anima
La reincarnazione non viene mostrata in chiave mistica, bensì quotidiana: un cane rinasce e riprende il suo viaggio. L’elemento spirituale diventa accessibile, semplice, quasi infantile, e proprio per questo riesce a colpire anche lo spettatore più scettico.
Il punto di vista animale
La scelta registica di farci ascoltare i pensieri del cane crea un ponte diretto con lo spettatore. Le riflessioni di Bailey oscillano tra ingenuità, ironia e dolore, rendendo evidente il contrasto tra la semplicità del mondo animale e la complessità delle vite umane.
Il rapporto uomo–animale
Uno dei temi più forti del film è il legame profondo che si instaura tra l’animale e i suoi padroni, a volte sincero, a volte doloroso.
Affetto e dipendenza
Il film mostra quanto gli esseri umani abbiano bisogno dei cani per sentirsi meno soli, ma anche quanto i cani si annullino per la felicità dei loro padroni. È una simbiosi che può diventare conforto o peso.
La fragilità dell’amore
Attraverso le diverse vite di Bailey, emergono storie di famiglie divise, di amori spezzati, di padroni in difficoltà. Il cane rimane sempre presente, quasi un custode silenzioso della fragilità umana.
Il tema della morte affrontato senza filtri
La morte è onnipresente, non soltanto come fine biologica ma come passaggio e trasformazione.
La brutalità della perdita
Il film non addolcisce i momenti in cui il cane muore. La camera indugia su sguardi, silenzi, respiri che si affievoliscono. Lo spettatore è costretto a confrontarsi con il dolore dell’addio.
Il pudore nel mostrare la rinascita
Alla crudezza della morte segue sempre un ritorno alla vita. Questo ciclo, per quanto doloroso, è raccontato con misura, senza retorica.

Il senso della vita secondo Bailey
Attraverso i suoi molteplici destini, Bailey cerca di capire qual è il suo scopo. La domanda non è solo del cane: è di ogni spettatore.
Vivere per gli altri
Il film suggerisce che il senso non sta nell’individualità, ma nella capacità di donarsi: l’amore incondizionato che un cane offre diventa metafora di ciò che dovrebbero fare anche gli esseri umani.
L’accettazione del ciclo naturale
Bailey insegna che la vita non si possiede, ma si attraversa. Ogni esistenza sia canina che umana, anche breve, ha un significato se dona qualcosa a chi la vive accanto.
Estetica e regia
Hallström utilizza uno stile classico, con una fotografia calda e naturale. La regia è costruita per esaltare l’empatia.
La fotografia calda e rassicurante
Luce naturale, colori morbidi e inquadrature familiari: la scelta visiva accompagna la delicatezza della storia.
La voce narrante come chiave espressiva
Il doppiaggio (in originale affidato a Josh Gad) è centrale: senza quella voce il film perderebbe gran parte della sua forza emotiva.
La ricezione critica ed il pubblico diviso
Il film ha ottenuto recensioni contrastanti. Alcuni lo hanno definito edificante e toccante, altri manipolatorio e stucchevole.
Pubblico emozionato
Chi ama gli animali ha trovato il film struggente, catartico, capace di dare voce a sentimenti spesso inesprimibili.
Critica diffidente
Molti recensori hanno accusato il film di sfruttare la commozione facile e di manipolare le emozioni degli spettatori.

Punti positivi del film
Ecco i principali meriti che rendono A Dog’s Purpose un’opera significativa:
- Originalità dell’idea narrativa.
- Uso efficace della reincarnazione come struttura.
- Forte empatia generata nello spettatore.
- Il punto di vista del cane come innovazione narrativa.
- Fotografia calda e avvolgente.
- Voce narrante ironica e toccante.
- Capacità di far riflettere sul senso della vita.
- Equilibrio tra leggerezza e dramma.
- Personaggi umani realistici e fallibili.
- Approccio universale comprensibile da ogni cultura.
- Forza emotiva delle scene di morte.
- Sceneggiatura che alterna episodi brevi e intensi.
- Attenzione al rapporto intergenerazionale.
- Ritmo narrativo costante.
- Finale rassicurante.
- Musicalità discreta ma emozionante.
- Buon uso del montaggio nei passaggi di reincarnazione.
- Capacità di essere adatto a più fasce d’età.
- Visione ottimistica nonostante i temi cupi.
- Regia elegante e non invadente.
Punti critici del film
Accanto ai pregi, il film presenta anche limiti che ne hanno ridotto l’impatto su parte del pubblico:
- Tono a volte eccessivamente melenso.
- Rischio di sentimentalismo forzato.
- Alcuni personaggi umani poco sviluppati.
- Ripetitività nei cicli di reincarnazione.
- Superficialità nel trattare il concetto di morte.
- Scarso approfondimento filosofico.
- Finale prevedibile.
- Mancanza di conflitti complessi.
- Dialoghi umani poco incisivi.
- Troppa dipendenza dalla voce narrante.
- Alcuni momenti visivamente convenzionali.
- Difficoltà per gli spettatori non amanti degli animali.
- Ridondanza emotiva.
- Alcuni passaggi temporali poco fluidi.
- Scarsa caratterizzazione dei padroni secondari.
- Eccessiva linearità narrativa.
- Mancanza di audacia visiva.
- Potenziale fraintendimento culturale in alcune scene.
- Struttura episodica che può risultare frammentaria.
- Limitata rilettura critica del rapporto uomo-animale.
Il dibattito etico e mediatico
Il film è stato al centro di discussioni per presunti maltrattamenti sul set (poi ridimensionati), sollevando interrogativi sull’uso degli animali nel cinema.
Insegnamenti per gli spettatori
Guardando il film, lo spettatore impara che:
- il legame affettivo con un animale è un’esperienza universale;
- la vita va compresa nella sua ciclicità;
- la perdita può trasformarsi in memoria e crescita;
- l’amore incondizionato non è retorica, ma pratica quotidiana.
Conclusione: un film che resta nella mente e nel cuore
A Dog’s Purpose rimane un’opera controversa ma necessaria. Non è un capolavoro, ma riesce a portare sul grande schermo riflessioni profonde attraverso uno sguardo semplice. È proprio questa semplicità – il pensiero diretto di un cane – che ci costringe a chiederci se stiamo davvero vivendo per noi stessi o se, come Bailey, la nostra vera missione è donare amore a chi ci è accanto.







