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storyboard ibrido 2 1000


* Controllare la continuità

La continuità è la coerenza tra un’inquadratura e la successiva.

Lo storyboard permette di individuare molte discontinuità prima della produzione.

- Continuità della posizione

Se nel campo totale Marta si trova a sinistra del padre, non dovrebbe apparire improvvisamente alla sua destra nel primo piano successivo, a meno che non sia stato mostrato uno spostamento.

- Continuità dello sguardo

Se Marta guarda fuori campo verso destra, il padre dovrebbe essere mostrato come se fosse collocato alla sua destra.

Nel controcampo, il padre guarderà verso sinistra.

- Continuità degli oggetti

Se una tazza si trova davanti al personaggio, deve rimanere nella stessa posizione, salvo che venga spostata.

Lo storyboard può includere piccoli simboli per ricordare:

  • tazza davanti a Marta;
  • lettera accanto alla mano del padre;
  • telefono sul lato destro del tavolo.

- Continuità della luce

Se la luce arriva dalla finestra a sinistra, non dovrebbe illuminare improvvisamente il volto dal lato opposto.

Nei riquadri si può disegnare una piccola freccia luminosa così:   LUCE →

- Continuità del movimento

Se una persona esce verso destra, dovrebbe generalmente entrare da sinistra nell’inquadratura seguente.

Lo storyboard permette di controllare questa direzione.

 

* La regola dei 180 gradi nello storyboard

Quando due personaggi dialogano, si può tracciare una linea immaginaria tra loro.

La macchina dovrebbe rimanere sullo stesso lato della linea, salvo un cambiamento consapevole.

Nello storyboard è utile disegnare anche una piccola planimetria vista dall’alto:

  • Marta sulla sinistra;
  • padre sulla destra;
  • tavolo tra loro;
  • linea degli sguardi;
  • posizioni possibili della camera.

Le posizioni possono essere indicate con lettere:

  • Camera A: campo totale;
  • Camera B: primo piano Marta;
  • Camera C: primo piano padre;
  • Camera D: dettaglio della lettera.

Questa semplice pianta evita errori di orientamento.

 

* Storyboard e planimetria non sono la stessa cosa

Lo storyboard mostra ciò che vede la macchina.

La planimetria mostra dall’alto dove si trovano:

  • gli attori;
  • la macchina;
  • porte;
  • finestre;
  • le luci;
  • gli oggetti;
  • la direzioni di movimento.

I due strumenti si completano.

Per una scena complessa può essere utile affiancare:

  1. storyboard frontale;
  2. pianta dall’alto;
  3. fotografia della location;
  4. elenco delle inquadrature.

* Controllare il ritmo

Il ritmo non nasce soltanto dal montaggio finale. Comincia nella progettazione.

Uno storyboard composto quasi esclusivamente da campi totali può risultare distante e statico.

Uno storyboard composto soltanto da primi piani può risultare soffocante e monotono.

La varietà dei piani può costruire una progressione.

Per esempio, alternare in questo modo:

  1. campo lungo;
  2. campo totale;
  3. piano medio;
  4. primo piano;
  5. dettaglio;
  6. primissimo piano.

Questo progressivo avvicinamento può aumentare la tensione.

Il procedimento opposto può comunicare allontanamento:

  1. primo piano;
  2. piano medio;
  3. figura intera;
  4. campo lungo.

Lo spettatore percepisce che il personaggio si sta isolando o che la scena sta terminando.

 

* Un esempio di ritmo crescente

Immaginiamo una ragazza chiusa in ascensore.

Riquadro 1

Figura intera della ragazza nell’ascensore.

Riquadro 2

Piano medio mentre preme il pulsante.

Riquadro 3

Dettaglio del pulsante che non risponde.

Riquadro 4

Primo piano della ragazza.

Riquadro 5

Dettaglio del display bloccato.

Riquadro 6

Primissimo piano degli occhi.

Riquadro 7

Riflesso della ragazza nello specchio.

Riquadro 8

Dettaglio della mano che stringe il corrimano.

La riduzione progressiva dello spazio costruisce la sensazione di claustrofobia.

 

* Un esempio di ritmo intimo e lento

Immaginiamo Giacomo, 68 anni, che prepara la camomilla alle tre di notte mentre la nipote Giulia lo osserva.

La scena non richiede molti tagli.

Lo storyboard potrebbe essere composto da:

  1. campo totale della cucina;
  2. piano medio a due;
  3. dettaglio della bustina nella tazza;
  4. primo piano di Giulia che aspetta;
  5. dettaglio della mano sul cellulare;
  6. primo piano di Giacomo;
  7. ritorno al piano a due.

In questo caso le inquadrature devono durare abbastanza da far percepire il silenzio e la ritualità.

Uno storyboard troppo frammentato distruggerebbe l’intimità.

 

* Dallo storyboard all’animatic

Lo storyboard è statico. L’animatic aggiunge il tempo.

Per creare un animatic è sufficiente:

  1. fotografare od esportare ogni riquadro;
  2. importarli in un programma di montaggio;
  3. disporli nell’ordine previsto;
  4. assegnare una durata a ciascuna immagine;
  5. aggiungere dialoghi provvisori;
  6. inserire rumori e musica temporanei;
  7. simulare movimenti con piccoli ingrandimenti o spostamenti.

Non occorre che l’animatic sia bello. Deve permettere di capire:

  • quanto dura la scena;
  • se i raccordi funzionano;
  • se manca un’inquadratura;
  • se una reazione arriva troppo presto;
  • se un dettaglio rimane visibile abbastanza;
  • se il dialogo è troppo lungo;
  • se il climax ha sufficiente preparazione.

 

* Esempio pratico di durata

Immaginiamo la sequenza del biglietto sotto la porta.

InquadraturaDurata provvisoria
Campo lungo del corridoio     5 secondi     
Uomo che avanza4 secondi
Primo piano esitante3 secondi
Dettaglio del biglietto2 secondi
Uomo che si china4 secondi
Foglio sotto la porta3 secondi
Uomo in ascolto5 secondi
Allontanamento6 secondi


Durata totale indicativa: 32 secondi.

Guardando l’animatic si potrebbe scoprire che il primo campo lungo dura troppo, oppure che il momento di attesa necessita di due secondi in più.

È molto più semplice correggere un animatic che rigenerare otto video.

 

* Lo storyboard come base per i prompt

Ogni riquadro può essere trasformato in una scheda di generazione.

Per esempio:

Storyboard

SCENA 4 - INQUADRATURA 3
Primo piano dell’uomo anziano davanti alla porta. Guarda verso il basso. Luce del corridoio laterale.

Prompt

Immagine cinematografica fotorealistica in formato 16:9. Primo piano di un uomo italiano di 82 anni, capelli bianchi radi, volto segnato, cardigan marrone e camicia grigia. È fermo davanti ad una porta di legno scuro nel corridoio di un condominio. Guarda leggermente verso il basso con esitazione e tristezza trattenuta. Luce morbida proveniente dal lato sinistro del corridoio, sfondo leggermente sfocato, atmosfera realistica ed intima, nessuna espressione esasperata.

Lo storyboard fornisce la struttura; il prompt aggiunge i dettagli visivi.

 

* Creare prima le immagini chiave

Non è sempre necessario generare immediatamente tutte le inquadrature.

È utile iniziare da alcuni fotogrammi chiave:

  • campo totale della location;
  • ritratto del protagonista;
  • ritratto dell’altro personaggio;
  • oggetto importante;
  • momento centrale della scena;
  • immagine finale.

Questi fotogrammi permettono di stabilire l’identità visiva del progetto.

Una volta approvati, possono diventare riferimenti per le immagini intermedie.

 

* Il problema della coerenza dei personaggi

Quando lo storyboard viene realizzato con l’IA, lo stesso personaggio può apparire diverso da un riquadro all’altro.

Possono cambiare:

  • il viso;
  • l'età;
  • i capelli;
  • la corporatura;
  • gli abiti;
  • gli accessori;
  • l'espressione;
  • le proporzioni.

Per ridurre il problema bisogna creare una scheda visiva precisa.

Esempio:

Marta, donna italiana di 36 anni, volto allungato, occhi marroni, capelli castani raccolti in modo semplice, camicia bianca con colletto morbido, cardigan verde scuro, nessun gioiello evidente, trucco minimo.

Questa descrizione deve essere mantenuta nei vari prompt.

È utile anche approvare un’immagine frontale ed una di profilo, da utilizzare come riferimento.

 

* Il problema della coerenza dell’ambiente

Anche una stanza può cambiare tra due generazioni.

Una cucina può avere:

  • una finestra a destra in una scena;
  • la finestra a sinistra nella successiva;
  • mobili differenti;
  • il colore delle pareti variabile;
  • il tavolo di forma diversa;
  • la porta spostata.

Prima di generare i singoli piani è necessario creare una immagine master della location.

Per esempio:

Cucina italiana anni settanta, mobili color crema, piastrelle beige con motivi geometrici, frigorifero sul fondo a destra, finestra sopra il lavello sulla sinistra, tavolo rettangolare in legno al centro, piccola lampada con paralume giallo sul lato sinistro.

Lo storyboard deve rispettare questa disposizione.

 

* Il problema delle mani e degli oggetti

Le mani che stringono lettere, chiavi, telefoni e tazze possono essere difficili da generare.

Lo storyboard permette di decidere in anticipo soluzioni alternative.

Per esempio, invece di mostrare un lungo gesto complesso come:  l’uomo prende il biglietto, lo piega e lo infila sotto la porta,

si può utilizzare:

  1. dettaglio del biglietto già piegato;
  2. mano che si avvicina alla porta;
  3. foglio che scivola sotto;
  4. mano che si ritira.

La divisione semplifica ogni generazione.

Si può anche decidere di riprendere dal vero soltanto le mani ed integrare il materiale con immagini generate.

 

* Il problema della sovrabbondanza visiva

L’IA tende spesso a creare ambienti molto ricchi di oggetti. Un’immagine può apparire affascinante, ma confusa.

Lo storyboard deve indicare che cosa è veramente importante.

In una scena centrata su una lettera, non servono:

  • molti quadri;
  • numerosi soprammobili;
  • molte persone sullo sfondo;
  • decorazioni elaborate;
  • oggetti casuali sul tavolo.

Ogni elemento aggiuntivo può competere con il centro narrativo.

Il riquadro deve rispondere alla domanda:  Dove deve guardare lo spettatore?

 

* Il problema dello storyboard troppo bello

Un’immagine generata con IA può essere tanto dettagliata da far dimenticare la funzione dello storyboard.

Lo storyboard non deve obbligare il film a copiare rigidamente ogni particolare.

Ma deve controllare:

  • la struttura;
  • la composizione;
  • il punto di vista;
  • la continuità;
  • il ritmo;
  • l'azione.

Colori, decorazioni, piccoli dettagli e qualità della luce possono essere perfezionati successivamente.

Uno storyboard molto bello ma narrativamente poco chiaro è meno utile di uno schizzo semplice ma preciso.

 

* Il problema dello storyboard troppo rigido

Lo storyboard non deve imprigionare il regista.

Durante la produzione possono emergere soluzioni migliori:

  • un attore compie un gesto interessante;
  • la location offre una prospettiva inattesa;
  • una luce naturale crea un’immagine efficace;
  • una generazione IA produce una variante sorprendente;
  • un’inquadratura prevista risulta superflua.

Lo storyboard è una mappa, non una prigione.

La regola corretta è:  progettare con precisione, ma rimanere disponibili alla scoperta.

Ogni cambiamento, però, deve essere valutato in relazione alle inquadrature precedenti ed alle successive.

 

* Una scheda pratica per ogni riquadro

Per organizzare il lavoro si può utilizzare il seguente modello.

- Identificazione

Scena: 6
Inquadratura: 4
Durata prevista: 3 secondi

- Immagine

Disegno, fotografia o immagine generata.

- Dati tecnici

Tipo di piano: dettaglio
Angolazione: altezza pavimento
Movimento macchina: fisso
Azione: il biglietto passa sotto la porta
Direzione: da sinistra verso destra

- Suono

Fruscio della carta.
Rumore distante dell’ascensore.

- Continuità

La mano deve provenire dallo stesso lato mostrato nell’inquadratura precedente.

- Prompt IA

Descrizione completa della clip da generare.

- Stato

  • da generare;
  • prima prova;
  • da correggere;
  • approvata;
  • montata.

 

* Esempio completo: una breve scena in giardino

Immaginiamo alcuni ragazzi che giocano a pallone in un giardino. Uno di loro si accorge che il pallone ha colpito una vecchia scatola nascosta tra le piante.

Riquadro 1 – Panoramica

Campo lunghissimo del giardino. I ragazzi sono piccoli nel paesaggio.

Riquadro 2 – Presentazione del gioco

Campo totale. Quattro ragazzi si passano il pallone.

Riquadro 3 – Il protagonista

Piano medio del ragazzo che riceve la palla.

Riquadro 4 – L’azione

Figura intera. Il ragazzo calcia.

Riquadro 5 – Il percorso

Dettaglio o campo ravvicinato del pallone che attraversa il prato.

Riquadro 6 – L’impatto

Il pallone colpisce alcune piante vicino al muro.

Riquadro 7 – La reazione

Primo piano del ragazzo, incuriosito dal rumore.

Riquadro 8 – La scoperta

Soggettiva del ragazzo: tra le foglie si intravede una scatola metallica.

Riquadro 9 – Il particolare

Dettaglio della scatola graffiata, parzialmente coperta dalla terra.

Questa progressione parte dal generale ed arriva al particolare. Lo spettatore viene guidato dal contesto alla scoperta.

 

* Storyboard per un cortometraggio interamente verticale

Nel formato 9:16 invece lo storyboard deve valorizzare la verticalità.

Immaginiamo un uomo che coltiva una pianta nel proprio monolocale. La pianta cresce fino a sfondare il soffitto.

Lo storyboard potrebbe utilizzare:

  1. figura intera dell’uomo accanto al vaso;
  2. dettaglio delle mani nella terra;
  3. piano medio dell’uomo che annaffia;
  4. pianta che raggiunge la parte alta del quadro;
  5. sguardo dell’uomo verso l’alto;
  6. inquadratura verticale dal basso lungo il fusto;
  7. crepa nel soffitto;
  8. apertura luminosa;
  9. l'uomo piccolo nella parte bassa, la pianta che sale verso la luce.

Un formato verticale rende la crescita della pianta più potente perché il movimento narrativo coincide con l’altezza dell’immagine.

 

* Storyboard e montaggio preventivo

Prima di concludere lo storyboard bisogna verificare che ogni taglio abbia una ragione.

Due inquadrature consecutive devono produrre almeno uno di questi effetti:

  • fornire una nuova informazione;
  • avvicinare od allontanare emotivamente;
  • cambiare il punto di vista;
  • mostrare una reazione;
  • rivelare un oggetto;
  • far avanzare l’azione;
  • modificare il ritmo;
  • creare contrasto;
  • costruire suspense.

Se due riquadri mostrano quasi la stessa cosa senza aggiungere nulla, uno dei due potrebbe, anzi dovrebbe essere eliminato.

 

* Una procedura operativa completa

Il lavoro può essere organizzato in questo modo.

Prima fase: leggere la scena

Individuare:

  • l'obiettivo del personaggio;
  • l'ostacolo;
  • l'informazione principale;
  • il punto emotivo;
  • la conclusione della scena.

Seconda fase: dividere l’azione

Trasformare la scena in azioni semplici.

Terza fase: scegliere i piani

Stabilire quando usare:

  • campi;
  • piani medi;
  • primi piani;
  • dettagli.

Quarta fase: creare schizzi molto rapidi

Disegnare senza cercare la perfezione. Valutare soltanto la leggibilità.

Quinta fase: controllare lo spazio

Verificare:

  • destra e sinistra;
  • entrate e uscite;
  • sguardi;
  • asse dei 180 gradi;
  • posizione degli oggetti.

Sesta fase: controllare il ritmo

Alternare consapevolmente inquadrature larghe e strette. Stimare la durata.

Settima fase: preparare un animatic

Montare le immagini e aggiungere suono temporaneo.

Ottava fase: correggere

Eliminare piani inutili e aggiungere quelli mancanti.

Nona fase: trasformare i riquadri in prompt o indicazioni di ripresa

Ogni inquadratura diventa un compito preciso.

Decima fase: produrre prima le immagini più importanti

Approvare personaggi, location e momenti chiave prima di generare tutto il resto.

 

* Lo storyboard come strumento collettivo

Anche in un cortometraggio piccolo, lo storyboard può essere utilizzato da diverse figure. Ad esempio:

Lo sceneggiatore verifica che la storia sia comprensibile.

Il regista stabilisce il punto di vista.

Il direttore della fotografia valuta luce, composizione e posizione della macchina.

Lo scenografo controlla quali parti dell’ambiente saranno visibili.

Il costumista verifica la continuità degli abiti.

Il tecnico del suono individua dialoghi, rumori e suoni fuori campo.

Il montatore anticipa i raccordi e segnala le coperture necessarie.

Chi gestisce la generazione con IA può trasformare ogni vignetta in un prompt distinto.

In questo senso lo storyboard non è soltanto un album di disegni. È un linguaggio comune tra tutte le componenti della produzione.


Ricapitolando

Preparare uno storyboard significa cominciare a dirigere il cortometraggio prima ancora di accendere una cinepresa o di avviare un generatore di immagini.

Non è necessario saper disegnare. È necessario saper scegliere.

Bisogna scegliere:

  • che cosa mostrare;
  • da quale distanza;
  • da quale lato;
  • in quale ordine;
  • per quanto tempo;
  • con quale movimento;
  • con quale suono;
  • con quale funzione narrativa.

L’Intelligenza Artificiale può aiutare a realizzare immagini di storyboard molto dettagliate, ma non può decidere autonomamente quale sia il modo migliore di raccontare una scena. Questa responsabilità rimane dell’Autore.

Uno storyboard efficace permette di controllare composizione, continuità e ritmo. Soprattutto, impedisce che il cortometraggio diventi una semplice raccolta di immagini suggestive ma scollegate.

Prima si vede il film sulla carta. Poi lo si verifica nell’animatic. Infine lo si genera, lo si riprende e lo si monta.

Lo storyboard è quindi il luogo nel quale il cortometraggio, ancora inesistente, comincia per la prima volta ad assumere una forma visibile.