Perché parlarne oggi
Uscito nel 1973, Sessomatto (internazionalmente: How Funny Can Sex Be?) è un film a episodi di Dino Risi che usa la commedia erotica come lente satirica per osservare l’Italia del boom disilluso. È un’opera che ancora oggi divide, turba e conquista: divide perché alterna leggerezza e cinismo; turba perché mostra desideri, ipocrisie e poteri senza rete morale; conquista per la precisione della messa in scena e la lucidità con cui smonta ruoli e costumi. È anche un laboratorio utilissimo per chi studia regia, sceneggiatura e direzione degli attori.
I nove episodi: una cornice satirica e morale
Il film è composto da nove sketch autonomi, tutti legati dal tema del sesso come dispositivo che rivela classi sociali, dinamiche di potere, desideri inconfessati. Cambiano ambienti e toni (dal grottesco al malinconico), ma la logica resta la stessa: l’eros è un rivelatore. Tra i titoli figurano, fra gli altri, Signora, sono le otto, Due cuori e una baracca, Non è mai troppo tardi, Viaggio di nozze, Torna piccina mia, Lavoratore italiano all’estero, e (quelli su cui ci concentreremo) La vendetta, Un amore difficile, L’ospite.
Focus sugli ultimi tre episodi
Questi tre episodi finali sono un’ottima palestra di lettura formale e tematica: ognuno declina la relazione tra pudore (ciò che resta implicito) e brutalità (l’esito netto dei comportamenti), facendo emergere la morale effettiva dei personaggi.
La vendetta
A Collesano, in Sicilia, una giovane vedova “ammalia” il boss responsabile dell’omicidio del marito e ne provoca la morte durante una maratona sessuale. Il sesso diventa strumento di giustizia privata: non redime, ma riequilibra, rovesciando il rapporto di potere tra carnefice e vittima. La regia lascia fuori campo la violenza esplicita e mostra l’esito: l’eros come arma.
Un amore difficile
Saturnino, giovane pugliese a Milano, si innamora di Gilda; scoprirà che è una prostituta, poi che non è una donna, e infine che dietro quel travestimento c’è il fratello scomparso. Episodio cardine su identità e desiderio: la scoperta dell’altro slitta fino a scoprire se stessi. Risi tiene insieme curiosità, tenerezza e shock con un finale che sottrae giudizio e lascia lo spettatore a fare i conti con la propria idea di normalità.
L’ospite
La moglie di un industriale seduce (o finge di farlo) un invitato a cena; a gioco scoperto, il marito la ringrazia per la “performance” e caccia l’ospite. Il sesso qui è teatro sociale: ruolo, copione, pubblico, backstage. Il contrappasso comico (l’ospite si butta sulla cameriera) chiude il cerchio di una gerarchia domestica in cui il desiderio è valuta di scambio.
Satira del sesso tra pudore e brutalità
Il film parla di sesso, ma non per eccitare: usa l’eros come rivelatore satirico. Il pudore sta nel non mostrare mai “tutto” (ellissi, porte socchiuse, allusioni); la brutalità sta negli esiti (umiliazione, rivelazione, vendetta, scacco). Lo spettatore ride, poi si accorge di aver riso di qualcosa di profondamente crudele: è l’effetto Risi, erede della Commedia all’italiana, dove la risata è una lama sottile.
Visione tecnica e regia degli attori
Questa sezione entra nella cassetta degli attrezzi: come Risi filma corpi e spazi? Come dirige l’attore per ottenere una risata che graffia? Il segreto sta nell’unire misura classica (inquadrature pulite, ritmo controllato) e gesto attorale che porta fuori la nevrosi. Giancarlo Giannini e Laura Antonelli (volti-chiave che cambiano pelle a ogni episodio) sono maschere e persone insieme: trasformisti, ma sempre leggibili, mai caricature fini a se stesse.
Fotografia e messa in scena
Gli ambienti (ville, camere ammobiliate, periferie, uffici) sono caratterizzati per funzione: il décor racconta classe e desiderio (marmo e velluto per il potere; formicas, neon e ascensori per l’ansia moderna). La fotografia predilige luci diffuse e contrasti moderati, con picchi di controluce o tagli netti quando l’azione diventa “meccanica” (gelida). Le soglie (porte, corridoi, vetri) sono usate come metafore: separano la facciata dal retroscena.
Montaggio, musica e ritmo
Il montaggio è ellittico: entra e esce dalle scene lasciando che l’allusione completi il senso. Le musiche “di costume” (orecchiabili, talvolta volutamente leggere) commentano per contrasto i rovesci morali. Il ritmo di ogni sketch segue un’onda: accumulo di segnali → rivelazione improvvisa → coda comica o amara che rimette in prospettiva tutto.
Luoghi comuni e società italiana anni settanta
La commedia osserva e deforma: gerarchie di classe, ruoli di genere, migrazioni interne, boom e nevrosi del consumo. Il sesso è l’acceleratore che fa saltare la vernice del perbenismo. Dalla Sicilia feudale all’anonimato di Milano, dagli appartamenti-bomboniera alle balere popolari, ogni spazio produce un codice comportamentale e ne mostra la crepa.
Ricezione ed impatto: perché ha diviso, turbato e conquistato
Ha diviso per la commistione di leggerezza e crudeltà: chi cercava il “sexy” trovava spesso la sconfitta morale dei personaggi; chi voleva la satira trovava un erotismo esplicito per i canoni dell’epoca. Ha turbato perché porta in superficie fantasie, tabù, sfruttamenti, identità non conformi - senza catechismi. Ha conquistato per il passo registico sicuro, per la trasformazione d’attore e per alcune chiuse fulminanti (La vendetta, Un amore difficile, L’ospite) che restano nella memoria.
Cosa insegna a chi fa cinema oggi
Tre lezioni operative. Scegli un dispositivo (qui: il sesso) e usalo come lente per parlare d’altro (potere, classe, identità). Sii chirurgico nel tono: lascia che la messa in scena sia “pudica” e che la brutalità emerga dagli effetti, non dai proclami. Dirigi gli attori come trasformisti: differenzia gesto, ritmo vocale, costume, prossemica; cambia la luce con loro, non solo su di loro.
Punti positivi del film
- Antologia compatta: nove episodi, un’idea-guida chiara.
- Uso del sesso come dispositivo satirico più che come fine.
- Regia equilibrata tra comicità e amarezza.
- Tre finali forti (La vendetta, Un amore difficile, L’ospite) che fissano il senso.
- Direzione degli attori precisa; grande trasformismo di Giannini e Antonelli.
- Fotografia funzionale: spazi che “parlano” la classe sociale.
- Montaggio ellittico: il non detto lavora nel tempo dello spettatore.
- Dialoghi asciutti, spesso a doppio fondo.
- Gag fisiche mai gratuite: servono la rivelazione morale.
- Uso intelligente del fuori campo (pudore) e del contraccolpo (brutalità).
- Varietà di ambientazioni che mappa l’Italia economica e culturale.
- Coraggio nel trattare identità non conformi (Un amore difficile).
- Episodi esemplari sul rapporto sesso/potere (La vendetta, L’ospite).
- Tensione comico-macabra gestita senza stonature eccessive.
- Capacità di sintesi narrativa in tempi brevi.
- Costumi e scenografie al servizio del racconto, non solo dell’attrazione.
- Ritmo interno coerente con la sorpresa finale.
- Ironia “fredda” che evita moralismi espliciti.
- Buona longevità interpretativa: molti sketch restano attuali.
- Esemplare per chi studia scrittura a episodi e costruzione di payoff.
Punti critici (o discussi)
- Alternanza di toni che può apparire disomogenea.
- Alcuni episodi minori risultano datati nel bersaglio satirico.
- Rappresentazioni di genere talvolta legate a stereotipi d’epoca.
- Sguardo maschile dominante che può ridurre l’agenzia femminile in alcuni segmenti.
- Rischio di estetizzare dinamiche di abuso (percepito da parte del pubblico).
- Qualche chiusa affidata al “colpo di scena” più che all’evoluzione dei personaggi.
- Episodi non tutti allo stesso livello di scrittura.
- Possibili disagi nella fruizione contemporanea su identità e consenso.
- Talora il bozzetto prevale sul racconto (schematismo).
- Musiche “di costume” che possono oggi suonare illustrativo-retro.
- Ripetizione dell’idea “desiderio = rivelazione” senza varianti in alcuni sketch.
- Figure secondarie ridotte a funzione (padrone/serva, cliente/prostituta).
- La risata può anestetizzare lo sdegno etico per alcuni spettatori.
- Poca attenzione alle conseguenze “dopo” lo scarto comico.
- Struttura a episodi: inevitabile senso di frammentazione.
- Talune gag fisiche oggi percepite come crude.
- Ambienti borghesi più rifiniti dei mondi popolari (asimmetria di rappresentazione).
- Il “pudore” filmico può essere letto come reticenza non necessaria.
- Mancanza di un filo conduttore narrativo oltre al tema (per qualcuno, limite).
- Dipendenza dalla performance attoriale: se non piace il tono, l’episodio cade.
In conclusione, Sessomatto mostra come la commedia erotica, se maneggiata da un autore con bisturi morale, possa parlare di potere, classe, identità meglio di un pamphlet. Gli ultimi tre episodi insegnano a costruire payoff che rovesciano ruoli e aspettative: il sesso come codice sociale, la messinscena come pudore, l’esito come brutalità. Ed è proprio in questo cortocircuito che il film continua a dividere, turbare e (per chi ama il cinema che rischia9 conquistare.










