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Link alla prima parte dell'articolo 5Marta cucina guarda destra 600

* Le azioni di raccordo

Un taglio risulta più naturale quando avviene durante un movimento.

Esempio pratico:

  • nel campo totale Marta comincia a sedersi;
  • si taglia;
  • nel piano medio Marta completa il movimento.

L’azione collega le due inquadrature e nasconde il taglio.

Questo procedimento si chiama raccordo sul movimento.

Per utilizzarlo con l’IA bisogna generare clip compatibili. La postura iniziale della seconda clip deve essere coerente con quella finale della prima.

È più facile raccordare azioni semplici:

  • alzare lo sguardo;
  • aprire una porta;
  • prendere un bicchiere;
  • sedersi;
  • voltarsi lentamente.

Sono più difficili azioni come:

  • correre e cambiare direzione;
  • passare rapidamente un oggetto tra due mani;
  • abbracciarsi;
  • combattere;
  • spogliarsi o cambiarsi;
  • compiere azioni simultanee con più personaggi.


* La durata delle inquadrature

La sceneggiatura tecnica può indicare una durata approssimativa.

Per esempio:

  • campo totale: 5 secondi;
  • piano medio: 4 secondi;
  • dettaglio della lettera: 2 secondi;
  • primo piano di reazione: 3 secondi.

Non è necessario decidere tutto con precisione matematica, ma una stima aiuta a controllare la durata finale del cortometraggio.

Un corto di cinque minuti non può contenere quaranta scene complesse, ciascuna composta da numerose inquadrature lunghe.

Prima di generare i video si può creare un animatic, cioè un montaggio provvisorio di immagini fisse, disegni, fotografie o fotogrammi generati artificialmente.

L’animatic permette di verificare:

  • il ritmo;
  • la durata;
  • l'ordine dei piani;
  • la comprensibilità;
  • la necessità di ulteriori immagini;
  • la presenza di ripetizioni;
  • l'efficacia del climax.


* La sceneggiatura tecnica non deve dimenticare il suono

Il cinema non è soltanto immagine. Ogni inquadratura può contenere:

  • dialogo;
  • rumore d’ambiente;
  • effetto sonoro;
  • musica;
  • voce fuori campo;
  • silenzio;
  • suono proveniente da fuori campo.

Nella sceneggiatura tecnica è utile indicare anche ciò che si ascolta.

Esempio:

N.InquadraturaAzioneSuono
1Campo totale cucina  Marta entraRumore della pioggia, porta che si chiude   
2Primo piano padreAlza lentamente lo sguardoOrologio a parete
3Dettaglio letteraLa mano la nascondeFruscio della carta
4Primo piano MartaComprende che qualcosa non va   La musica si interrompe


Il suono può collegare inquadrature diverse e mascherare alcune discontinuità visive.

Un rumore può iniziare prima che venga mostrata la sua fonte. Per esempio, sentiamo squillare un telefono mentre siamo ancora sul volto del personaggio. Solo dopo vediamo il telefono sul tavolo.

Questo procedimento crea continuità e anticipazione.


* Un modello pratico di sceneggiatura tecnica

Una tabella semplice può contenere queste colonne:

NumeroTipo di inquadraturaDescrizione visivaMovimentoAzioneDialogo/SuonoDurata
1Campo totale   Cucina, padre al tavolo, porta sul fondo   FissaMarta entraPioggia esterna5 s
2Piano medio MartaMarta si ferma vicino alla portaLeggero avvicinamento   Guarda il padre«Sei ancora sveglio?»   4 s
3Primo piano padreVolto stanco, sguardo bassoFissaNasconde la letteraFruscio del foglio3 s
4DettaglioLettera sotto il giornaleFissaLa mano resta immobileTicchettio dell’orologio2 s
5Primo piano MartaSospetto crescenteFissaGuarda la mano   Silenzio3 s


A queste colonne se ne possono aggiungere altre, ad esempio:

  • obiettivo o focale da utilizzare;
  • altezza della macchina;
  • tipo e quantità di luce;
  • riferimento visivo;
  • prompt IA;
  • stato della generazione;
  • nome del file;
  • versione approvata.


* Come scrivere il prompt partendo dalla sceneggiatura tecnica

La sceneggiatura tecnica può diventare direttamente una base per il prompt.

Esempio tecnico:  Primo piano di Marta. Guarda verso destra con sospetto. Luce calda laterale proveniente da una lampada. Sfondo della cucina leggermente sfocato. Camera fissa.

Prompt sviluppato:  Immagine cinematografica fotorealistica, formato orizzontale 16:9. Primo piano di Marta, donna italiana di 36 anni, capelli castani raccolti, camicia bianca e cardigan verde scuro. È nella stessa cucina anni Settanta già mostrata nelle inquadrature precedenti. Guarda fuori campo verso destra con un’espressione di sospetto controllato, senza esagerazione. Luce calda laterale proveniente da una lampada sul tavolo, ombre morbide sul volto, sfondo leggermente sfocato, camera fissa, atmosfera realistica e intima.

Per il video si aggiungerà l’azione:  Marta abbassa lentamente lo sguardo verso il tavolo. Movimento minimo e naturale del volto. Camera completamente fissa. Durata circa quattro secondi.

Il prompt deve descrivere soltanto ciò che deve avvenire in quella clip.


* La continuità visiva tra immagini generate

Uno dei maggiori problemi dell’IA è la continuità.

Tra una clip e l’altra possono cambiare alcuni elementi, come:

  • il volto;
  • l’acconciatura;
  • l’età;
  • gli abiti;
  • l’altezza;
  • gli oggetti;
  • il colore delle pareti;
  • la disposizione dei mobili;
  • l’ora del giorno;
  • la direzione della luce.

Per ridurre questi errori bisogna creare una bibbia visiva del progetto.

Essa dovrebbe contenere:

- Scheda del personaggio

  • nome;
  • età;
  • corporatura;
  • volto;
  • capelli;
  • abbigliamento;
  • accessori;
  • postura;
  • gestualità;
  • espressione abituale.

- Scheda dell’ambiente

  • dimensioni;
  • colori;
  • mobili;
  • porte e finestre;
  • direzione della luce;
  • oggetti principali;
  • posizione dei personaggi.

- Scheda cromatica

  • palette;
  • temperatura della luce;
  • contrasto;
  • saturazione;
  • atmosfera.

- Fotogrammi di riferimento

Per ogni scena è utile conservare un’immagine approvata da utilizzare come riferimento nelle generazioni successive.

 

* Problema: l’IA cambia il volto del personaggio

È uno dei problemi più frequenti.

- Possibili soluzioni

Utilizzare sempre la stessa immagine di riferimento del personaggio. Ripetere nel prompt i tratti fondamentali del personaggio. Evitare cambi estremi di angolazione nella stessa sequenza. Generare prima una serie di ritratti coerenti. Preferire inquadrature nelle quali il volto non ruoti eccessivamente.

Durante il montaggio si possono alternare:

  • primi piani approvati;
  • dettagli;
  • immagini sopra la spalla;
  • piani nei quali il volto è parzialmente nascosto.


* Problema: le mani risultano innaturali

Le mani sono difficili soprattutto quando afferrano piccoli oggetti o interagiscono con altre mani.

- Possibili soluzioni

Semplificare il gesto. Mostrare l’azione in due inquadrature anziché in una. Utilizzare un’inquadratura più larga. Evitare di mostrare tutte le dita. Generare separatamente il dettaglio. Riprendere dal vero mani e oggetti, integrandoli nel montaggio con il materiale artificiale.

Per esempio, anziché generare:  La donna prende la chiave dal tavolo, la gira tra le dita e la inserisce nella serratura,

si può dividere in:

  1. dettaglio della chiave sul tavolo;
  2. mano che entra e prende la chiave;
  3. primo piano della donna che la osserva;
  4. dettaglio della chiave davanti alla serratura;
  5. chiave che entra nella serratura.


* Problema: troppi personaggi nella stessa inquadratura

Più persone sono presenti, maggiore è la possibilità di errori.

L’IA può:

  • duplicare volti;
  • scambiare abiti;
  • modificare le altezze;
  • far scomparire qualcuno;
  • creare arti sovrapposti;
  • cambiare la posizione dei personaggi.

- Possibili soluzioni

Utilizzare un campo generale soltanto per stabilire lo spazio. Dividere poi la scena in gruppi più piccoli. Usare inquadrature individuali e campi medi a due. Evitare movimenti complessi collettivi. Non chiedere a tutti di compiere azioni diverse nello stesso momento.

 

* Problema: il movimento di macchina è eccessivo

Un movimento troppo complesso può deformare l’ambiente e il corpo.

- Possibili soluzioni

Preferire:

  • camera fissa;
  • lento avvicinamento;
  • leggera panoramica;
  • movimento laterale regolare;
  • piccolo arretramento.

È importante non accumulare istruzioni, quali:  Carrellata circolare, zoom, rotazione, passaggio dietro il personaggio e salita verso il soffitto

è una richiesta ad alto rischio. Meglio suddividere il movimento in più clip.

 

* Problema: la scena è tecnicamente corretta ma emotivamente debole

La divisione in inquadrature può diventare meccanica. Un film non è un catalogo di campi e piani.

Per evitare questo problema bisogna identificare il centro emotivo della scena.

Nella scena del padre e della lettera, il centro emotivo non è l’ingresso di Marta. È il momento in cui Marta comprende che il padre le sta nascondendo qualcosa.

La sceneggiatura tecnica dovrebbe quindi preparare quel momento con:

  • un campo totale iniziale;
  • l'ingresso;
  • lo sguardo;
  • il dettaglio della lettera;
  • il gesto di nasconderla;
  • primo piano di Marta;
  • un silenzio.

La progressione conduce al punto emotivo centrale.


* Problema: troppe inquadrature

Un principiante tende talvolta a dividere ogni gesto in molti piani.

Questo può rendere il film frammentato e faticoso.

Non è necessario mostrare sempre:

  • mano sulla maniglia;
  • porta che si apre;
  • piede che entra;
  • volto che guarda;
  • mano che chiude;
  • chiave che gira.

Questa scomposizione può essere utile in un thriller, ma risulterebbe eccessiva in una scena quotidiana priva di tensione.

La quantità di inquadrature deve dipendere dal significato.

Più una scena è analitica, tesa od investigativa, più può essere frammentata. Più è intima e naturale, più può respirare in inquadrature lunghe.


* Un esempio di scena di tensione

- Situazione

Un uomo rientra nel proprio studio e trova sul computer un video che mostra ciò che farà cinque minuti dopo.

- Divisione tecnica possibile

Inquadratura 1

Campo totale dello studio vuoto. La porta si apre lentamente.

Inquadratura 2

Piano medio dell’uomo che entra e accende la luce.

Inquadratura 3

Dettaglio del monitor già acceso.

Inquadratura 4

Soggettiva dell’uomo: sullo schermo appare un video che mostra lo stesso studio.

Inquadratura 5

Primo piano dell’uomo. Cerca di capire.

Inquadratura 6

Dettaglio del video. La sua versione futura posa una tazza sul tavolo.

Inquadratura 7

Dettaglio della mano reale dell’uomo. Sta tenendo la stessa tazza.

Inquadratura 8

Piano medio. L’uomo guarda la tazza e poi il monitor.

Inquadratura 9

Nel video, il personaggio futuro si volta improvvisamente verso la camera.

Inquadratura 10

Primissimo piano dell’uomo reale. Trattiene il respiro.

La scena funziona perché alterna ambiente, oggetto, soggettiva e reazione.

 

* Un esempio di scena romantica

- Situazione

Due persone che provano attrazione lavorano insieme ad un tavolo, ma non dichiarano i propri sentimenti.

- Divisione tecnica

Campo medio a due

I due lavorano in silenzio, seduti uno di fronte all’altra.

Dettaglio

Le loro mani si avvicinano allo stesso foglio.

Primo piano di lei

Si accorge della vicinanza e trattiene un sorriso.

Primo piano di lui

Finge di continuare a leggere.

Dettaglio

Le dita si sfiorano per un istante.

Piano medio a due

Entrambi ritirano la mano contemporaneamente.

In questa scena il dettaglio delle mani vale più di un dialogo esplicito.


* Un esempio di scena comica

- Situazione

Un personaggio vuole apparire esperto davanti agli altri, ma non sa usare il proiettore.

- Divisione tecnica

Campo totale

Il docente è davanti alla classe. Sullo schermo compare una pagina vuota.

Piano medio

Il docente preme con sicurezza un pulsante.

Dettaglio del telecomando

Sta premendo il comando del condizionatore.

Reazione degli studenti

Alcuni guardano verso la ventola che si accende.

Primo piano del docente

Finge che fosse intenzionale.

Campo totale

Riprende la lezione mentre i fogli sulla cattedra volano via per l’aria.

La comicità nasce dalla preparazione, dalla rivelazione e dalla reazione.


* La sceneggiatura tecnica come strumento di produzione

Una volta completata, la sceneggiatura tecnica permette di capire:

  • quante immagini servono;
  • quante clip devono essere generate;
  • quali riprese devono essere realizzate dal vero;
  • quali personaggi compaiono in ogni piano;
  • quali ambienti devono essere costruiti;
  • quali oggetti devono rimanere identici;
  • quali suoni devono essere registrati;
  • quanto potrebbe durare il cortometraggio;
  • quali inquadrature sono più difficili e richiedono prove.

È quindi uno strumento creativo, ma anche organizzativo.


* Numerare e archiviare correttamente le clip

Quando si generano molte immagini e molti video è facile confondersi.

È utile adottare una nomenclatura ordinata.

Per esempio:

SC03_INQ01_CAMPO_TOTALE_V01

SC03_INQ02_PRIMO_PIANO_MARTA_V03

SC03_INQ03_DETTAGLIO_LETTERA_APPROVATA

Ogni file dovrebbe indicare:

  • numero della scena;
  • numero dell’inquadratura;
  • tipo di piano;
  • personaggio od oggetto;
  • versione.

È consigliabile conservare separatamente:

  • generazioni scartate;
  • versioni in prova;
  • versioni approvate;
  • clip montate;
  • file audio;
  • prompt utilizzati.


* Il metodo più efficace: progettare prima, generare dopo

L’errore più comune consiste nel cominciare a generare immagini senza aver progettato la scena.

Si producono così molti materiali belli ma non raccordabili.

Un’immagine può essere affascinante, ma inutile se:

  • il personaggio guarda dalla parte sbagliata;
  • l’oggetto necessario non è presente;
  • la luce non coincide;
  • lo sfondo è differente;
  • manca l’inquadratura che collega due azioni;
  • non esiste spazio per il montaggio;
  • il piano non rispetta il tono della scena.

Il procedimento corretto è:

  1. leggere la scena narrativa;
  2. identificare la funzione drammatica;
  3. stabilire il punto di vista;
  4. dividere la scena in azioni semplici;
  5. scegliere campi e piani;
  6. decidere eventuali movimenti;
  7. progettare suono e dialoghi;
  8. preparare storyboard o animatic;
  9. scrivere i prompt;
  10. generare o riprendere;
  11. verificare la continuità;
  12. montare una prima versione;
  13. creare soltanto le inquadrature mancanti.

Ricapitolando

La sceneggiatura tecnica è il ponte tra la storia immaginata ed il film visibile.

È il momento in cui lo sceneggiatore ed il regista smettono di pensare soltanto in termini di eventi e cominciano a ragionare attraverso:

  • spazio;
  • distanza;
  • luce;
  • movimento;
  • sguardi;
  • dettagli;
  • durata;
  • suono;
  • montaggio.

L’Intelligenza Artificiale può produrre immagini suggestive, ambienti complessi e personaggi credibili, ma non sostituisce automaticamente la regia. Senza una divisione accurata in inquadrature, il risultato rischia di essere una successione di clip visivamente interessanti ma incapaci di costruire una scena comprensibile.

La buona sceneggiatura tecnica non deve complicare il lavoro. Deve renderlo più chiaro.

Ogni volta che una scena appare difficile da generare o riprendere, bisogna tornare alla domanda più semplice:

Qual è la singola azione che devo mostrare in questa inquadratura?

Da quella risposta nascerà il piano. Dal rapporto tra i piani nascerà la scena. E dalla successione consapevole delle scene nascerà il tuo cortometraggio.