film Profondo Rosso di Dario ArgentoIn Profondo rosso (1975) è proprio sul “luogo del delitto” che avviene il primo incontro tra Gianna Brezzi (Daria Nicolodi) e il meticoloso pianista Marc (David Hemmings), testimone di un efferato omicidio ai danni della sensitiva sua vicina di casa Helga Ulmann (Macha Méril). Gianna si presenta annunciandosi agli addetti ai lavori del crimine come la giornalista dal piglio femminista la quale s’imbuca per trovare uno spazio di visibilità e ribellarsi al predominio (anche professionale) del maschio. Disinvolta, sensibile e ironica, Gianna gira su una 500 scassata in cui Marc finirà presto “ingabbiato”. Con questo personaggio Nicolodi offre motivi del suo temperamento e dona classe al poderoso thriller orrorifico. Inscena una singolar tensione tra i sessi, tra picchi di polemica e dibattimenti, tra il risentito e l’affettuoso, che recano punte divertite e momenti distensivi (tra cui anche una sfida a braccio di ferro in cui Gianna ironizza sul tentativo di Marc di rivendicare il primato del maschio).
La figura di Gianna Brezzi si contrappone a quello della madre di Carlo (Gabriele Lavia) interpretata da Clara Calamai, che in Profondo rosso è un’ex attrice ritiratasi da molto tempo, oggi anziana prigioniera di un passato in cui coltivò rancorosa avversione verso il marito il quale, si scoprirà nel corso del film, pensò di rinchiuderla in un ospedale psichiatrico. Dal canto suo Marc, il cui psicoanalista ha interpretato il suo amore per il pianoforte come il tentativo di rompere i denti del padre, sembra voler conservare una vita indipendente, ed è così che tocca a Gianna di dover farsi avanti, mentre Marc si accorgerà forse realmente di quanto lei sia divenuta importante per lui soltanto nel momento in cui la donna rischierà di perdere la vita per aver partecipato, fianco a fianco, all’indagine personale su chi possa aver commesso efferatissimi delitti.

Quello di Gianna Brezzi è pertanto un personaggio magnetico e positivo, dallo stile e dall’eleganza spiccati, a cui Argento, con la collaborazione di Nicolodi che d’ora innanzi fornirà contributi significativi all’opera del regista, offre sviluppi con i dialoghi frizzanti e lasciando presto svanire quel sospetto di colpevolezza che a un certo punto cade anche su di lei. Ed è anche grazie all’apporto dell’attrice fiorentina se Profondo rosso resta nella memoria degli spettatori come il film, almeno fino a Suspiria (1977) in grado di avvicinare e definitivamente convincere sulla grandezza della forma del thriller-horror italiano. Un film che fa la differenza e provoca molti “atti di fede” verso Dario Argento e verso un genere che il regista ha definitivamente rinnovato grazie a un titolo dal grande smalto che diventa uno dei film italiani più amati e glorificati dall’aggettivo capolavoro.

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dall'articolo di Roberto Lasagna su https://www.cineclubroma.it/images/Diari_di_Cineclub/edizione/diaricineclub_140.pdf